venerdì 11 aprile 2014

Il volontariato e il valore aggiunto sul CV

Sul blog del Corriere, La 27 Ora, è apparso un articolo che mi è stato segnalato per la tematica inerente questo mio blog, con richiesta di un commento da parte mia. Ho già commentato direttamente sul post stesso, ma mi pare giusto riportare anche qui quello che penso.

In sintesi sembra che indicare sul proprio curriculum le proprie esperienze di volontariato ed impegno sociale dia un valore aggiunto al proprio profilo che sta venendo preso in considerazione più seriamente rispetto al passato. 

Che dire...
Se la tendenza va in questa direzione, mi fa veramente piacere: è un segno di civiltà.
Se nel concreto le cose siano davvero così, onestamente non lo so.

La frase che sento più mia in tutto l'articolo è comunque questa (il grassetto è mio):
La tendenza è confermata anche da Andrea Castiello d’Antonio, consulente del lavoro e management. Che però precisa: «Il peso del volontariato nel curriculum dipende molto dal tipo d’impresa. Ci sono società incentrate sulla competitività che non guardano se hai fatto qualcosa di socialmente utile o no. E ce ne sono altre che a volte fanno del non profit un elemento discriminante durante i colloqui».
In effetti, lavorando in una piccola società di consulenza informatica, quello che devo valutare di più in un curriculum è principalmente la competenza tecnica e solo in parte quelle che sono considerate soft skills. Diciamo che spesso mi basta sapere di non mandare un maniaco omicida a lavorare dal mio cliente.

Non ho l’abitudine di approfondire in colloquio tutto quello che va oltre l’esperienza professionale, quindi gli hobby e le attività di volontariato. Probabilmente però, leggendoli, mi creano già inconsciamente un’idea della persona che andrò a incontrare e quindi si insinuano spontaneamente nella valutazione complessiva a corredo della parte tecnica e di esperienza.

Mi rendo anche conto che forse è il mio settore che non mi fa dare gran peso alle esperienze di volontariato, ma sono una sostenitrice del valorizzare questi aspetti sul curriculum nel momento in cui l’essere utile socialmente ha portato a maturare delle competenze spendibili nel mercato del lavoro.
Keith Haring
Diciamo che, a parità di curriculum, credo che effettivamente faccia una migliore impressione chi dimostra di saper applicare dei talenti anche al di fuori dell’ambito lavorativo.
Per esempio: se tengo la cassa di una associazione e devo comunque redigere il conto economico, posso far valere questa come esperienza se mi propongo in ambito impiegatizio/amministrativo; come anche posso vantare l’esperienza di segreteria in oratorio se mi voglio candidare come front office (rispondere al telefono, accogliere chi chiede informazioni…)
Sicuramente ci sono capacità manageriali che si sviluppano allenando una squadra sportiva, e ben venga chi le tiene in considerazione in caso di selezione.

Come ultima considerazione, penso che questo genere di informazioni incida positivamente più sui candidati giovani, che devono attingere a tutta la loro esperienza di vita complessiva per rendersi appetibili alle aziende, piuttosto che a persone con un curriculum già piuttosto consolidato.

Le vostre esperienze che cosa raccontano?

1 commento:

  1. Certo che vale la pena, se hai 18 anni e nessuna esperienza contrattuale da mettere in evidenza! Un cv fresco fresco è utile riempirlo con elementi che diano idea di un potenziale da esprimere (quello che potresti fare se fossi messo in condizione di fare). Esempio: capacità di gestire attività di gruppo, avendone creati 5 in facebook e 1 nella parrocchia :))) Del resto oggi sono tanti i cosiddetti "giovani" 35enni ancora fanno volontariato non avendo altra occupazione. Di fronte ad un cv ricco di volontariato e null'altro mi verrebbe da pensare che il candidato ha chi lo mantiene in famiglia e può vivacchiare, pertanto preferirei 10 esperienze di voucher e somministrazioni di breve durata che dimostrino tenacia nel cercare di instaurare rapporti lavorativi, seppur brevi, retribuiti regolarmente, che interminabili investimenti nelle innumerevoli fabbriche dello sfruttamento (in qualche caso in attesa della raccomandazione giusta da parte di politici legati a doppio filo).

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