giovedì 9 gennaio 2014

Contatto!

Spendo due parole su un altro aspetto che spererei banale ma evidentemente non è: il contatto.

Faccio economia ed utilizzo un unico termine per affrontare, in realtà, due argomenti.

L'E-MAIL
Partiamo dall'indirizzo mail che hai messo sul CV: io spero vivamente che tu abbia optato per un banalissimo ma perlomeno formale "nome.cognome@.....it/com" perchè ogni tanto mi capita di trovare in bella vista, in cima al curriculum, degli indirizzi agghiaccianti ma comunissimi tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila...e rabbrividisco.
Sì, sto parlando non solo di "cucciolina74" o "super_hero83", ma di personaggi di libri fantasy (Thorin Scudodiquercia) o manga (Ranma), richiami al mondo musicale di ogni genere (rock666, metal_drummer, dj-mirko, piccolastellasenzacielo....). Poi ci sono i simpatici, quelli che richiamano battute, presunte abilità sessuali, rimandi ad abitudini alcooliche etc etc etc...

Ecco, io non ho nulla in contrario ad avere la mail sbarazzina, anch'io ce l'ho. Ma sul curriculum, per favore, no.

Ah, non vale nemmeno usarel'indirizzo del marito/moglie/figlio/sorella/cugino/vicinodicasa...

Non costa niente farsi una mail: fai lo sforzo e aprine una nuova, tutta tua, con nome e cognome.

Inutile dire che è tutta questione di professionalità e buona impressione: quando ti presenti ad una azienda porgi per caso la mano con un "Piacere, Lord Tennyson 78"? Non credo proprio.

LA TELEFONATA
"Sì...ehm...eeeh...chiamo per l'annuncio che ho visto su internet..."

Buongiorno, buonasera, come ti chiami?
Non siamo a Domenica In, non sono Mara Venier che ti urla "ciaaaooo, chi sei? Ciao Gina da Milano, che busta scegli?"

Anche la telefonata, in quanto potenziale primo contatto con l'azienda, deve essere pensata, non improvvisata. Se non hai dimestichezza e sai già che ti capita di impappinarti, piuttosto fermati 2 minuti prima di comporre il numero, pensa a una frase costruita bene, semplice ma diretta, e nell'agitazione prova comunque a non dimenticare le basilari regole dell'educazione. Un saluto, presentarti con nome e cognome, dare del "Lei" all'interlocutore anche se dalla voce ti dovesse sembrare una giovane fanciulla appena diplomata e magari tua coetanea.
Sintetico, ma dettagliato: "l'annuncio che hai visto su internet" in alcuni casi va circostanziato, soprattutto se contatti una società che fa ricerca del personale, una agenzia per il lavoro...insomma, chi di annunci su internet potrebbe averne pubblicati almeno 15/20, se non di più, nello stesso momento.

"Buongiorno, sono Gina Milanesi, vi contatto per l'annuncio pubblicato sul vostro sito per le ricerca di una segretaria amministrativa."
Non è un po' meglio?

martedì 7 gennaio 2014

Che cosa fa davvero curriculum?

Condivido un articolo da Incroci News che, riprendendo una lettera a Beppe Severgini, ospita la riflessione di un direttore delle risorse umane sul curriculum.
Sono pensieri e concetti che fondalmentalmente condivido e che ho anche già espresso su queste pagine, ma mi conforta anche un po' avere conferma da chi sicuramente ne sa più di me.

L'articolo poi termina con questa composizione di Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura 1996), che riporto per intero:

Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda

e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Mi ha lasciato un segno, questo testo, perchè un po' mi interroga su quanto scrivo qui e su quello che effettivamente valuto nei curricula che vedo quotidianamente. E però poi mi fa anche pensare che ogni strumento ha il suo scopo, e mi conferma nella mia convinzione che il CV è una cosa e il colloquio un'altra.

Tu cosa ne pensi?