martedì 11 novembre 2014

Il post colloquio

Riparto dall'ultimo post per sviluppare meglio il discorso del follow up: insomma, quali sono i passi successivi al colloquio?

In alcuni casi è buona norma e buona educazione inviare la sera stessa o il giorno successivo una mail di ringraziamento per il tempo concesso e per la chiacchierata svolta. È comunque uno strumento da utilizzare con oculatezza e solo in alcuni casi: può essere utile inviarla agli head hunters o al recruiter di un'azienda, ma potrebbe risultare ridondante per un addetto alla selezione di un'agenzia per il lavoro.
Nella mail farai riferimento al vostro incontro, sottolineando nuovamente il tuo interesse per la posizione in oggetto (ma solo se interessato lo sei davvero!). 

Un esempio:
Egregio Dottore / Gentile Dottoressa, 
La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato nell'incontro di ieri e colgo l'occasione per confermare il mio interesse al ruolo, anche alla luce dei maggiori dettagli di cui abbiamo discusso.  
Resto pertanto in attesa di avere un suo riscontro entro le tempistiche che ci siamo dati. 
Cordiali saluti

Photo by Kristen Cuhran
Un ulteriore passo è quello di chiedere la connessione ad un professional network come per esempio LinkedIn. Questa richiesta può essere anticipata già nella mail di follow up, oppure direttamente tramite il network. In quest'ultimo caso è opportuno far riferimento, nella lettera di invito, al fatto di essersi appena incontrati a colloquio.

Qualche giorno dopo si può invece provare con la telefonata, rispetto alle tempistiche che ci si è dati in sede di colloquio, come già anticipato nell'ultimo post.

Hai provato o conosci altre strategie di follow up di un colloquio? Lasciale nei commenti così possiamo approfondirle insieme!


venerdì 7 novembre 2014

Il colloquio - parte 4

Eccoci, siamo alla fase finale del colloquio: vi siete raccontati tutto, il selezionatore ha soddisfatto le sue curiosità e ora potrebbe essere arrivato il momento di soddisfare le tue.
Se non è già stato fatto all'inizio, questo potrebbe essere il momento in cui ti viene spiegato in maggior dettaglio il ruolo per il quale si sta svolgendo l'intervista. Alla fine, è molto probabile che ti venga chiesto se hai domande, e la risposta sarà un bel "Sì!": è meglio uscire dall'incontro avendo tutto chiaro in testa, e questo è il momento per fugare ogni dubbio, ma attenzione...le domande devono attenere al ruolo e alle attività, non ai periodi di ferie, a dove è posizionata la scrivania o se c'è la macchinetta del caffè...
Se invece ti è già stato spiegato tutto alla perfezione, una strategia potrebbe essere quella di "riassumere" quanto appena illustrato, della serie: "Dunque, se ho capito bene, mi dovrò occupare di questo e quest'altro". Se non altro, il tuo interlocutore saprà che state parlando della stessa cosa.

Arrivano ora gli aspetti spinosi, o per lo meno quelli più delicati da discutere: parlo naturalmente del contratto e della retribuzione.

Dunque, qui bisogna intanto capire che tipo di colloquio c'è stato: non è detto infatti che si parli di questi argomenti già nel primo incontro, se l'azienda intende attuare un processo di selezione a più fasi.
Se è stata solo un'intervista a scopo conoscitivo, è probabile che l'obiettivo fosse quello di approfondire più che altro il profilo professionale, le competenze e le esperienze, per archiviare il tutto in database e valutare successivamente le posizioni da sottoporti: questo è il caso soprattutto di agenzie per il lavoro ed head hunters.
In questo caso resta anche tu su questo piano e rimanda ad un successivo contatto gli approfondimenti sulla parte economica, quando avrai maggiori dettagli sul tipo di lavoro.

Se invece la posizione è già definita, ma il selezionatore alla fine del colloquio non accenna a parlare di soldi, potrebbe essere rischioso farlo tu per primo: è il segreto di Pulcinella, ovvio che non lavoriamo solo per la gloria, eppure la questione economica risulta sempre un po' antipatica da affrontare, perché si finge che siamo lì solo per puro e semplice interesse professionale.
Se proprio non puoi fare a meno di aspettare, o semplicemente non vuoi perdere tempo in una selezione inutile, puoi accennare il tema in modo molto soft, magari premettendo proprio che non vuoi far perdere tempo a nessuno, in quanto non sei interessato ad alcune tipologie contrattuali specifiche. Non metterei invece le mani avanti sul corrispettivo economico, lasciando il tutto alla contrattazione successiva, una volta che il ruolo e le mansioni siano stati chiariti.

E alla fine?
Non lasciarti cogliere impreparato da un generico "Le faremo sapere": fai sempre in modo di sapere quali sono i tempi previsti per la selezione. Questo ti permetterà di valutare se il silenzio dell'azienda è normale o troppo prolungato, e ti dà il diritto di alzare la cornetta o mandare una mail per chiedere aggiornamenti sulla tua candidatura, se il periodo previsto è già trascorso. Non avere paura di farlo, se tieni veramente a quel posto di lavoro, perché dimostra che sei interessato; al contempo non essere assillante, segui le indicazioni che ti vengono fornite sulle tempistiche e, anche se troverai sicuramente persone che si sentono scocciate da questo atteggiamento, nella maggior parte dei casi potrai almeno avere indicazioni certe sull'esito del colloquio.
Un esempio per tutti: quando ancora ero consulente di outplacement, una mia candidata aveva sostenuto un colloquio interessante con una bella azienda; le avevano prospettato un paio di settimane prima di concludere le selezioni e, non avendo avuto notizie, passato qualche giorno dal termine indicato lei stessa aveva contattato l'azienda per avere aggiornamenti. In questo modo seppe che l'incontro era andato molto bene e avevano intenzione di assumerla; solo c'era stato un rallentamento per via del direttore del personale che si era fratturato una gamba ed era in malattia.
Certo possiamo obiettare che magari l'azienda, se davvero interessata, avrebbe potuto farsi sentire con la signora per informarla...ma spezzerò una lancia nei confronti dell'ufficio risorse umane, che sarà sicuramente stato oberato di pratiche più urgenti.

Arriviamo infine al momento dei saluti: una bella stretta di mano, decisa com'è stata quella dell'inizio, un ringraziamento per il tempo che ti è stato dedicato, infine la reciproca promessa di risentirsi a breve.

Ora non resta che aspettare pazientemente...e continuare a spedire CV.

martedì 28 ottobre 2014

Sull'Articolo 18

Riporto un interessante articolo che analizza la natura e le modifiche al tanto discusso Articolo 18 in materia di licenziamenti:


Alla base, l'assunto (che condivido) che ci sia troppa attenzione puntata su questo aspetto, mentre non se ne considerano altri:

"Nel dibattito politico e mediatico, oggi, il tema dell'articolo 18 è associato a quello della condizione di difficoltà oggettiva che i giovani vivono nella nostra società, prima ancora che nel mercato del lavoro. Questa associazione dà la dimensione di quanto il dibattito sia strumentalizzato. Sono anni che i giovani non vedono l'articolo 18 neppure col binocolo. I più fortunati, hanno un contratto di apprendistato che al termine del periodo formativo prevede un momento di libera recidibilità per il datore di lavoro. C'è poi il popolo dei precari a tempo determinato della pubblica amministrazione, delle partite iva, e dei co.co.pro., che non solo sono fuori dal campo di applicazione della tutela reale, ma che non hanno neppure diritto alla tutela obbligatoria in caso di licenziamento. Idem per l'esercito degli stagisti, che lavoratori non sono, ma spesso si ritrovano a farsi carico anche del lavoro dei "colleghi" coperti dall'articolo 18. Fuori dal mercato del lavoro, infine, ci sono i 20 milioni di giovani disoccupati e gli inattivi, quelli che hanno perso le speranze e hanno smesso di cercare lavoro, o che ne hanno trovato uno in nero. I senza contratto. I senza articolo 18. Appunto."

lunedì 21 luglio 2014

Ne vale la pena?

Il colloquio conoscitivo.

Se sei un veterano della ricerca di lavoro questa formula probabilmente ti ha già messo i brividi o quanto meno ti ha generato un moto di stizza o fastidio.

Partiamo dall'assunto che un colloquio non si rifiuta mai. Poi possiamo fare dei distinguo.

Un colloquio non si rifiuta mai se stai cercando attivamente un lavoro: in particolare se a chiamarti è un'agenzia per il lavoro/società di selezione e questo per una questione puramente numerica.
Anche se potrebbe sembrare più concreta un'opportunità offerta da una azienda, prova a fermarti a ragionare: un'agenzia ha più aziende clienti e più posizioni aperte rispetto alla singola azienda, e se non va a buon fine la prima occasione, se il colloquio è andato bene ce ne potrà essere una seconda, e poi magari una terza...e così via; se poi il primo contratto termina con reciproca soddisfazione, è l'agenzia stessa la prima ad essere stimolata a proporre ad un nuovo cliente una persona con cui ha già lavorato, che già conosce e di cui ha riscontri positivi.
"Bucare" un colloquio con un'agenzia rischia di chiuderti più porte, invece di una sola.

Un colloquio non si rifiuta mai anche se se stai lavorando: non si può mai sapere cosa riserva il futuro (con tutti gli scongiuri del caso) e tenersi in allenamento male non fa. Anche essere sul mercato con le antenne dritte può aiutare a cogliere delle opportunità del tutto inaspettate, oltre a non farti trovare impreparato a ricominciare da zero nel momento in cui dovessi trovarti sul serio a cercare lavoro.


Un colloquio si può rifiutare, certo.
Se stai lavorando e non è un buon momento per chiedere permessi, se comunque a conti fatti non sei interessato a cambiare, se capisci che chi ti chiama non ha veramente una proposta concreta da mettere sul piatto. Ma per non buttare proprio via il contatto e l'opportunità, fatti comunque mandare una mail o segnati i riferimenti di chi ti ha chiamato...non si sa mai.

Anche se sei a casa non devi rispondere al 100% delle chiamate. In un altro post facevo cenno ad aziende che cercano sempre, sempre, sempre le stesse figure e poi in realtà, quando sei lì, propongono altre tipologie di attività o di contratto rispetto a quelle prospettate sull'annuncio o al telefono. In questi casi una ricerca in rete o tra i tuoi conoscenti per verificare le referenze può essere utile, o rendersi conto che il nome dell'azienda sono mesi che lo vedi ripetuto su ogni sito di annunci di lavoro (soprattutto quelli gratuiti) e sempre per le stesse ricerche di personale, e qui i casi sono due: o l'azienda è terribile e scappano tutti, costringendo l'ufficio del personale a una continua selezione, oppure offre solo contratti brevi e a condizioni accettabili solo come temporanee ("ok, intanto inizio a far qualcosa, e nel frattempo cerco altro"). Ho in mente il caso di un noto garden center delle mie parti, che da almeno 10 anni continua a selezionare magazzinieri: non ho però ancora avuto modo di capire quale sia la vera motivazione tra le due.

Quindi, un piccolo suggerimento per evitare colloqui che siano veramente inutili: non preoccuparti di chiedere maggiori informazioni al telefono quando ti contattano. L'importante è sempre usare toni cortesi e coinvolgere l'interlocutore nell'idea che le domande che stai facendo sono nell'interesse di entrambi, per non far perdere tempo a nessuno.
Sbuffare e rispondere male quando capisci che l'azienda/l'agenzia ha solo bisogno di aggiornare il proprio database potrebbe precludere la possibilità di essere contattato per il futuro...e perchè farti un autogol?

mercoledì 16 luglio 2014

Questione di...informazione?

Ok, probabilmente non dovrei prendermela, ma è più forte di me: quando capitano queste cose non posso evitare di rimuginarci sopra per cercare di trovare un perché.

Dopo quello che ha rifiutato un contratto a tempo indeterminato, adesso mi capita il ragazzo che rifiuta un contratto di apprendistato.
Sto parlando praticamente di un'assunzione a tempo indeterminato o, come minimo, di 3 anni più la possibilità di una conferma a tempo indeterminato.

Attenzione, sto parlando di un vero apprendistato, dove è previsto un percorso di crescita, training on the job, affiancamento con colleghi senior etc etc etc... non sto parlando di un finto contratto dove cerco il modo di risparmiare sui contributi assumendo una persona che in realtà è già formata.

Ma no. Non va bene. Si subodora la fregatura. Perché l'attività viene svolta in consulenza.
Bella scoperta. Sono 2 mesi che te lo dico, funziona così, non è che non lo sapevi.
Cinque giorni fa eri tutto contento all'idea di un contratto del genere, poi l'altro ieri hai ricevuto la bozza, hai voluto leggerla con mamma e papà, ci mancherebbe altro... e ora però, il giorno prima di iniziare, mi dici che non vuoi firmare, che non vuoi fare il consulente, che non avevi capito, che pensavi di firmare il contratto con il cliente...che...boh.

La verità è che si fa un gran parlare dell'apprendistato, del fatto che non decolla, che ai giovani non si danno le possibilità di imparare e di crescere, che tutti vogliano neolaureati superesperienziati ma nessuno si prende la briga di formarli...poi però si confondono consulenza e somministrazione, apprendistato e stage, assunzione e collaborazione. Perché è più facile basare una decisione importante sulla sola esperienza di un ex collega, o sul quella del cugino della cognata dei vicini di casa che lavorava in una cooperativa e lo pagavano una miseria.

La verità è che io mi arrabbio, quando succedono queste cose, magari perché la mia azienda ha perso una commessa e io e i miei colleghi abbiamo lavorato per giorni per portare a casa un bel niente. Ma mi arrabbio anche perché questo ragazzo ha perso una bella opportunità per far partire in modo interessante il suo percorso professionale, e tutto perché è stato mal consigliato da persone che non sono informate e aggiornate sui cambiamenti del mondo del lavoro, o perché lui stesso ha dei pregiudizi che nascono da un'esperienza limitatissima.

Questo ragazzo contribuisce, oggi, ad ingrossare le fila di quei giovani che "oh, poveretti, non hanno un lavoro perché non gli vien data l'opportunità" e questo, a conti fatti, forse è quello che mi fa arrabbiare di più.

venerdì 11 luglio 2014

Un anno, un compleanno


Un compleanno ti porta sempre a fare un bilancio. Il primo, poi, è forse quello più emozionante...

Un paio di settimane prima di un anno fa non avrei mai immaginato di buttarmi davvero nell'avventura di un blog, anche se sentivo di avere delle cose da dire e che avrei dovuto trovare qualche modo per dirle.

Poi una battuta, un invito forse lanciato per caso, forse no, ma sicuramente al momento giusto e, come spesso mi capita in altre faccende della vita...mi sono buttata.
In pochi giorni il blog era aperto, mille idee in testa, post iniziati e lasciati sospesi a maturare, un indice dei futuri argomenti.

Abbiamo iniziato un percorso insieme e devo sicuramente ringraziare voi che mi seguite per darmi lo stimolo a continuare, nonostante l'impegno e la fatica che ci vogliono.

A volte si affrontano temi seri, altre volte ci concediamo una risata su questo pazzo mondo delle risorse umane, altre volte ancora mi sopportate negli sfoghi a scopo catartico...

Io, nel mio piccolo, spero di essere di aiuto a chi sta cercando un lavoro, ma a voi, sicuramente, va il mio
grazie 

per il vostro passare di qui, leggere e condividere.

Un anno è passato, è volato, è semplicemente trascorso nei suoi normalissimi 365 giorni.
Ce ne aspettano altri, ora. Mi auguro siano sempre ricchi di contenuti, informazioni e interazioni.

Mi piacerebbe però, anche, che mi aiutaste a farmi capire che cosa vorreste trovare qui, nel prossimo anno: ogni suggerimento è ben accetto, potete mandarmi una mail o semplicemente scrivere un commento qui sotto...li aspetto!

Buon primo compleanno a tutti noi, allora, e...cento di questi giorni!

mercoledì 9 luglio 2014

Bon ton del networking

Una riflessione al volo su un episodio, solo l'ultimo in ordine temporale, occorsomi in ambito social network e relativo a nuove richieste di contatto.

Ricevo infatti una richiesta di collegamento da parte di un conoscente e fin qui niente di strano. Ma è fatta tramite il pulsante automatico del sito e quindi non c'è nessun messaggio aggiuntivo...
Male, malissimo.

Ok, conoscente è un eufemismo, perchè credo di non aver mai scambiato più di un saluto con questa persona: per quale motivo dovrebbe chiedermi di condividere delle mie informazioni private?

Per deformazione professionale penso che magari potrebbe avere bisogno del mio aiuto per motivi lavorativi, non è certo un mistero quello che faccio e più di una volta ho dato una mano ad amici e conoscenti...e se la risposta è questa, perchè non mandarmi un messaggio di spiegazioni? Se i filtri della privacy non te lo consentono, abbiamo decine di conoscenze in comune, fatti dare i contatti da qualcuno di loro...

Ho anche pensato che magari mi stesse contattando per organizzare una festa a sorpresa per la moglie...ma anche qui, ci sono altri modi meno meccanici e freddi per coinvolgermi...

Tutta questa mia perplessità mi porta quindi a pensare che la diffusione dei vari network, sia social che professional, non sia sufficientemente corredata da una adeguata educazione o riflessione su di essi.
So di non dire niente di nuovo, ci mancherebbe. Però ogni tanto un minimo di buonsenso applicato anche a questo web2.0 potrebbe aiutare a gestirlo in modo più efficace...

Se l'episodio fosse avvenuto una decina di anni fa, via lettera/mail o via telefono/cellulare, il tutto sarebbe iniziato con un "Buongiorno/Ciao, ho avuto il tuo indirizzo/numero da PincoPallino. Scusa il disturbo, ma ti cercavo perchè..."

Ora è tutto molto rapido, ci si sofferma poco a selezionare i contatti e ancora meno a riflettere su quale potrebbe essere la reazione dell'altro alla ricezione di un invito da parte di uno sconosciuto.

Tu ci pensi mai?



lunedì 7 luglio 2014

Luglio col bene che ti voglio...

Sarà l'estate, sarà l'aria di vacanza, sarà che evidentemente è meglio una gallina domani piuttosto che un uovo oggi...
Sarà che tutta 'sta crisi forse se la sono inventata i giornali, o che non ci sono più le mezze stagioni...

Non lo so.

So solo di essere nera, nerissima. E non certo per l'abbronzatura.

Sarebbe dovuta venire lunedì a firmare un contratto a tempo determinato, 6 mesi, più concrete possibilità di proseguire la collaborazione perchè conosciamo bene il cliente e il suo modo di lavorare.
Venerdì l'ho chiamata per confermare l'appuntamento e mi ha comunicato di non sapere se firmare con noi per via di un'altra proposta che ha aperta, e su cui dovrebbero darle conferma a settembre.

A settembre.

Siamo a luglio: oggi firmi e mercoledì inizi. Lavoreresti con noi per quasi 2 mesi prima di sapere se (SE) ti confermano dall'altra parte. Ti ho anche detto che, se dovessero prenderti dall'altra parte con una proposta migliorativa, non avrei nemmeno niente da obiettare, ci mancherebbe.
Evidentemente meglio fare una settimana di vacanza ad agosto che ricevere quasi 2 mesi di stipendio. Mi rendo conto.

Dopo tutto, mi avevi anche detto di non preoccuparmi per i periodi di ferie che avevi preso, perchè eri a casa e ci tenevi a questa opportunità.
Mi avevi detto di essere contenta, che il progetto era interessante.

Oggi mi dici che preferisci aspettare settembre e se poi la cosa non andasse in porto ci risentiamo per vedere se abbiamo ancora bisogno.
Amica mia, non credo proprio che ti ricontatteremo.


martedì 1 luglio 2014

Il colloquio - parte 3

Hai esposto la tua bella presentazione, preparata con cura e perfezionata con la pratica. Se sei stato fortunato, nessuno ti ha interrotto, altrimenti non dovrebbe essere stato difficile riprendere il filo del discorso.

Ora è il turno del selezionatore di approfondire la tua esperienza con alcune domande mirate, che saranno più o meno tecniche a seconda del tuo ruolo.

Ricorda sempre di rispondere sinceramente, in maniera sintetica ma contemporaneamente esaustiva, possibilmente corredando le tue motivazioni portando degli esempi a supporto. Sia sul CV che durante il colloquio, niente rende più concreto, solido e memorizzabile il tuo racconto che un bel mazzolino di esempi pratici... con parsimonia, ovviamente: non devi ammazzare di noia il tuo interlocutore!

Questo vale innanzitutto per le attività che hai svolto, ossia per specificare che le competenze che dichiari le hai pure messe in pratica: quindi non un semplice elenco delle caratteristiche generali che il tuo ruolo ti impone, ma anche il racconto di episodi, progetti, attività in cui sono state usate.

Ma vale anche per caratteristiche personali che ti vengono attribuite o che dici di possedere: parlo della temuta domanda:

mi elenchi 3 pregi e 3 difetti...

Stai sorridendo: è una domanda che ti hanno già fatto e ti sei trovato spiazzato, almeno la prima volta, perché non pensavi che te la ponesse sul serio qualcuno...hai pensato che fosse una leggenda metropolitana, come chi chiede il colore preferito o il segno zodiacale e l'ascendente...
Ma da quando ho scoperto che queste domande qualcuno le fa davvero, beh, non mi stupisco più di niente.

Tornando alla fatidica domanda... personalmente non la utilizzo mai, come anche la sua sorella "cosa pensano di lei i suoi colleghi/amici/parenti/fidanzato", anche se rispetto a quest'ultima un senso in teoria ce l'ha, ed è anche in questo caso un'arma da rigirare a tuo vantaggio perché è qui, ancora una volta, che hai modo di far sapere al selezionatore quello che vuoi che sappia di te. Sempre che ti sia preparato prima e non ti faccia cogliere in fallo.

Ti spiego: lo scopo della domanda è capire che percezione tu abbia di te stesso. Se ti colgo impreparato, potrei avere maggiori chances di capire che tipo sei. Ma se tu hai ragionato sulla domanda, dovresti aver tirato fuori dal cilindro le qualità migliori che ti contraddistinguono. Attenzione: siamo pur sempre a un colloquio di lavoro, quindi restringi il campo all'ambito professionale!

Un'altra cosa: sii originale.

E no, "simpatica, solare, estroversa" non è una triade che funziona, non fuori da The Club per lo meno.

Comunque di solito trovare 3 pregi è il minore dei problemi, a meno che tu abbia un'autostima sotto le scarpe. Quello che è più problematico è recuperare 3 difetti che non portino alla conclusione del colloquio entro 30 secondi. Il trucco, qui, è di trovare dei finti difetti, che in realtà possono essere visti con occhio favorevole. Il classico esempio? "Sono molto preciso, quasi pignolo", oppure "Se non ho portato a termine un lavoro non riesco a darmi pace". Ovviamente non vale usarli davvero a colloquio perché se sono sempre quelli poi il selezionatore mangia la foglia...
In alternativa, potrebbe essere utile identificare, più che dei difetti, delle aree di miglioramento: "Non ho avuto significative esperienze di gestione di collaboratori ma sono certa di non incontrare grandi difficoltà". Anche qui, ovviamente, il tutto deve essere vero: bluffare, alla lunga, non paga.

Ci stiamo avvicinando al termine del colloquio. Ancora un po' di pazienza: prossimamente affronteremo il tema del contratto e della retribuzione.

Nel frattempo... ti sono capitate altre domande strane che ti hanno lasciato a bocca aperta e a cui non hai saputo rispondere in maniera soddisfacente? Scrivile nei commenti e vediamo insieme cosa avresti potuto dire!

martedì 17 giugno 2014

Il colloquio - parte 2

Ci siamo accomodati, uno di fronte all'altro, candidato e selezionatore.
E ora arriva il bello.

Tipicamente è il selezionatore a introdurre la chiacchierata raccontandoti un po' dell'azienda (chi sono, cosa fanno, quali prodotti/servizi offrono, che clienti hanno...) ma in teoria tu ti sei già preparato, vero?
Quando ti hanno chiamato per il colloquio, dovresti aver approfondito le informazioni sull'azienda, se non avevi avuto modo di farlo prima di inviare il CV o se non sei stato tu a cercarla. Quindi hai visitato innanzitutto il sito internet istituzionale, ma cercato anche dei pareri e dei feedback in generale sulla rete: questo è molto utile, per esempio, se ti chiama il decimilionesimo rappresentante della Kirby, che tu credi ti voglia offrire un posto da magazziniere ma sta invece cercando l'ennesimo commerciale da infinocchiare, promettendogli uno stipendio da favola che se ne andrà invece tutto in benzina per girare l'intero Nord Italia (true story).

A questo punto tocca a te.
Lascia da parte brividi e sudori freddi, questa è la tua occasione migliore e tu ti sei preparato apposta per questo momento. Come?
Rispondendo in anticipo ad alcune classiche, fatidiche domande.
Solitamente la prima è:

Mi parli di lei...

Vuoto. Panico da foglio bianco. Da dove comincio?
Attenzione: "Dall'inizio" potrebbe non essere necessariamente la risposta giusta.

Dovresti aver preparato, con comodo e con calma, un breve discorso introduttivo che presenti il tuo profilo (che ruolo hai, che cosa fai) in modo sintetico: 5/10 minuti potrebbero essere sufficienti per raccontare il tuo percorso professionale e far venir voglia al selezionatore di approfondire con alcune domande.
Normalmente, se hai già un po' di esperienza, è meglio iniziare da quello che stai facendo adesso, o comunque dalla tua ultima esperienza. Se sei giovane e alle prime armi, potrebbe avere senso raccontare anche il tuo percorso di studi, per motivare il tuo esser lì a proporti per una determinata posizione. In entrambi i casi, la parola d'ordine è filo rosso.
Ti porto l'esempio di un giovane candidato che, per quanto tesissimo e che aveva chiaramente imparato a memoria il discorso, mi ha davvero fatto una buona impressione per come si era preparato. Ha iniziato raccontando degli studi superiori e del primo lavoretto di circa un anno svolto in un'azienda nel ruolo commerciale; lavoretto che gli ha fatto capire di voler approfondire maggiormente le tematiche organizzative aziendali e fargli decidere di iniziare l'università, per intraprendere poi un percorso professionale indirizzato al Project management e quindi molto lontano da quello che aveva studiato inizialmente. Ha così risposto da solo ad una domanda che gli avrei comunque fatto.

Il tuo racconto deve essere quindi autoconcludente: le domande successive dovrebbero solo essere volte ad un maggiore approfondimento su determinate attività.
È possibile che ti venga richiesto di raccontare qualche specifico progetto a cui hai partecipato, o chiesto nel dettaglio l'utilizzo che hai fatto di determinate tecnologie o competenze: l'importante è essere esaustivo, non rispondere a monosillabi, ma motiva il tuo eventuale sì o no.
"Si è mai occupata della contabilità clienti?" "Sì, fin dai primi anni della mia esperienza è una tematica che ho affrontato quotidianamente" / "Non ne ho avuto l'occasione perchè l'ufficio amministrativo presso cui ho sempre lavorato era molto grande e le attività erano rigidamente suddivise tra le impiegate. Però ho avuto modo di aiutare una collega e non avrei difficoltà ad imparare in breve tempo"
Naturalmente qui la parola chiave è sincerità: non ha senso vantare conoscenze che non si hanno. Potrebbe valere la pena "bluffare" un pochino, ma se, e solo se, si è certi di poter colmare l'eventuale lacuna in breve tempo. L'esempio lampante è quello delle lingue: hai visto/letto "I Love Shopping"? La protagonista millanta una fluente conoscenza del finlandese, ma quando l'incredula ed entusiasta selezionatrice la presenta al cliente per una breve intervista in lingua...beh, puoi immaginare cosa possa essere successo.
Quindi un conto è dover riprendere l'uso di uno strumento che non adoperi da un po' (che sia un macchinario o un programma gestionale), un altro è dover apprendere da capo il tutto...e quando sei alla prova dei fatti, come si suol dire, casca l'asino.

Direi che a questo punto ti lascio il tempo di preparare la tua presentazione: vedremo poi come gestire le altre domande tipiche di un colloquio.
Buon lavoro!

lunedì 9 giugno 2014

"Le sfide del lavoro che cambia"

Stamattina ho partecipato al Roadshow organizzato da GI Group per presentare le modifiche salienti portate dal Jobs Act.


Tra i relatori c'era il Prof. Pietro Ichino.
Qui si possono scaricare le slide del suo intervento, mentre questa è una infografica sui temi principali della riforma del lavoro

venerdì 6 giugno 2014

L.A. Confidential - ovvero...il CV anonimo

Piccolo suggerimento di fine settimana...

Ci sono alcuni siti di ricerca del lavoro (un esempio su tutti: Monster) che danno la possibilità di inserire il proprio curriculum in forma anonima per questioni di riservatezza: banalmente, perchè non volete far sapere alla vostra azienda che siete alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, o perchè avete un ruolo delicato...insomma, i motivi possono essere molteplici.

Il rapidissimo consiglio che vi do è quello di verificare attentamente le modalità in cui viene effettivamente gestita questa riservatezza. Mi capita piuttosto spesso, infatti, mentre faccio ricerca sul database di questi siti, di vedere la seguente dicitura:

confidential - Giovanni Rossi CV - Ragioniere

Ecco: occorrerebbe capire da dove spunti il nome, visto che con tutta probabilità il nostro Giovanni ha cercato di rendere anonimo il suo profilo.
Probabilmente dal nome del file word/pdf che è stato caricato a sistema.
Quindi la primissima cosa da fare è rinominare il file in modo generico, magari usando le iniziali del nome o anche solo il titolo di ruolo.

Attenzione: anche il file allegato deve essere anonimo, perchè se lo apro e vedo comunque nome, cognome e contatti...beh, addio privacy, no?

Monster comunque fornisce un livello molto alto di protezione dei propri dati: si può infatti scegliere di non rendere affatto ricercabile il CV, e quindi utilizzarlo solo per rispondere agli annunci, oppure inserirlo lo stesso nel database consultabile dalle aziende, ma con l'opzione di nascondere ogni dato sensibile, ed essere contattabili solo tramite una mail anonima di intermediazione.

E tu, hai già verificato che tutti i livelli di riservatezza siano a posto e coerenti con le tue esigenze?

venerdì 30 maggio 2014

Old but gold

Momento amarcord prima del weekend con alcuni aneddoti più o meno divertenti...

Un giorno in ufficio entra una collega e ci chiede un paio di forbici: noi le forniamo le classiche forbici standard, a lama lunga, di quelle che si usano per tagliare la carta... e del resto in un ufficio che cos'altro ti aspetti di trovare?
Bene, terminato il colloquio la collega rientra con faccia perplessa e anche abbastanza schifata: il candidato in questione (laureato in medicina, supermanager di grossa azienda farmaceutica) aveva chiesto le suddette forbici per...tagliarsi le unghie. Così, davanti alla consulente senior e alla sua assistente, tranquillamente, mentre svolgevano il consueto incontro di aggiornamento.

Altre volte son capitati casi un filino più...pulp

C'è stata la volta che un candidato diabetico ha insistito per mostrarmi il piede sinistro amputato del mignolino, e raccontarmi che per mesi ha dovuto rinunciare ad andare a ballare il liscio con la moglie... e la volta che, anni dopo, un altro candidato, incontrato per la prima volta, mi ha preso in giro per essere arrossita dopo aver visto le sue cicatrici sul palmo, dove gli hanno riattaccato la mano che si era tranciato con la sega elettrica l'anno prima mentre costruiva la cuccia del cane.

martedì 27 maggio 2014

Il colloquio - parte 1

Siamo arrivati al fatidico giorno.
Un'azienda ti ha chiamato per fissare un incontro con te.

Innanzitutto, immagino che già il primo contatto al telefono sia andato liscio, calma e gesso, correttezza ed educazione da entrambe le parti, richiesta di alcune informazioni basilari, conferma di giorno e ora, oltre che dell'indirizzo preciso (preso nota di tutto?). Magari se chi ti chiama è anche gentile e organizzato, ti manda una mail di riepilogo con tanto di contatti; in caso negativo, chiedigliela tu.
Verifica comunque di avere tutte le infomazioni, compreso il nome della persona che dovrai incontare: dovesse succedere un imprevisto, o fossi in ritardo sull'orario, devi sapere chi avvisare.

Adesso ci dobbiamo organizzare al meglio e suddividerei la faccenda in due aspetti: il contorno, che approfondiamo qui, e il contenuto, che rimando alla prossima volta.

Una premessa...
E' probabile che tu possa trovare banali e ovvie molte delle indicazioni che sto per dare...ma sappi che in tutti questi anni se c'è una cosa che ho imparato è di non dare mai niente per scontato.
I consigli che sto per lasciarti potrebbero nascere da esperienze negative vissute direttamente, quindi prima di darmi della rimbambita pensa a cosa ho dovuto subire...

Ma comunque, dicevamo:
Verifica per tempo l'indirizzo, quali mezzi prendere, quale strada percorrere. Calcola sempre i possibili imprevisti (ritardo del treno, traffico) e informati di eventuali scioperi.

Preparati con cura (trucco e parrucco) per presentarti in maniera ordinata e consona alla situazione. Diciamo che in generale per gli ometti è bene considerare la classica giacca e cravatta, ma non è detto che sia sempre valida come opzione: dipende tutto dall'azienda che incontri e dal ruolo per cui ti candidi. Un operaio o un magazziniere che si presentano in completo gessato all'agenzia per il lavoro stonano un po', come anche l'aspirante impiegato di banca che arriva con la maglietta e un paio di jeans. Nel dubbio, comunque, va considerata sempre la camicia come opzione intermedia, e mettersi magari sempre un po' più eleganti che correre il rischio di esserlo troppo poco.
Per le signore non è obbligatorio il tailleur, gonna o pantalone che sia, ma vale lo stesso concetto: avere bene presente dove stiamo andando, e quale ruolo dovremmo ricoprire.
Capelli lavati e in ordine, barba fatta o per lo meno curata, trucco non vistoso; dopobarba e profumo sono graditi se accompagnano una persona pulita, non se devono coprire cattivi odori o se vengono utilizzati in quantità industriale: in qualsiasi caso, le armi chimiche non valgono per stordire il selezionatore.

Fai in modo di arrivare in orario: fino a 5 minuti prima va benissimo, ma arrivare con troppo anticipo o peggio ancora in ritardo è fuori discussione.
Se arrivi troppo presto piuttosto fatti il giro dell'isolato, fermati in un bar a prendere il caffè, guarda le vetrine...quello che ti pare, ma non presentarti mezz'ora prima: chi ti aspetta potrebbe sentirsi infastidito, interrotto in quello che sta facendo e mettergli fretta non fa che indisporlo... e non è certo quello che vogliamo!
Arrivare in ritardo è pure peggio, ma è intollerabile se non si avvisa. Mi raccomando! Se sono 5 minuti non muore nessuno, l'importante è scusarsi; ma se facendo un rapido calcolo ti accorgi che il selezionatore potrebbe doverti aspettare per più di un quarto d'ora, avvisalo per tempo.

Quando arrivi presentati con chiarezza a chi ti accoglie, attendi con pazienza l'arrivo del selezionatore, saluta cordialmente con una stretta di mano decisa (non molliccia, deboluccia, in punta di dita, ma nemmeno stritola-ossa): più o meno inconsciamente stai già lasciando una prima impressione.

Attendi che ti siano date indicazioni su dove sederti, aspetta che si accomodi prima il tuo ospite, chiedi dove puoi lasciare la giacca se già non ti è stato indicato. Fai in modo di metterti a tuo agio e comodo il più possibile, ma naturalmente non svaccato sulla poltrona come se fossi sul divano a casa tua. D'altra parte non va bene nemmeno sedersi in punta di sedia: dai l'impressione di essere teso e a disagio, pronto ad alzarti ed andartene in 2 secondi.
Siediti invece rilassato e composto, diritto ma tranquillamente appoggiato allo schienale. Sulle gambe accavallate io personalmente non seguo le teorie che vorrebbero dare un significato alla destra sulla sinistra, o viceversa; piuttosto che le braccia conserte come atteggiamento di chiusura o altro. Resta il fatto che la postura trasmette comunque un messaggio, in modo più o meno conscio, e più o meno inconsciamente chi ci sta di fronte coglie questo messaggio, che nel retrocranio contribuisce a rafforzare quella prima impressione, che è così importante sia positiva fin da subito (per ovvie ragioni).

Bene, ora arriva il bello. Si comincia davvero.
Ma ne parliamo la prossima volta....

lunedì 12 maggio 2014

Immagini distorte

Ricevo una candidatura e, immediatamente dopo i convenevoli di rito, mi trovo a leggere questa frase:

"Attualmente disoccupato dopo quattro anni di mobilità"

Scusa?!?!

Trovo sintomatico che una persona in mobilità per 4 anni non si ritenga disoccupato...la mobilità viene quindi percepita come uno status a sè stante, a cui si ha diritto e di cui si può godere in toto fino ad esaurimento.

Possiamo fare tutti i distinguo del caso, ma un lavoratore di qualsiasi settore, e soprattutto di quelli dove gli aggiornamenti sono necessari come nel caso dell'IT, non può permettersi di stare a casa in panciolle a godersi la mobilità a spese dei suoi concittadini, in attesa di consumare il diritto acquisito e irrinunciabile al suo assegno di mobilità.

Uno dei motivi principali per cui spero fortemente in una radicale riforma degli ammortizzatori sociali è proprio questo. La Cassa Integrazione, la Mobilità, la Disoccupazione sono strumenti nati per sostenere il lavoratore disoccupato in un momento di transizione tra un lavoro e l'altro.
Ma sono diventati solo un alibi, a volte una condizione per essere compatiti, ma sempre meno uno sprone a cercare una nuova occupazione.

Tutti i sistemi escogitati per rendere comunque efficaci queste formule spesso e volentieri purtroppo non funzionano o non sono monitorati. I Lavori Socialmente Utili non sono pubblicizzati, i deterrenti (perdita del beneficio se si rifiutano tot offerte di lavoro da parte del centro per l'impiego) non vengono applicati.

D'altra parte questi ammortizzatori si trasformano in vincoli quando l'incompatibilità con alcune forme contrattuali fa sorgere il concreto rischio di perdita del diritto a fronte di una concreta opportunità di lavoro, e allora il lavoratore preferisce prolungare la durata dell mobilità piuttosto che rischiare un contratto a progetto e comunque riprendere a lavorare...

So benissimo che non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma ogni tanto vale la pena soffermarsi a valutare quanto diseducativo e, alla lunga, dannoso possa essere il protrarsi di questa mentalità assistenzialista.

Non sarebbe finalmente ora di dedicarsi a studiare e infine applicare delle serie ed efficaci Politiche Attive del Lavoro?

sabato 10 maggio 2014

Orientamento? Sì, grazie

Gentile Sig/ra,
Mi chiamo Mario Rossi, ho 22 anni e sono alla ricerca del mio primo impiego.
Nutro particolare interesse per le aree commerciali vendite, acquisti e gestione Risorse Umane.
Ho conseguito il diploma di ragioniere perito commerciale, in seguito ho frequentato il corso di Laurea in Scienze Della Comunicazione che ho sospeso.

etc etc etc...

Il fatto è che poi, quando leggo queste cose, non posso fare a meno di trovarmi a metà strada tra un senso di materna tenerezza, ma anche di leggero fastidio, perchè il pensiero immediato è che, ancora una volta, alla base di tutta la ricerca del lavoro deve esserci una solida base e un grosso lavoro di orientamento.

Vogliamo dare la colpa alla scuola? Diamo pure la colpa alla scuola.
Vogliamo dare la colpa alla famiglia? Diamo pure la colpa alla famiglia.
Vogliamo dare la colpa al Governo? Piove, Governo ladro!

In realtà non mi va di accusare chicchessia: nel mio piccolo posso fare poco, ma personalmente l'unica cosa che mi sento di dire è che un po' di autoanalisi a volte sarebbe sufficiente, o per lo meno costituire un buon punto di partenza.

Nel caso in questione, il ragazzo mi indica in 3 righe ben 4 possibili diversi indirizzi:
- commerciale/vendite/acquisti
- Risorse Umane
- Ragioneria
- Comunicazione (vogliamo aggiungere anche Marketing?)
...senza aggiungere che nel CV parla anche di passione e piccoli lavoretti svolti nel campo delle riprese e montaggio di video, oltre che nella creazione di siti web...

È chiaro che la confusione qui regna sovrana.

Come aiutare il nostro Mario?

Potrebbe sembrare banale, ma mettere nero su bianco le proprie passioni e ordinarle poi per preferenza, è già un primo passo.

Chiediti, caro Mario, che cosa sai tu veramente del ruolo del commerciale, dell'addetto alle vendite o degli aquisti; chiediti cosa sai tu della gestione delle risorse umane; chiediti infine perchè hai scelto (e poi abbandonato - anche se forse non era il caso di dirmelo subito nelle prime righe della lettera di presentazione...) il percorso universitario in Scienze della Comunicazione.
Chiediti a cosa può esserti utile il tuo diploma in ragioneria. Chiediti se la tua vera passione non è forse legata al mondo della produzione video.

Le risposte a queste domande ti saranno molto utili per muovere i prossimi passi: approfondire competenze che già hai, scegliere percorsi di formazione professionale che abbinino stage e tirocini in azienda, riprendere magari l'università.

Ma non disperdere le energie cercando di percorrere troppi sentieri: "tutte le strade portano a Roma" valeva forse una volta, ora serve il navigatore!

Ci sono inoltre servizi di orientamento nei Centri per l'Impiego o presso le università: se non ce la fai da solo puoi chiedere un aiuto professionale e ottimizzare i tempi.
Qui trovi qualche spunto:
CROSS - Università Cattolica
ISFOL

In bocca al lupo!

giovedì 8 maggio 2014

Garanzia Giovani - Youth Guarantee

Nell'aprile del 2013 il Consiglio d’Europa ha approvato con 6 miliardi di euro il finanziamento della misura di politica attiva del lavoro “Garanzia Giovani”, finalizzata ad offrire un tirocinio, o un apprendistato o un inserimento lavorativo o la ripresa di un percorso formativo ai giovani europei sotto i 25 anni, in particolare appartenenti alla cosiddetta categoria dei NEET, ossia "Not (engaged) in Education, Employment or Training" - non impegnati in alcuna forma di educazione, lavoro o formazione.

L'avvio dell'iniziativa qui in Italia era prevista per il Primo Maggio, data piuttosto simbolica oltretutto, ma non in tutte le regioni la cosa è avvenuta.
I primi a partire pare siano stati i piemontesi (qui il portale regionale e la relativa pagina Facebook), seguiti dalla Regione Lazio, mentre per esempio la Lombardia ha di fatto scelto di proseguire sulla scia della Dote Unica Lavoro (di cui abbiamo già parlato).

Non vorrei esporre subito un mio parere, ho una mia idea ma vorrei aspettare qualche tempo prima di esternarla: vorrei proporvi piuttosto una breve rassegna stampa, a titolo esemplificativo, delle prime reazioni a quanto finora fatto (o non fatto).

Il Sole24Ore: "Lombardia e Sardegna nei sogni di disoccupati e neet. Nel primo giorno della Garanzia giovani oltre 5mila clic

La Stampa: "Lavoro, scatta la corsa al piano giovani"

ANSA: "Garanzia Giovani, è boom in Campania"

Corriere della Sera / La Nuvola del Lavoro: "Youth Guarantee: cosa si aspettano i giovani"

Bollettino ADAPT: "Garanzia Giovani: il coraggio che manca"

Vita: "Garanzia giovani, un inizio zoppicante"

Europa Quotidiano: ""Garanzia giovani”, troppi ritardi dalle Regioni"

In generale ritengo che ogni occasione di occupabilità vada presa in considerazione e quindi invito personalmente ciascun interessato ad informarsi sul portale ufficiale nazionale di Garanzia Giovani, oppure sulla pagina Facebook, o consultare il portale della propria regione.

Tra qualche mese speriamo di poter dare notizia dei primi risultati positivi e valutare qualche numero.

Sarebbe bello avere qualche testimonianza diretta, quindi se volete raccontare la vostra esperienza, la accogliamo volentieri qui sul blog!

martedì 29 aprile 2014

Intersezioni inaspettate

A volte mondi lontani trovano dei punti di contatto.

Leggendo questo post dal blog di Bao Publishing, una casa editrice specializzata in graphic novel, ho pensato anche io la stessa cosa che ha scritto un lettore (o meglio, in questo caso, uno scrittore) in un commento:
"inviare (o presentare) un manoscritto è, né più né meno, presentarsi per un colloquio di lavoro. Bisogna andarci vestiti bene sapendo cosa si vuole ed anche cosa offre il datore di lavoro.
Cioè bisogna sapere perché si è scritto quella cosa, perché l’editore dovrebbe pubblicarla, ed avere la stessa cura nella presentazione tanto quanto si va in giacca e cravatta e non in jeans e maglietta di una settimana.
Esattamente come per le assunzioni spesso la risposta è: “le faremo sapere.” Inutile, dopo, passare le giornate in attesa davanti al telefono.
A me sembrava una cosa molto ovvia: gli editori lavorano, non sono gli appassionati del circolo di lettura."
Cliff - Proprietà di Bao Publishing
Questo in particolare il passaggio che ha portato a questa riflessione:
[La] prima cosa che un aspirante autore (o un autore che aspira a pubblicare con noi) dovrebbe fare [è]: domandarsi se il proprio progetto potrebbe essere valorizzato da questa particolare Casa editrice. Se la risposta è no, è necessario farsi un’idea più chiara di cosa cerchino le varie realtà editoriali di questo paese, per decidere a chi inviare il proprio progetto. Un suggerimento solo apparentemente banale: ciò che cercano spesso somiglia molto a ciò che già pubblicano. [...]
In secondo luogo, la lettera di presentazione e il modo in cui viene esposto testualmente il progetto danno un’idea molto rapida a chi legge dell’atteggiamento mentale dell’autore. Ed è importante non sembrare pazzi, superficiali o privi di controllo della grammatica. È anche fondamentale saper sintetizzare per sommi capi i progetti in poche righe, perché ve lo devo confessare: non passiamo le giornate a mutilare le estremità di costosi sigari cubani con apposite piccole ghigliottine d’argento. Abbiamo molto da fare, siamo in pochi e non possiamo davvero leggere integralmente la vostra sceneggiatura di 131 pagine che è il solo testo che ci avete inviato.
Al di là di questa intersezione, la lettura di tutto il post apre sicuramente una finestra interessante su un mondo che, almeno per me, resta abbastanza sconosciuto e misterioso, ma comunque affascinante.

venerdì 11 aprile 2014

Il volontariato e il valore aggiunto sul CV

Sul blog del Corriere, La 27 Ora, è apparso un articolo che mi è stato segnalato per la tematica inerente questo mio blog, con richiesta di un commento da parte mia. Ho già commentato direttamente sul post stesso, ma mi pare giusto riportare anche qui quello che penso.

In sintesi sembra che indicare sul proprio curriculum le proprie esperienze di volontariato ed impegno sociale dia un valore aggiunto al proprio profilo che sta venendo preso in considerazione più seriamente rispetto al passato. 

Che dire...
Se la tendenza va in questa direzione, mi fa veramente piacere: è un segno di civiltà.
Se nel concreto le cose siano davvero così, onestamente non lo so.

La frase che sento più mia in tutto l'articolo è comunque questa (il grassetto è mio):
La tendenza è confermata anche da Andrea Castiello d’Antonio, consulente del lavoro e management. Che però precisa: «Il peso del volontariato nel curriculum dipende molto dal tipo d’impresa. Ci sono società incentrate sulla competitività che non guardano se hai fatto qualcosa di socialmente utile o no. E ce ne sono altre che a volte fanno del non profit un elemento discriminante durante i colloqui».
In effetti, lavorando in una piccola società di consulenza informatica, quello che devo valutare di più in un curriculum è principalmente la competenza tecnica e solo in parte quelle che sono considerate soft skills. Diciamo che spesso mi basta sapere di non mandare un maniaco omicida a lavorare dal mio cliente.

Non ho l’abitudine di approfondire in colloquio tutto quello che va oltre l’esperienza professionale, quindi gli hobby e le attività di volontariato. Probabilmente però, leggendoli, mi creano già inconsciamente un’idea della persona che andrò a incontrare e quindi si insinuano spontaneamente nella valutazione complessiva a corredo della parte tecnica e di esperienza.

Mi rendo anche conto che forse è il mio settore che non mi fa dare gran peso alle esperienze di volontariato, ma sono una sostenitrice del valorizzare questi aspetti sul curriculum nel momento in cui l’essere utile socialmente ha portato a maturare delle competenze spendibili nel mercato del lavoro.
Keith Haring
Diciamo che, a parità di curriculum, credo che effettivamente faccia una migliore impressione chi dimostra di saper applicare dei talenti anche al di fuori dell’ambito lavorativo.
Per esempio: se tengo la cassa di una associazione e devo comunque redigere il conto economico, posso far valere questa come esperienza se mi propongo in ambito impiegatizio/amministrativo; come anche posso vantare l’esperienza di segreteria in oratorio se mi voglio candidare come front office (rispondere al telefono, accogliere chi chiede informazioni…)
Sicuramente ci sono capacità manageriali che si sviluppano allenando una squadra sportiva, e ben venga chi le tiene in considerazione in caso di selezione.

Come ultima considerazione, penso che questo genere di informazioni incida positivamente più sui candidati giovani, che devono attingere a tutta la loro esperienza di vita complessiva per rendersi appetibili alle aziende, piuttosto che a persone con un curriculum già piuttosto consolidato.

Le vostre esperienze che cosa raccontano?

giovedì 10 aprile 2014

Del Jobs Act e di un punto di vista che condivido

Voglio condividere qui un breve commento al Jobs Act e una proposta che può sembrare folle, ma che personalmente approvo praticamente in toto.

Sarà che con Riccardo, l'autore del blog, abbiamo un background in comune, ma lavorando nel settore delle risorse umane in generale e dell'outplacement in particolare, certi aspetti si notano di più e le possibili soluzioni balzano all'occhio, come anche la quasi impossibilità di attuarle finchè ci saranno organismi che baderanno più a mantenere lo status quo che a rendersi conto che la situazione è cambiata e non di poco....
Qui sotto un estratto.

***
In pochi punti ecco la mia idea:
  1. Eliminazione di tutti i CCNL attualmente in atto, istituendone uno solo valido per tutti. (Semplificazione delle trattive sindacali, via tutte le sottosigle e trattativa unica di rinnovo e manutenzione del contratto)
  2. Eliminazione di tutti i tipi di contratti attualmente disponibili: apprendistato, tempo determinato, stage, ecc. istituendo il contratto a tempo indeterminato come unica possibilità di assunzione. (La parola precariato sparisce e con essa le miriadi di polemiche)
  3. Flessibilità massima in uscita, fatti salvi i casi di discriminazione, con obbligo da parte del datore di lavoro di dare un indennizzo sulla base dell’anzianità di servizio e pagare il servzio di ricollocamento per il collaboratore con cui si termina il rapporto di lavoro. ASPI chiaramente per tutti a calare, massima all’inizio minima al termine (eliminiamo la stragrande maggioranza dei contenziosi e finalmente si attuano politiche attive del lavoro, si rendono le persone attive non passive, eliminiamo il sommerso).
  4. Drastico abbattimento del cuneo fiscale (tornare a rendere l’Italia appetibile e concorrenziale)
  5. Conseguenza di quanto sopra semplificazione drastica del codice del lavoro.
  6. Si crea un mercato del lavoro attivo e non stantio, dove le aziende veramente metteranno al centro la Risorsa Umana, perchè saranno obbligate a rendersi effettivamente appetibili per i lavoratori (politiche reali di employer branding); se da un lato sarà possibile sganciarsi dai parassiti (ogni azienda ne ha un certo numero al suo interno lo sappiamo tutti), dall’altro questa facilità e circolarità del mercato del lavoro farà si che le professionalità migliori se non troveranno terreno fertile e programmi di sviluppo seri, abbandoneranno il posto di lavoro verso lidi migliori che sapranno attirare i cosiddetti talenti (diciamolo chiaro oggi collaboratori in gamba rimangono anche se insoddisfatti in azienda perchè hanno paura che mollando difficilmente rientreranno nel mercato del lavoro, facilitando di fatto il lavoro dell’azienda dove l’attenzione alla risorsa è ancora molto scarsa ed in alcuni casi solamente di facciata).
Probabilmente la mia idea verrà interpretata come folle dalla maggior parte di voi, forse lo è anche e sicuramente i 5 punti che ho scritto vanno declinati ed analizzati bene nel profondo sono spunti che mi sono venuti di getto, credo però che se il Paese si muovesse in questa direzione le cose migliorerebbero per tutti lavoratori ed imprese ed il sistema economico tornerebbe a crescere. Al 99% non si farà mai una cosa del genere, troppi gli interessi di bottega che verrebbero colpiti: sindacati, confindustria, istituzioni, ordini professionali…. ecc.; rimane il fatto che voglio comunque credere in un avvenire positivo [...]
***

lunedì 31 marzo 2014

Uno schiaffo alla precarietà

Certo che questo lavoro ne riserva di sorprese...

Una cosa che mai e poi mai mi sarei immaginata di poter raccontare, un evento che in questo momento storico nessuno penserebbe che si possa verificare.

Un candidato ha appena rifiutato un contratto a tempo indeterminato.

Dopo che, inizialmente, avevamo concordato un contratto a progetto, le cose si evolvono positivamente e possiamo fare un'offerta che (stupidamente, a quanto pare) ritenevo migliorativa.

No. Non va bene.
"Perchè nel 2008 avevo un livello maggiore e avevo una retribuzione più alta."

Nel 2008. Sei anni fa.
Nel frattempo, solo contratti a progetto.
Epperò facciamo i paragoni con una retribuzione vecchia di 6 anni.

Provo a obiettare: "Mi scusi, ma normalmente il paragone si fa sulla retribuzione attuale, o l'ultima percepita, non quella di 6 anni prima"

"Non importa, mi hanno fatto altre offerte, con contratti a progetto"

Ma ha capito che la nostra è a tempo indeterminato?

"Sì, certo, ma nessuno offre più degli stipendi decenti, lo so che hanno (avete) tutti dei vincoli di budget ma nessuno fa più delle proposte interessanti."

Resta la chicca finale:

"Comunque avete i miei contatti, risentiamoci per altre opportunità!"

"Sì, certo (come no). Anche se posso dirle per certo che difficilmente potrò farle mai un'offerta migliore di questa..."

Mi rimane ancora il dubbio sul perchè avesse comunque accettato la proposta iniziale a progetto.
Mistero.

Cercare lavoro all'estero

Avevo questo post in serbo da un po', poi alcuni piccoli suggerimenti del fato mi hanno dato la spinta a completarlo e pubblicarlo.

Per diversi motivi potresti essere interessato a far fuggire all'estero il tuo cervello. Quale che sia il tuo, se non sai già dove rivolgere i tuoi passi per trovare un lavoro questi siti possono fornire alcuni spunti per iniziare la ricerca da casa:

C'è poi da considerare che alcuni di questi, come per esempio gli ultimi due, segnalano anche altri siti partner più specifici su ciascuno Stato, che potrebbe essere utile visitare.

Non ho assolutamente la pretesa di fornire un elenco esaustivo, anzi, se ne conosci qualcuno che qui non è indicato, fammelo pure sapere che lo aggiungo!

Per il resto, ovviamente dovrai tradurre il tuo CV in inglese (o nella lingua di destinazione) e preparare comunque una serie di lettere da utilizzare per le candidature, che saranno sempre molto mirate. Ricorda sempre alcune piccole ma non insignificanti accortezze...

Se invece ti trovi già lontano da casa, mi dicono che all'estero funzionano abbastanza bene le Agenzie per il lavoro, quindi provare a visitare le classiche Manpower, Adecco etc etc che scopri sul tuo cammino (o che cerchi prima sulle Yellow Pages) potrebbe risultare una tattica vincente, magari anche solo per trovare il primo lavoretto che ti possa poi aiutare a pagare le prime spese.

In generale, il resto non è molto diverso da quello che potresti fare qui, quindi non mi resta che augurarti buon viaggio e in bocca al lupo!

giovedì 27 marzo 2014

Desaparecidos

Ultimamente ho notato, e aggiungerei anche purtroppo, la diffusione di un fenomeno piuttosto grave. Sarebbe quasi da segnalare ai Servizi Segreti, all'Interpol, all'FBI.
I numeri stanno diventando allarmanti.
E comunque nessuno ne parla mai.
Forse è presto per gridare al gombloddo, ma terrei le antenne dritte, non si sa mai. Provate a farci caso anche voi, nelle vostre aziende, dai racconti degli amici e dei vicini, sussurri sui mezzi pubblici...

In pratica, semplicemente, misteriosamente, improvvisamente, i candidati (e talvolta persino i neoassunti entro la loro prima settimana)... spariscono.

Li incontri, fai un colloquio, li presenti al cliente: OK, riscontro positivo!
Li chiami per aggiornarli, fissare un appuntamento per discutere del contratto e...nessuna risposta. Nè al telefono, nè alle mail, nè agli SMS, tantomeno ai gufi.
Ci provi un giorno, quello seguente, tutta la settimana. Niente. Irrintracciabili. Spariti.
Triangolo delle Bermude? Fossa delle Marianne?

I pochi che scampano a questa prima fase subiscono una sorte anche peggiore: arrivano alla firma del contratto, si presentano addirittura sul luogo di lavoro il primo giorno, magari riescono anche a essere formati durante tutta la prima settimana!
E poi...
Puff.
Nel nulla. Così.

Qualcuno, narrano, è tornato indietro, un momento fuggevole, per dire all'azienda di aver trovato un nuovo lavoro, ma molto più spesso "i più non ritornano".
Si saranno dispersi nelle nevi di Russia?

giovedì 20 marzo 2014

Dote Unica Lavoro - Regione Lombardia

Dal blog di Fabio Pizzul, Consigliere Regionale della Lombardia:
Dote Unica Lavoro (DUL), dallo scorso mese di ottobre è il provvedimento unitario che Regione Lombardia propone per i lavoratori che hanno perso il lavoro e devono ricollocarsi.

Il provvedimento ha una durata di 6 mesi e può quindi essere utilizzato fino a fine aprile, per una dotazione complessiva di 53 milioni di euro, in massima parte provenienti da fondi europei.


Al momento, la situazione è la seguente:
42 milioni sono stati prenotati (ovvero richiesti da enti che hanno iniziato o stanno iniziando un percorso con un lavoratore da ricollocare).

Le doti fin qui erogate sono state 21894.
Questi i risultati ottenuti:
2590 contratti con durata maggiore di 6 mesi
1696 contratto con durata inferiore a 6 mesi
1393 tirocini

Ricordo che gli enti ricevono il corrispettivo della dote solo a collocazione avvenuta.

Difficile commentare questi dati, salta però all’occhio la differenza tra i risultati ottenuti e i percorsi intrapresi.
[...]



Francamente, per come ho vissuto direttamente la questione delle doti in altre occasioni e da come conosco il mercato del lavoro e le modalità di ricollocazione, i fattori che hanno portato a questi dati sono diversi e toccano tutti gli attori in causa.

Da una parte la professionalità degli enti e degli operatori che vi lavorano, la loro motivazione a dare il massimo dell’impegno anche se il ritorno economico è sicuramente inferiore rispetto ai “clienti” privati; dall’altra le persone stesse che vi partecipano, alla ricerca di una nuova occupazione: purtroppo in questi percorsi conta molto la motivazione personale, il desiderio vero e profondo di cercare lavoro, l’avere un obiettivo chiaro e, ultimo ma assolutamente non meno importante, avere delle competenze, che non si limitano solo alle competenze professionali, ma anche quelle trasversali che possano aiutare a presentarsi al meglio ad un potenziale datore di lavoro.

Ho incontrato e incontro persone che non lavorano da tanto tempo, e a volte il motivo è da ritrovare nel modo di porsi, di affrontare il colloquio e il nuovo ambiente di lavoro, più che nelle competenze. Purtroppo non bisogna cadere nell’automatismo di pensare che ogni disoccupato è vittima del sistema/del mercato/delle aziende. A volte è “vittima” anche di sè stesso.
Mi spiace di essere così cruda nella mia visione, ma ho visto anche questo.

domenica 16 marzo 2014

Spigolando tra lettere e CV


So già che nel web circolano un sacco di raccolte di curricula ridicula, ma del resto, con un lavoro così, ne capitano sempre tante e sempre di nuove, per cui perchè non raccoglierne qualcuna?

...il CV musicale: "Analista programmatore. Contralto CCNL"
 
 
"Mi piacerebbe crescere a livello professionale e contributivo"
saran contenti all'INPS...
***
Tra gli interessi...
"Cucina e Vini:
La ricerca dei giusti ingredienti e dell’abbinamento ideale con il vino è simile all’arte della programmazione e produce un piacere simile."
se ne sei convinto tu...
***
"Note ulteriori:
- Conoscenza di armi, armature, usi, costumi e leggende medioevali cavalleresche"

***
Chicca per tecnici: "Assistenza hardware/software su PDL Microsoft Lato Client, software di terze parti, Joint a dominio Microsoft Windows Server 2012”
Perché ci si può divertire anche lavorando…anche se a volte magari non è il caso di esagerare!

***

"Hobbies: calcio, auto tedesche, moto giapponesi, mercati finanziari, texas hold’em, tecnologia, gatti."

Francobolli no?

***
"LA MIA ASPIRAZIONE È QUELLA DI TROVARE UN LAVORO CHE MI APPAGHI E NOBILITI IL MIO SPIRITO DA PERSONA ATTACCATA AI SACRI VALORI DI FAMIGLIA E SENSO DEL DOVERE GIURANDO DEDIZIONE E SACRIFICIO PER QUALUNQUE SARÀ LA MANSIONE CHE SARÒ CHIAMATO A COPRIRE."

Nel nome di Dio ti ricevo, nel nome di San Michele ti accolgo, nel nome di San Giorgio ti proclamo cavaliere!

 ***
"Nell’ottica di modificare e migliorare la mia attuale posizione lavorativa propongo laddove non fosse possibile un’assunzione diretta; sono disponibile a valutare eventuali lavori di collaborazione da svolgersi all’esterno della Vs sede."

Scusa, puoi ripetere?

***
[...] ho dovuto lasciare il mio incarico per affiancare mia madre nell’attività commerciale di rivendita quotidiani e riviste [...].
In questo periodo mi sono tenuto informato leggendo riviste di elettronica e costruendo Kit di montaggio.

Interessi Personali
[...] Mi tengo regolarmente aggiornato leggendo quotidiani e riviste scientifiche ed economiche. Mi piace molto camminare in montagna; mi piace molto viaggiare in macchina : amo ascoltare qualsiasi genere musicale eccetto il rumore ; mi tengo in forma praticando il nuoto.

Avendo però risolto questa mia situazione familiare, desidero rientrare nell’ambiente lavorativo.

Ah-ha! Allora ammetti che passavi le giornate a leggere giornali nell'edicola di mamma! Ops, scusa, ad aggiornarti...

***
Sarà un post in continuo aggiornamento...stay tuned!

venerdì 14 marzo 2014

[titolo post] - versione riveduta e migliorata

Gentile [nome del Responsabile del Personale]:
[se non conosci il nome, usa:Azienda]

sono interessato al vostro annuncio di lavoro che ho trovato su Monster.it [job title, nome della posizione di riferimento] e vorrei avere maggiori informazioni riguardo questa opportunità.
Attualmente ricopro la posizione di [%nome della posizione%] avendo maturato un'esperienza approfondita nel [definizione del campo di esperienza] per[nome datori di lavoro]. Ho [numero] anni di esperienza[specificare in quale ambito e a quale livello]. In questo ruolo, mi occupo di [descrivere le mansioni e le attività principali].
Credo di poter dare un contributo di valore alla vostra azienda grazie alle capacità e alle esperienze acquisite.
Grazie per il tempo e l'attenzione. Spero di poter discutere personalmente con lei di questa opportunità.
Cordiali saluti



"Quale opportunità?" mi viene da chiedere...

Questa bellissima lettera è, ancora una volta, la risposta ad un nostro annuncio di lavoro pubblicato su internet e non, come potrebbe sembrare, un modello da cui prendere spunto.
Ora, sicuramente si può riutilizzare anche così, ma ricordati poi che va sempre personalizzata!

Presta sempre attenzione perchè, come ricordavo già qui, il diavolo è nei dettagli!

mercoledì 12 marzo 2014

Studio e lavoro

Probabilmente è una mia mania, ma io controllo sempre quanto tempo un candidato ha impiegato a terminare gli studi. Questo perchè, in parte, mi dà già alcune informazioni trasversali, che non ritengo assolutamente secondarie.
Per esempio: presentare a un mio cliente, che mi chiede un programmatore junior con un anno di esperienza, un candidato di 30 anni, è un po' fuori luogo e inadeguato, perchè la maggior parte delle volte la retribuzione che io potrei offrei ad un 23enne sarà inadeguata per le esigenze di un 30enne.

Ora, prima che si alzi il coro delle obiezioni, spiego.

A me non interessa, non è mai interessato, a che età ti sei laureato. Mi interessa, e molto, sapere se ti sei laureato in tempo dedicandoti solo allo studio, o se hai impiegato 10 anni ma nel frattempo hai lavorato. Oppure se hai impiegato 10 anni ma nel frettempo ti sei rilassato sul divano di mamma.
Qui sta la differenza.
E mi interessa poco se hai lavorato in pizzeria, hai dato ripetizioni, hai cercato di fare esperienza nel campo in cui stavi studiando: basta che lo metti sul CV.

Esempio pratico.
Sul sito dove hai pubblicato il tuo CV hai deciso di indicarti come "Neolaureato Magistrale in Ingegneria Informatica" (e anche qui andrebbe aperta una parentesi su quanto sia generica questa definizione rispetto ad identificare una tecnologia che ti caratterizzi, come sarebbe se scegliessi "Programmatore Java junior"...ma non dilunghiamoci).
Il fatto è che nella colonna immediatamente successiva io vedo indicata la tua età: 33 anni.
Apro lo stesso il CV, ci mancherebbe, per lo meno per curiosità.
Ecco.
Siamo a marzo 2014. Ti sei laureato a novembre del 2013. Ad aprile 2010 hai conseguito la laurea triennale.
Esperienze professionali: nessuna da segnalare.

Cosa posso pensare vedendo un curriculum così?
Purtroppo i selezionatori non sono tutti dei bravi samaritani che hanno il tempo (e la voglia) di chiamare ogni singolo candidato che abbia pubblicato il CV per approfondire il perchè non ci siano esperienze di lavoro sul profilo.
Il primo passo per far sì che il selezionatore alzi la cornetta e componga il tuo numero lo devi fare tu.

giovedì 9 gennaio 2014

Contatto!

Spendo due parole su un altro aspetto che spererei banale ma evidentemente non è: il contatto.

Faccio economia ed utilizzo un unico termine per affrontare, in realtà, due argomenti.

L'E-MAIL
Partiamo dall'indirizzo mail che hai messo sul CV: io spero vivamente che tu abbia optato per un banalissimo ma perlomeno formale "nome.cognome@.....it/com" perchè ogni tanto mi capita di trovare in bella vista, in cima al curriculum, degli indirizzi agghiaccianti ma comunissimi tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila...e rabbrividisco.
Sì, sto parlando non solo di "cucciolina74" o "super_hero83", ma di personaggi di libri fantasy (Thorin Scudodiquercia) o manga (Ranma), richiami al mondo musicale di ogni genere (rock666, metal_drummer, dj-mirko, piccolastellasenzacielo....). Poi ci sono i simpatici, quelli che richiamano battute, presunte abilità sessuali, rimandi ad abitudini alcooliche etc etc etc...

Ecco, io non ho nulla in contrario ad avere la mail sbarazzina, anch'io ce l'ho. Ma sul curriculum, per favore, no.

Ah, non vale nemmeno usarel'indirizzo del marito/moglie/figlio/sorella/cugino/vicinodicasa...

Non costa niente farsi una mail: fai lo sforzo e aprine una nuova, tutta tua, con nome e cognome.

Inutile dire che è tutta questione di professionalità e buona impressione: quando ti presenti ad una azienda porgi per caso la mano con un "Piacere, Lord Tennyson 78"? Non credo proprio.

LA TELEFONATA
"Sì...ehm...eeeh...chiamo per l'annuncio che ho visto su internet..."

Buongiorno, buonasera, come ti chiami?
Non siamo a Domenica In, non sono Mara Venier che ti urla "ciaaaooo, chi sei? Ciao Gina da Milano, che busta scegli?"

Anche la telefonata, in quanto potenziale primo contatto con l'azienda, deve essere pensata, non improvvisata. Se non hai dimestichezza e sai già che ti capita di impappinarti, piuttosto fermati 2 minuti prima di comporre il numero, pensa a una frase costruita bene, semplice ma diretta, e nell'agitazione prova comunque a non dimenticare le basilari regole dell'educazione. Un saluto, presentarti con nome e cognome, dare del "Lei" all'interlocutore anche se dalla voce ti dovesse sembrare una giovane fanciulla appena diplomata e magari tua coetanea.
Sintetico, ma dettagliato: "l'annuncio che hai visto su internet" in alcuni casi va circostanziato, soprattutto se contatti una società che fa ricerca del personale, una agenzia per il lavoro...insomma, chi di annunci su internet potrebbe averne pubblicati almeno 15/20, se non di più, nello stesso momento.

"Buongiorno, sono Gina Milanesi, vi contatto per l'annuncio pubblicato sul vostro sito per le ricerca di una segretaria amministrativa."
Non è un po' meglio?

martedì 7 gennaio 2014

Che cosa fa davvero curriculum?

Condivido un articolo da Incroci News che, riprendendo una lettera a Beppe Severgini, ospita la riflessione di un direttore delle risorse umane sul curriculum.
Sono pensieri e concetti che fondalmentalmente condivido e che ho anche già espresso su queste pagine, ma mi conforta anche un po' avere conferma da chi sicuramente ne sa più di me.

L'articolo poi termina con questa composizione di Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura 1996), che riporto per intero:

Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda

e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Mi ha lasciato un segno, questo testo, perchè un po' mi interroga su quanto scrivo qui e su quello che effettivamente valuto nei curricula che vedo quotidianamente. E però poi mi fa anche pensare che ogni strumento ha il suo scopo, e mi conferma nella mia convinzione che il CV è una cosa e il colloquio un'altra.

Tu cosa ne pensi?