martedì 27 maggio 2014

Il colloquio - parte 1

Siamo arrivati al fatidico giorno.
Un'azienda ti ha chiamato per fissare un incontro con te.

Innanzitutto, immagino che già il primo contatto al telefono sia andato liscio, calma e gesso, correttezza ed educazione da entrambe le parti, richiesta di alcune informazioni basilari, conferma di giorno e ora, oltre che dell'indirizzo preciso (preso nota di tutto?). Magari se chi ti chiama è anche gentile e organizzato, ti manda una mail di riepilogo con tanto di contatti; in caso negativo, chiedigliela tu.
Verifica comunque di avere tutte le infomazioni, compreso il nome della persona che dovrai incontare: dovesse succedere un imprevisto, o fossi in ritardo sull'orario, devi sapere chi avvisare.

Adesso ci dobbiamo organizzare al meglio e suddividerei la faccenda in due aspetti: il contorno, che approfondiamo qui, e il contenuto, che rimando alla prossima volta.

Una premessa...
E' probabile che tu possa trovare banali e ovvie molte delle indicazioni che sto per dare...ma sappi che in tutti questi anni se c'è una cosa che ho imparato è di non dare mai niente per scontato.
I consigli che sto per lasciarti potrebbero nascere da esperienze negative vissute direttamente, quindi prima di darmi della rimbambita pensa a cosa ho dovuto subire...

Ma comunque, dicevamo:
Verifica per tempo l'indirizzo, quali mezzi prendere, quale strada percorrere. Calcola sempre i possibili imprevisti (ritardo del treno, traffico) e informati di eventuali scioperi.

Preparati con cura (trucco e parrucco) per presentarti in maniera ordinata e consona alla situazione. Diciamo che in generale per gli ometti è bene considerare la classica giacca e cravatta, ma non è detto che sia sempre valida come opzione: dipende tutto dall'azienda che incontri e dal ruolo per cui ti candidi. Un operaio o un magazziniere che si presentano in completo gessato all'agenzia per il lavoro stonano un po', come anche l'aspirante impiegato di banca che arriva con la maglietta e un paio di jeans. Nel dubbio, comunque, va considerata sempre la camicia come opzione intermedia, e mettersi magari sempre un po' più eleganti che correre il rischio di esserlo troppo poco.
Per le signore non è obbligatorio il tailleur, gonna o pantalone che sia, ma vale lo stesso concetto: avere bene presente dove stiamo andando, e quale ruolo dovremmo ricoprire.
Capelli lavati e in ordine, barba fatta o per lo meno curata, trucco non vistoso; dopobarba e profumo sono graditi se accompagnano una persona pulita, non se devono coprire cattivi odori o se vengono utilizzati in quantità industriale: in qualsiasi caso, le armi chimiche non valgono per stordire il selezionatore.

Fai in modo di arrivare in orario: fino a 5 minuti prima va benissimo, ma arrivare con troppo anticipo o peggio ancora in ritardo è fuori discussione.
Se arrivi troppo presto piuttosto fatti il giro dell'isolato, fermati in un bar a prendere il caffè, guarda le vetrine...quello che ti pare, ma non presentarti mezz'ora prima: chi ti aspetta potrebbe sentirsi infastidito, interrotto in quello che sta facendo e mettergli fretta non fa che indisporlo... e non è certo quello che vogliamo!
Arrivare in ritardo è pure peggio, ma è intollerabile se non si avvisa. Mi raccomando! Se sono 5 minuti non muore nessuno, l'importante è scusarsi; ma se facendo un rapido calcolo ti accorgi che il selezionatore potrebbe doverti aspettare per più di un quarto d'ora, avvisalo per tempo.

Quando arrivi presentati con chiarezza a chi ti accoglie, attendi con pazienza l'arrivo del selezionatore, saluta cordialmente con una stretta di mano decisa (non molliccia, deboluccia, in punta di dita, ma nemmeno stritola-ossa): più o meno inconsciamente stai già lasciando una prima impressione.

Attendi che ti siano date indicazioni su dove sederti, aspetta che si accomodi prima il tuo ospite, chiedi dove puoi lasciare la giacca se già non ti è stato indicato. Fai in modo di metterti a tuo agio e comodo il più possibile, ma naturalmente non svaccato sulla poltrona come se fossi sul divano a casa tua. D'altra parte non va bene nemmeno sedersi in punta di sedia: dai l'impressione di essere teso e a disagio, pronto ad alzarti ed andartene in 2 secondi.
Siediti invece rilassato e composto, diritto ma tranquillamente appoggiato allo schienale. Sulle gambe accavallate io personalmente non seguo le teorie che vorrebbero dare un significato alla destra sulla sinistra, o viceversa; piuttosto che le braccia conserte come atteggiamento di chiusura o altro. Resta il fatto che la postura trasmette comunque un messaggio, in modo più o meno conscio, e più o meno inconsciamente chi ci sta di fronte coglie questo messaggio, che nel retrocranio contribuisce a rafforzare quella prima impressione, che è così importante sia positiva fin da subito (per ovvie ragioni).

Bene, ora arriva il bello. Si comincia davvero.
Ma ne parliamo la prossima volta....

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