venerdì 12 giugno 2015

[Letto per voi] Volevo fare l'astronauta


Wow, che storia, questo libro. Anche pericoloso, volendo: da leggere con cautela, non adatto ai cuori deboli e agli animi vacillanti...

Era tanto che non mi capitava di leggere un libro così, di quelli che ti fanno riflettere, ragionare anche quando lo richiudi, scendi dal treno e ti avvii verso l'ufficio.

"Potenzialmente, un terremoto esistenziale", dicevo presentandotelo dopo aver letto solo poche pagine, e te lo confermo a lettura ultimata.

In pratica, in tutto il libro non farai altro che chiederti

sono felice?

mi piace il lavoro che faccio? mi soddisfa? sto seguendo la mia vocazione?

Ecco: vocazione è il termine chiave, ripetuto fino alla nausea in ogni pagina, ma estremamente efficace; è la chiamata del cuore, quella che gli autori ti invitano a seguire, facendo tacere la voce della ragione e la voce "del popolo", che ti ancorano a terra con obiezioni spesso di natura solo materiale, ma che non ti danno gli stimoli per seguire il tuo istinto.

Ok, detta così sembra tutto molto idealistico: facciamo tutti quel che più ci piace e via.
Ma comunque no, non è questo che si intende. Ovvio: stiamo comunque parlando di lavoro!

In concreto: il libro si apre con qualche pagina di teoria molto ben formulata, ma la parte interessante è data dalle storie che occupano la gran parte del volume, perché calano nel concreto quanto espresso nelle prime pagine.
Ogni storia è diversa, racconta come il protagonista abbia raggiunto, o stia raggiungendo, il compimento della propria vocazione, facendo emergere chiaramente gli elementi che possono aiutare nell'individuazione della propria realizzazione personale e professionale.

Accompagnano e aiutano nell'autoanalisi anche delle schede con domande che prendono spunto da ogni storia e che pungolano in maniera mai banale la tua coscienza, per farti riflettere e ragionare su dove sei ora, per capire se stai andando dove volevi o se nel viaggio hai sbagliato sentiero.

Ma come si riconosce la vocazione? con un profondo lavoro di conoscenza di se stessi, partendo dalle proprie attitudini, dai propri gusti, dalle proprie passioni, non trascurando ma anzi dando il giusto peso anche alle passioni dell'infanzia e della prima giovinezza.
A volte è facile, la tua vocazione è semplicemente seguire quella passione a cui non potresti rinunciare nemmeno volendo, perché per te è come l'aria che respiri, e tutto viene naturale e spontaneo.
Altre volte occorre un po' più di concentrazione, per capire come alcune attitudini possano essere convogliate in una professione.
Altre volte ancora si vede la meta ma non la strada per raggiungerla, e allora ci si blocca, in stallo, su una fastidiosa incertezza.

Tutto questo si colloca molto bene all'interno del tema a me molto caro (e ultimamente anche piuttosto ricorrente) dell'orientamento professionale. Anche se non so se lo consiglierei a chiunque, per paura di scoraggiare o ancora confondere chi non è molto sicuro di sé stesso.

Certamente invece lo darei in mano a chi si sente insoddisfatto del proprio presente lavorativo, e percepisce di poter dare di più se solo fosse in un altro contesto. E allora gli spunti, le domande, le riflessioni potrebbero aiutarlo a capire la sua vera vocazione e magari ad abbattere i muri di obiezioni più o meno ragionevoli, per riuscire finalmente a realizzarsi.

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