martedì 7 gennaio 2014

Che cosa fa davvero curriculum?

Condivido un articolo da Incroci News che, riprendendo una lettera a Beppe Severgini, ospita la riflessione di un direttore delle risorse umane sul curriculum.
Sono pensieri e concetti che fondalmentalmente condivido e che ho anche già espresso su queste pagine, ma mi conforta anche un po' avere conferma da chi sicuramente ne sa più di me.

L'articolo poi termina con questa composizione di Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura 1996), che riporto per intero:

Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda

e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Mi ha lasciato un segno, questo testo, perchè un po' mi interroga su quanto scrivo qui e su quello che effettivamente valuto nei curricula che vedo quotidianamente. E però poi mi fa anche pensare che ogni strumento ha il suo scopo, e mi conferma nella mia convinzione che il CV è una cosa e il colloquio un'altra.

Tu cosa ne pensi?

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