martedì 23 maggio 2017

[Intervista] La fotografa

La bussola di oggi ci parla di quello che per molti è un hobby, ma che può diventare una professione vera e propria, soprattutto quando si ha a che fare con una reale passione. Il segreto allora diventa scoprire che cosa veramente si ama, nello specifico, all'interno di una categoria che può sembrare vasta: la nostra ospite l'ha capito, e su questo si è fatta strada, lavorando, provando, sperimentando.
Ed ecco la sua storia.

Benvenuta! Parlaci un po’ di te
Mi chiamo Rossella e sono fotografa da una vita.
I miei genitori erano fotografi anche loro e io sono cresciuta nel laboratorio di mio padre, bello odoroso di acidi di ogni genere. Perché una volta c’erano la camera oscura e i negativi…e io ero lì a tagliare quelli. Poi mentre mio padre giustificava ai clienti la testa mozzata nei fotogrammi che avevo tagliato io, mi innamoravo sempre di più della fotografia e della carta stampata.
A 18 anni ho aperto il mio primo studio, come filiale di quello dei miei, a Tiggiano, in provincia di Lecce, per poi, dopo qualche centinaio di giorni e qualche migliaio di chilometri (oltre che qualche ettolitro di lacrime per la pesante gavetta che s’ha da fa'), ho aperto la mia attività autonoma a Varese.
Adesso, dopo quasi 12 anni di percorso a Varese, mi sposto in Svizzera, seguo l’amore e mi apro nuovi orizzonti. Sempre a caccia di nuova linfa creativa.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Sono diventata quasi naturalmente una fotografa matrimonialista, forse perché è l’ambiente più semplice in cui provare delle emozioni durante il lavoro. Non amo infatti la fotografia di paesaggio, d’architettura o di business: preferisco riprendere sentimenti.
Mi piace commuovermi con i ragazzi quando nel guardare le loro foto si emozionano, mi piace farmi venire le fitte al cuore se la grafica sulla scatola dei ricordi mi sembra tanto carina, mi piace ridere di cuore quando racconto agli sposi cosa è successo a quel loro invitato mentre loro non guardavano…mi emoziono, insomma, prima, durante e dopo lo scatto.


Sei contenta di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Ormai la mia vita è fatta di colazioni e pranzi frettolosi, spesso davanti al computer a fare postproduzione a gigalate di foto, o dietro a mille appuntamenti roteanti che cambiano il loro ordine continuamente a seconda degli impegni della gente. Quando riesco a sbucciarmi una mela alle cinque del pomeriggio lo considero una vittoria!
Ma sono pienamente felice così. Nel fare esattamente quello che so fare. Non mi immaginerei a fare un altro lavoro.
Ovviamente a volte vorresti far roteare assieme agli appuntamenti anche la gente stessa perché non mancano mai le richieste assurde e le pretese allucinanti e tutti i problemi che qualsiasi lavoratore indipendente ha! Ma poi pensi agli altri clienti che ti vogliono bene e che ti stimano e riprendi il tuo lavoro con più grinta e passione.


Come ti sei preparata per il tuo lavoro?
Ho avuto la fortuna di incontrare persone nel mio percorso che mi hanno nutrita e mi hanno resa quella che sono! Il mio lavoro e soprattutto il mio stile è frutto non solo degli insegnamenti dei miei maestri (per primi i miei genitori) ma anche dei libri che ho letto e delle foto che ho visto. La mia laurea in filosofia poi, sono certa che metta insieme tante cose e che costituisca il fondo del mio occhio e del mio pensiero. E ora continuo a studiare per fare quello che volevo fare da grande: la fabbricatrice di ricordi.


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Anche se so che non è sempre così rose e fiori, perché i percorsi di crescita sono sempre difficili, penso che se si ha qualcosa da dire…SI PUÒ vivere di fotografia!


Le foto di questo post sono tutte di Rossella Putino, che ci ha gentilmente concesso di utilizzarle.

Potete trovare Rossella sul suo sito e sulla sua pagina Facebook

lunedì 22 maggio 2017

Per favore, mi dai un occhio al CV?

Mi è stato chiesto, per caso, negli stessi giorni, da due amici.

Ho dato un occhio ai CV, certamente; ho anche dato un paio di consigli, fatto le opportune domande in modo da poterli utilizzare subito se necessario.

Ma poi mi sono soffermata sulla sensazione che mi si rigirava nella pancia una volta ricevute queste mail.

Cari amici che mi avete mandato i CV, se state leggendo queste righe, sappiate che non ce l'ho con voi, ma voglio usare questo spunto per una riflessione più generale.

Io non ho nulla contro chi mi manda il CV: li leggo e correggo da anni, mica è questo il problema. Solo che non basta più, non è mai bastato in verità, ma adesso mi risulta sempre più difficile limitarmi a verificare la formattazione, l'impaginazione, la distribuzione del contenuto, la sintesi su 2 pagine...

Se mi leggete da un po' dovreste sapere che IL curriculum non esiste. Esiste un curriculum mirato sull'obiettivo che ci siamo prefissi. Esiste un curriculum che veicola un messaggio preciso, quindi innanzitutto dovreste sapere che cosa volete comunicare.

foto di loufre - da pixabay

Quando mi mandate un CV dovreste dirmi almeno che cosa ne volete fare: lo volete caricare su Monster? Vi serve per rispondere ad un annuncio? Dovete girarlo al vostro amico che ha sentito che nella sua azienda stanno cercando?

Il target è importante, sia in termini di destinatario (a chi lo mandate?) sia in termini di ruolo professionale per cui vi candidate.

Il percorso è lungo, ma del resto "cercare lavoro è un lavoro"...a retribuzione differita (cit. F. Fantini).

E posso confermare che un minimo di sforzo in più poi paga.

Quindi, amici e non, chiedetemi pure un parere ma sappiate che dietro 2 facciate di foglio word deve esserci tanto, ma tanto lavoro...


venerdì 19 maggio 2017

Assegno di ricollocazione: come procede?

Sono oramai due mesi che è partita la sperimentazione per l'assegno di ricollocazione, quello strumento di politiche attive del lavoro che è stato pensato per dare ai disoccupati la possibilità di seguire un percorso di ricollocazione mirato, supportati da enti specializzati proprio in questo.

La sperimentazione è iniziata, dicevamo: avrebbe dovuto coinvolgere 30.000 disoccupati, ne ha per ora raggiunti 600 su circa 20mila lettere inviate.

Ci sono anche i primi successi, come racconta La Nuvola del Lavoro del Corriere, che parla di Elena, una signora del Triveneto che dopo due anni a casa ha finalmente firmato un contratto di 6 mesi.

Non è tutto rose e fiori comunque e, pur dando ogni possibilità a quella che è appunto una sperimentazione, di aggiustamenti da fare ce ne sono.

Innanzi tutto a livello di comunicazionese anche la signora Elena, una volta ricevuta la lettera, ha ammesso che «All’inizio non ho capito di cosa si trattasse. Poi mi sono informata e ho deciso di aderire al progetto»

Ma anche tutto il processo è, come riporta PropostaLavoro, "un meccanismo lento e farraginoso", in cui il candidato deve affrontare le 12 fatiche di Asterix nei meandri della burocrazia, certamente non facilitato da un sistema informatico non ancora allineato.

C'è poi chi, come Pietro Ichino, solleva "critiche alle regole contenute nel Vademecum dell’Anpal, che consente al destinatario della lettera di “pensarci su e riservarsi di aderire in seguito” entro il termine del trattamento di disoccupazione, che può durare fino a 24 mesi. «Chiunque si occupi di politiche attive del lavoro sa che la ricollocazione di una persona è tanto più difficile quanto più lungo è stato il suo periodo di disoccupazione - afferma Ichino -. Consentire di “pensarci su” finché dura il sostegno del reddito significa lisciare il pelo a quella pessima cultura che caratterizza i nostri vecchi servizi per l'impiego, e di riflesso i comportamenti opportunistici di troppi disoccupati: quelli che considerano il godimento dell'ammortizzatore sociale come una sorta di prepensionamento, o comunque di vacanza. Ma questo è esattamente il contrario dell'idea cui si ispira la riforma del 2015».

Per Ichino la riforma « mira invece a coniugare un forte sostegno economico e servizi di assistenza efficaci con una regola seria di condizionalità», volta «a evitare che il sostegno del reddito incentivi l'inerzia dei beneficiari, diventando un fattore di allungamento dei periodi di disoccupazione. Chi ha scritto le regole di questo “esperimento-pilota”, in realtà, non vuole affatto sperimentare la riforma»."
(da Il Sole 24 Ore)

Insomma, come tante altre volte, anche in questo caso le intenzioni sono buone, ma poi resta sempre tanto da sistemare, perché non si ha il coraggio di mettere in campo riforme toste, non si ha il coraggio di rendere i lavoratori i veri protagonisti della ricerca di una nuova occupazione.
Ancora si resta legati ad una mentalità assistenzialista, che non è per niente educativa. Ed è un vero peccato.

foto di Geisteskerker - da pixabay


mercoledì 17 maggio 2017

Il colloquio inizia già al telefono

Stavo seguendo una serie di colloqui per una selezione interna, si tratta di una figura segretariale, anche abbastanza junior.

Le chiamate fatte per convocare i candidati mi hanno spinto a riflettere su come il colloquio, in effetti, inizi già con il primo scambio telefonico: hanno avuto rilevanza positiva le risposte pronte, reattive, e che mi hanno preannunciato una conferma via mail; sono state meno gradite, e certamente hanno sollevato qualche perplessità, i toni spenti, dubbiosi, spaesati.

foto di andreas160578 - da pixabay

Insomma, figlio mio, se mi rispondi alle 16.55 come se ti fossi appena alzato dal letto, mi parli con l'arancia in bocca e mi rispondi a monosillabi, non è che proprio partiamo benissimo, eh.

Quindi un po' di brio, non facciamoci cogliere di sorpresa (soprattutto se ci chiamano a seguito di una nostra candidatura!) ma rispondiamo belli pronti e reattivi.

Hop hop, sciogliere i muscoli e via!

mercoledì 10 maggio 2017

Due chiacchiere davanti a una tazza di te

Oggi siamo ospiti di Francesca di Patatofriendly - Blog di Viaggi coi bambini, e in particolare di Tea&Blog, "la rubrica dedicata a chi desidera diventare Blogger", ricca di consigli, spiegazioni e strumenti pratici.

Qui trovate l'articolo completo ma, giusto per anticiparvi qualcosa, Francesca mi ha coinvolto in particolare per capire se e come un blog vada inserito in un curriculum, come valorizzare le competenze nate o accresciute con il blogging, e per parlare un po' anche di LinkedIn.


Buona visione!