martedì 17 giugno 2014

Il colloquio - parte 2

Ci siamo accomodati, uno di fronte all'altro, candidato e selezionatore.
E ora arriva il bello.

Tipicamente è il selezionatore a introdurre la chiacchierata raccontandoti un po' dell'azienda (chi sono, cosa fanno, quali prodotti/servizi offrono, che clienti hanno...) ma in teoria tu ti sei già preparato, vero?
Quando ti hanno chiamato per il colloquio, dovresti aver approfondito le informazioni sull'azienda, se non avevi avuto modo di farlo prima di inviare il CV o se non sei stato tu a cercarla. Quindi hai visitato innanzitutto il sito internet istituzionale, ma cercato anche dei pareri e dei feedback in generale sulla rete: questo è molto utile, per esempio, se ti chiama il decimilionesimo rappresentante della Kirby, che tu credi ti voglia offrire un posto da magazziniere ma sta invece cercando l'ennesimo commerciale da infinocchiare, promettendogli uno stipendio da favola che se ne andrà invece tutto in benzina per girare l'intero Nord Italia (true story).

A questo punto tocca a te.
Lascia da parte brividi e sudori freddi, questa è la tua occasione migliore e tu ti sei preparato apposta per questo momento. Come?
Rispondendo in anticipo ad alcune classiche, fatidiche domande.
Solitamente la prima è:

Mi parli di lei...

Vuoto. Panico da foglio bianco. Da dove comincio?
Attenzione: "Dall'inizio" potrebbe non essere necessariamente la risposta giusta.

Dovresti aver preparato, con comodo e con calma, un breve discorso introduttivo che presenti il tuo profilo (che ruolo hai, che cosa fai) in modo sintetico: 5/10 minuti potrebbero essere sufficienti per raccontare il tuo percorso professionale e far venir voglia al selezionatore di approfondire con alcune domande.
Normalmente, se hai già un po' di esperienza, è meglio iniziare da quello che stai facendo adesso, o comunque dalla tua ultima esperienza. Se sei giovane e alle prime armi, potrebbe avere senso raccontare anche il tuo percorso di studi, per motivare il tuo esser lì a proporti per una determinata posizione. In entrambi i casi, la parola d'ordine è filo rosso.
Ti porto l'esempio di un giovane candidato che, per quanto tesissimo e che aveva chiaramente imparato a memoria il discorso, mi ha davvero fatto una buona impressione per come si era preparato. Ha iniziato raccontando degli studi superiori e del primo lavoretto di circa un anno svolto in un'azienda nel ruolo commerciale; lavoretto che gli ha fatto capire di voler approfondire maggiormente le tematiche organizzative aziendali e fargli decidere di iniziare l'università, per intraprendere poi un percorso professionale indirizzato al Project management e quindi molto lontano da quello che aveva studiato inizialmente. Ha così risposto da solo ad una domanda che gli avrei comunque fatto.

Il tuo racconto deve essere quindi autoconcludente: le domande successive dovrebbero solo essere volte ad un maggiore approfondimento su determinate attività.
È possibile che ti venga richiesto di raccontare qualche specifico progetto a cui hai partecipato, o chiesto nel dettaglio l'utilizzo che hai fatto di determinate tecnologie o competenze: l'importante è essere esaustivo, non rispondere a monosillabi, ma motiva il tuo eventuale sì o no.
"Si è mai occupata della contabilità clienti?" "Sì, fin dai primi anni della mia esperienza è una tematica che ho affrontato quotidianamente" / "Non ne ho avuto l'occasione perchè l'ufficio amministrativo presso cui ho sempre lavorato era molto grande e le attività erano rigidamente suddivise tra le impiegate. Però ho avuto modo di aiutare una collega e non avrei difficoltà ad imparare in breve tempo"
Naturalmente qui la parola chiave è sincerità: non ha senso vantare conoscenze che non si hanno. Potrebbe valere la pena "bluffare" un pochino, ma se, e solo se, si è certi di poter colmare l'eventuale lacuna in breve tempo. L'esempio lampante è quello delle lingue: hai visto/letto "I Love Shopping"? La protagonista millanta una fluente conoscenza del finlandese, ma quando l'incredula ed entusiasta selezionatrice la presenta al cliente per una breve intervista in lingua...beh, puoi immaginare cosa possa essere successo.
Quindi un conto è dover riprendere l'uso di uno strumento che non adoperi da un po' (che sia un macchinario o un programma gestionale), un altro è dover apprendere da capo il tutto...e quando sei alla prova dei fatti, come si suol dire, casca l'asino.

Direi che a questo punto ti lascio il tempo di preparare la tua presentazione: vedremo poi come gestire le altre domande tipiche di un colloquio.
Buon lavoro!

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