lunedì 21 luglio 2014

Ne vale la pena?

Il colloquio conoscitivo.

Se sei un veterano della ricerca di lavoro questa formula probabilmente ti ha già messo i brividi o quanto meno ti ha generato un moto di stizza o fastidio.

Partiamo dall'assunto che un colloquio non si rifiuta mai. Poi possiamo fare dei distinguo.

Un colloquio non si rifiuta mai se stai cercando attivamente un lavoro: in particolare se a chiamarti è un'agenzia per il lavoro/società di selezione e questo per una questione puramente numerica.
Anche se potrebbe sembrare più concreta un'opportunità offerta da una azienda, prova a fermarti a ragionare: un'agenzia ha più aziende clienti e più posizioni aperte rispetto alla singola azienda, e se non va a buon fine la prima occasione, se il colloquio è andato bene ce ne potrà essere una seconda, e poi magari una terza...e così via; se poi il primo contratto termina con reciproca soddisfazione, è l'agenzia stessa la prima ad essere stimolata a proporre ad un nuovo cliente una persona con cui ha già lavorato, che già conosce e di cui ha riscontri positivi.
"Bucare" un colloquio con un'agenzia rischia di chiuderti più porte, invece di una sola.

Un colloquio non si rifiuta mai anche se se stai lavorando: non si può mai sapere cosa riserva il futuro (con tutti gli scongiuri del caso) e tenersi in allenamento male non fa. Anche essere sul mercato con le antenne dritte può aiutare a cogliere delle opportunità del tutto inaspettate, oltre a non farti trovare impreparato a ricominciare da zero nel momento in cui dovessi trovarti sul serio a cercare lavoro.


Un colloquio si può rifiutare, certo.
Se stai lavorando e non è un buon momento per chiedere permessi, se comunque a conti fatti non sei interessato a cambiare, se capisci che chi ti chiama non ha veramente una proposta concreta da mettere sul piatto. Ma per non buttare proprio via il contatto e l'opportunità, fatti comunque mandare una mail o segnati i riferimenti di chi ti ha chiamato...non si sa mai.

Anche se sei a casa non devi rispondere al 100% delle chiamate. In un altro post facevo cenno ad aziende che cercano sempre, sempre, sempre le stesse figure e poi in realtà, quando sei lì, propongono altre tipologie di attività o di contratto rispetto a quelle prospettate sull'annuncio o al telefono. In questi casi una ricerca in rete o tra i tuoi conoscenti per verificare le referenze può essere utile, o rendersi conto che il nome dell'azienda sono mesi che lo vedi ripetuto su ogni sito di annunci di lavoro (soprattutto quelli gratuiti) e sempre per le stesse ricerche di personale, e qui i casi sono due: o l'azienda è terribile e scappano tutti, costringendo l'ufficio del personale a una continua selezione, oppure offre solo contratti brevi e a condizioni accettabili solo come temporanee ("ok, intanto inizio a far qualcosa, e nel frattempo cerco altro"). Ho in mente il caso di un noto garden center delle mie parti, che da almeno 10 anni continua a selezionare magazzinieri: non ho però ancora avuto modo di capire quale sia la vera motivazione tra le due.

Quindi, un piccolo suggerimento per evitare colloqui che siano veramente inutili: non preoccuparti di chiedere maggiori informazioni al telefono quando ti contattano. L'importante è sempre usare toni cortesi e coinvolgere l'interlocutore nell'idea che le domande che stai facendo sono nell'interesse di entrambi, per non far perdere tempo a nessuno.
Sbuffare e rispondere male quando capisci che l'azienda/l'agenzia ha solo bisogno di aggiornare il proprio database potrebbe precludere la possibilità di essere contattato per il futuro...e perchè farti un autogol?

mercoledì 16 luglio 2014

Questione di...informazione?

Ok, probabilmente non dovrei prendermela, ma è più forte di me: quando capitano queste cose non posso evitare di rimuginarci sopra per cercare di trovare un perché.

Dopo quello che ha rifiutato un contratto a tempo indeterminato, adesso mi capita il ragazzo che rifiuta un contratto di apprendistato.
Sto parlando praticamente di un'assunzione a tempo indeterminato o, come minimo, di 3 anni più la possibilità di una conferma a tempo indeterminato.

Attenzione, sto parlando di un vero apprendistato, dove è previsto un percorso di crescita, training on the job, affiancamento con colleghi senior etc etc etc... non sto parlando di un finto contratto dove cerco il modo di risparmiare sui contributi assumendo una persona che in realtà è già formata.

Ma no. Non va bene. Si subodora la fregatura. Perché l'attività viene svolta in consulenza.
Bella scoperta. Sono 2 mesi che te lo dico, funziona così, non è che non lo sapevi.
Cinque giorni fa eri tutto contento all'idea di un contratto del genere, poi l'altro ieri hai ricevuto la bozza, hai voluto leggerla con mamma e papà, ci mancherebbe altro... e ora però, il giorno prima di iniziare, mi dici che non vuoi firmare, che non vuoi fare il consulente, che non avevi capito, che pensavi di firmare il contratto con il cliente...che...boh.

La verità è che si fa un gran parlare dell'apprendistato, del fatto che non decolla, che ai giovani non si danno le possibilità di imparare e di crescere, che tutti vogliano neolaureati superesperienziati ma nessuno si prende la briga di formarli...poi però si confondono consulenza e somministrazione, apprendistato e stage, assunzione e collaborazione. Perché è più facile basare una decisione importante sulla sola esperienza di un ex collega, o sul quella del cugino della cognata dei vicini di casa che lavorava in una cooperativa e lo pagavano una miseria.

La verità è che io mi arrabbio, quando succedono queste cose, magari perché la mia azienda ha perso una commessa e io e i miei colleghi abbiamo lavorato per giorni per portare a casa un bel niente. Ma mi arrabbio anche perché questo ragazzo ha perso una bella opportunità per far partire in modo interessante il suo percorso professionale, e tutto perché è stato mal consigliato da persone che non sono informate e aggiornate sui cambiamenti del mondo del lavoro, o perché lui stesso ha dei pregiudizi che nascono da un'esperienza limitatissima.

Questo ragazzo contribuisce, oggi, ad ingrossare le fila di quei giovani che "oh, poveretti, non hanno un lavoro perché non gli vien data l'opportunità" e questo, a conti fatti, forse è quello che mi fa arrabbiare di più.

venerdì 11 luglio 2014

Un anno, un compleanno


Un compleanno ti porta sempre a fare un bilancio. Il primo, poi, è forse quello più emozionante...

Un paio di settimane prima di un anno fa non avrei mai immaginato di buttarmi davvero nell'avventura di un blog, anche se sentivo di avere delle cose da dire e che avrei dovuto trovare qualche modo per dirle.

Poi una battuta, un invito forse lanciato per caso, forse no, ma sicuramente al momento giusto e, come spesso mi capita in altre faccende della vita...mi sono buttata.
In pochi giorni il blog era aperto, mille idee in testa, post iniziati e lasciati sospesi a maturare, un indice dei futuri argomenti.

Abbiamo iniziato un percorso insieme e devo sicuramente ringraziare voi che mi seguite per darmi lo stimolo a continuare, nonostante l'impegno e la fatica che ci vogliono.

A volte si affrontano temi seri, altre volte ci concediamo una risata su questo pazzo mondo delle risorse umane, altre volte ancora mi sopportate negli sfoghi a scopo catartico...

Io, nel mio piccolo, spero di essere di aiuto a chi sta cercando un lavoro, ma a voi, sicuramente, va il mio
grazie 

per il vostro passare di qui, leggere e condividere.

Un anno è passato, è volato, è semplicemente trascorso nei suoi normalissimi 365 giorni.
Ce ne aspettano altri, ora. Mi auguro siano sempre ricchi di contenuti, informazioni e interazioni.

Mi piacerebbe però, anche, che mi aiutaste a farmi capire che cosa vorreste trovare qui, nel prossimo anno: ogni suggerimento è ben accetto, potete mandarmi una mail o semplicemente scrivere un commento qui sotto...li aspetto!

Buon primo compleanno a tutti noi, allora, e...cento di questi giorni!

mercoledì 9 luglio 2014

Bon ton del networking

Una riflessione al volo su un episodio, solo l'ultimo in ordine temporale, occorsomi in ambito social network e relativo a nuove richieste di contatto.

Ricevo infatti una richiesta di collegamento da parte di un conoscente e fin qui niente di strano. Ma è fatta tramite il pulsante automatico del sito e quindi non c'è nessun messaggio aggiuntivo...
Male, malissimo.

Ok, conoscente è un eufemismo, perchè credo di non aver mai scambiato più di un saluto con questa persona: per quale motivo dovrebbe chiedermi di condividere delle mie informazioni private?

Per deformazione professionale penso che magari potrebbe avere bisogno del mio aiuto per motivi lavorativi, non è certo un mistero quello che faccio e più di una volta ho dato una mano ad amici e conoscenti...e se la risposta è questa, perchè non mandarmi un messaggio di spiegazioni? Se i filtri della privacy non te lo consentono, abbiamo decine di conoscenze in comune, fatti dare i contatti da qualcuno di loro...

Ho anche pensato che magari mi stesse contattando per organizzare una festa a sorpresa per la moglie...ma anche qui, ci sono altri modi meno meccanici e freddi per coinvolgermi...

Tutta questa mia perplessità mi porta quindi a pensare che la diffusione dei vari network, sia social che professional, non sia sufficientemente corredata da una adeguata educazione o riflessione su di essi.
So di non dire niente di nuovo, ci mancherebbe. Però ogni tanto un minimo di buonsenso applicato anche a questo web2.0 potrebbe aiutare a gestirlo in modo più efficace...

Se l'episodio fosse avvenuto una decina di anni fa, via lettera/mail o via telefono/cellulare, il tutto sarebbe iniziato con un "Buongiorno/Ciao, ho avuto il tuo indirizzo/numero da PincoPallino. Scusa il disturbo, ma ti cercavo perchè..."

Ora è tutto molto rapido, ci si sofferma poco a selezionare i contatti e ancora meno a riflettere su quale potrebbe essere la reazione dell'altro alla ricezione di un invito da parte di uno sconosciuto.

Tu ci pensi mai?



lunedì 7 luglio 2014

Luglio col bene che ti voglio...

Sarà l'estate, sarà l'aria di vacanza, sarà che evidentemente è meglio una gallina domani piuttosto che un uovo oggi...
Sarà che tutta 'sta crisi forse se la sono inventata i giornali, o che non ci sono più le mezze stagioni...

Non lo so.

So solo di essere nera, nerissima. E non certo per l'abbronzatura.

Sarebbe dovuta venire lunedì a firmare un contratto a tempo determinato, 6 mesi, più concrete possibilità di proseguire la collaborazione perchè conosciamo bene il cliente e il suo modo di lavorare.
Venerdì l'ho chiamata per confermare l'appuntamento e mi ha comunicato di non sapere se firmare con noi per via di un'altra proposta che ha aperta, e su cui dovrebbero darle conferma a settembre.

A settembre.

Siamo a luglio: oggi firmi e mercoledì inizi. Lavoreresti con noi per quasi 2 mesi prima di sapere se (SE) ti confermano dall'altra parte. Ti ho anche detto che, se dovessero prenderti dall'altra parte con una proposta migliorativa, non avrei nemmeno niente da obiettare, ci mancherebbe.
Evidentemente meglio fare una settimana di vacanza ad agosto che ricevere quasi 2 mesi di stipendio. Mi rendo conto.

Dopo tutto, mi avevi anche detto di non preoccuparmi per i periodi di ferie che avevi preso, perchè eri a casa e ci tenevi a questa opportunità.
Mi avevi detto di essere contenta, che il progetto era interessante.

Oggi mi dici che preferisci aspettare settembre e se poi la cosa non andasse in porto ci risentiamo per vedere se abbiamo ancora bisogno.
Amica mia, non credo proprio che ti ricontatteremo.


martedì 1 luglio 2014

Il colloquio - parte 3

Hai esposto la tua bella presentazione, preparata con cura e perfezionata con la pratica. Se sei stato fortunato, nessuno ti ha interrotto, altrimenti non dovrebbe essere stato difficile riprendere il filo del discorso.

Ora è il turno del selezionatore di approfondire la tua esperienza con alcune domande mirate, che saranno più o meno tecniche a seconda del tuo ruolo.

Ricorda sempre di rispondere sinceramente, in maniera sintetica ma contemporaneamente esaustiva, possibilmente corredando le tue motivazioni portando degli esempi a supporto. Sia sul CV che durante il colloquio, niente rende più concreto, solido e memorizzabile il tuo racconto che un bel mazzolino di esempi pratici... con parsimonia, ovviamente: non devi ammazzare di noia il tuo interlocutore!

Questo vale innanzitutto per le attività che hai svolto, ossia per specificare che le competenze che dichiari le hai pure messe in pratica: quindi non un semplice elenco delle caratteristiche generali che il tuo ruolo ti impone, ma anche il racconto di episodi, progetti, attività in cui sono state usate.

Ma vale anche per caratteristiche personali che ti vengono attribuite o che dici di possedere: parlo della temuta domanda:

mi elenchi 3 pregi e 3 difetti...

Stai sorridendo: è una domanda che ti hanno già fatto e ti sei trovato spiazzato, almeno la prima volta, perché non pensavi che te la ponesse sul serio qualcuno...hai pensato che fosse una leggenda metropolitana, come chi chiede il colore preferito o il segno zodiacale e l'ascendente...
Ma da quando ho scoperto che queste domande qualcuno le fa davvero, beh, non mi stupisco più di niente.

Tornando alla fatidica domanda... personalmente non la utilizzo mai, come anche la sua sorella "cosa pensano di lei i suoi colleghi/amici/parenti/fidanzato", anche se rispetto a quest'ultima un senso in teoria ce l'ha, ed è anche in questo caso un'arma da rigirare a tuo vantaggio perché è qui, ancora una volta, che hai modo di far sapere al selezionatore quello che vuoi che sappia di te. Sempre che ti sia preparato prima e non ti faccia cogliere in fallo.

Ti spiego: lo scopo della domanda è capire che percezione tu abbia di te stesso. Se ti colgo impreparato, potrei avere maggiori chances di capire che tipo sei. Ma se tu hai ragionato sulla domanda, dovresti aver tirato fuori dal cilindro le qualità migliori che ti contraddistinguono. Attenzione: siamo pur sempre a un colloquio di lavoro, quindi restringi il campo all'ambito professionale!

Un'altra cosa: sii originale.

E no, "simpatica, solare, estroversa" non è una triade che funziona, non fuori da The Club per lo meno.

Comunque di solito trovare 3 pregi è il minore dei problemi, a meno che tu abbia un'autostima sotto le scarpe. Quello che è più problematico è recuperare 3 difetti che non portino alla conclusione del colloquio entro 30 secondi. Il trucco, qui, è di trovare dei finti difetti, che in realtà possono essere visti con occhio favorevole. Il classico esempio? "Sono molto preciso, quasi pignolo", oppure "Se non ho portato a termine un lavoro non riesco a darmi pace". Ovviamente non vale usarli davvero a colloquio perché se sono sempre quelli poi il selezionatore mangia la foglia...
In alternativa, potrebbe essere utile identificare, più che dei difetti, delle aree di miglioramento: "Non ho avuto significative esperienze di gestione di collaboratori ma sono certa di non incontrare grandi difficoltà". Anche qui, ovviamente, il tutto deve essere vero: bluffare, alla lunga, non paga.

Ci stiamo avvicinando al termine del colloquio. Ancora un po' di pazienza: prossimamente affronteremo il tema del contratto e della retribuzione.

Nel frattempo... ti sono capitate altre domande strane che ti hanno lasciato a bocca aperta e a cui non hai saputo rispondere in maniera soddisfacente? Scrivile nei commenti e vediamo insieme cosa avresti potuto dire!