lunedì 12 maggio 2014

Immagini distorte

Ricevo una candidatura e, immediatamente dopo i convenevoli di rito, mi trovo a leggere questa frase:

"Attualmente disoccupato dopo quattro anni di mobilità"

Scusa?!?!

Trovo sintomatico che una persona in mobilità per 4 anni non si ritenga disoccupato...la mobilità viene quindi percepita come uno status a sè stante, a cui si ha diritto e di cui si può godere in toto fino ad esaurimento.

Possiamo fare tutti i distinguo del caso, ma un lavoratore di qualsiasi settore, e soprattutto di quelli dove gli aggiornamenti sono necessari come nel caso dell'IT, non può permettersi di stare a casa in panciolle a godersi la mobilità a spese dei suoi concittadini, in attesa di consumare il diritto acquisito e irrinunciabile al suo assegno di mobilità.

Uno dei motivi principali per cui spero fortemente in una radicale riforma degli ammortizzatori sociali è proprio questo. La Cassa Integrazione, la Mobilità, la Disoccupazione sono strumenti nati per sostenere il lavoratore disoccupato in un momento di transizione tra un lavoro e l'altro.
Ma sono diventati solo un alibi, a volte una condizione per essere compatiti, ma sempre meno uno sprone a cercare una nuova occupazione.

Tutti i sistemi escogitati per rendere comunque efficaci queste formule spesso e volentieri purtroppo non funzionano o non sono monitorati. I Lavori Socialmente Utili non sono pubblicizzati, i deterrenti (perdita del beneficio se si rifiutano tot offerte di lavoro da parte del centro per l'impiego) non vengono applicati.

D'altra parte questi ammortizzatori si trasformano in vincoli quando l'incompatibilità con alcune forme contrattuali fa sorgere il concreto rischio di perdita del diritto a fronte di una concreta opportunità di lavoro, e allora il lavoratore preferisce prolungare la durata dell mobilità piuttosto che rischiare un contratto a progetto e comunque riprendere a lavorare...

So benissimo che non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma ogni tanto vale la pena soffermarsi a valutare quanto diseducativo e, alla lunga, dannoso possa essere il protrarsi di questa mentalità assistenzialista.

Non sarebbe finalmente ora di dedicarsi a studiare e infine applicare delle serie ed efficaci Politiche Attive del Lavoro?

4 commenti:

  1. io, da ignorante del campo, continuo a pensare che la mobilità così come è oggi, così come molti altri strumenti, non sia/siano affatto equi né democratici né giusti quando metà della popolazione lavorativa ne ha diritto e l'altra metà (i precari) no. Semplicemente non sono più sostenibili, né economicamente né socialmente, in questo mercato del lavoro spaccato in due.

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    1. Non posso che essere totalmente d'accordo.
      Oltre a snellire e adeguare la normativa dei contratti, anche quella degli ammortizzatori sociali necessita di una pesante revisione, sia dandone accesso a un pubblico maggiore ma d'altra parte anche potenziando concretamente la parte relativa alle politiche attive: ci sono studi e proiezioni che evidenziano come sarebbe più economico avviare i lavoratori su percorsi di supporto alla ricollocazione che pagare 2 anni di mobilità o CIGS...

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  2. Io sono in mobilità e provengo da cinque anni di cassa integrazione e contratto di solidarietà. Sono 10 anni che mando curriculum mirati per la mia posizione (in media una ventina al giorno) e non sono mai riuscita ad avere neppure un colloquio. Non sempre dipende da noi disoccupati

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    1. Buongiorno Chiara,
      non voglio assolutamente generalizzare nè in un senso nè nell'altro. Il mio commento alla frase che ho riportato all'inizio del blog vuole sottolineare come oramai sia radicato un concetto molto distorto di ammortizzatore sociale, che viene inteso solo come un diritto e non come un aiuto momentaneo.
      Detto questo, non voglio entrare in alcun singolo caso perchè so benissimo che ci sono molteplici varianti e le responsabilità possono essere distribuite nel più vario dei modi.
      Grazie per il commento!

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