venerdì 23 dicembre 2016

Sotto Natale, alla fine dell'anno

Povero piccolo blog trascurato...
Riuscirò a mantenere i buoni propositi per il 2017?
Riuscirò a dedicarti il tempo che meriti
A realizzare i progetti che ho per te
A farti crescere
A garantire delle pubblicazioni un pochino più regolari?

Come tutti gli anni, proveremo a metterci di impegno...

Tu abbi un po' di pazienza!

L'affetto non manca, l'intenzione pure, ma faremo in modo che non sia solo il pensiero a contare ;-)

Per il momento, a te lettore che passi di qua lascio un augurio per un sereno Natale.

martedì 15 novembre 2016

Dignità


"Grazie e scusa se ogni tanto ti disturbo …. Ma il lavoro rende la dignità alle persone ed è nostro dovere tentarle tutte"

Così mi scrive un amico, dopo avermi inoltrato il curriculum di un conoscente.

Ogni tanto mi capita di ricevere CV segnalati da parenti e amici, e faccio quello che posso: li chiamo per un colloquio se sono nel mio settore, do qualche dritta su come sistemarlo o su che canali utilizzare per cercare lavoro. Mi capita di incontrare ragazzi appena usciti da scuola o dall'università per un minimo di orientamento...

Lo faccio volentieri, non è un peso.
Ma ecco, la frase di oggi mi ha restituito una dimensione etica che ogni tanto è bene far tornare al suo posto: proprio lì, davanti agli occhi, a ricordarci (a me e ai miei colleghi recruiter), che comunque abbiamo anche una responsabilità sociale, di cui a volte sottostimiamo il valore.

Grazie Marco.

domenica 13 novembre 2016

Cominciamo bene...

"Buongiorno, sono Chiara di xxx, la chiamo perchè ho ricevuto il suo curriculum..."

"Sto mangiando. Sono al ristorante."

"Ah, capisco. Preferisce che la richiami più tardi?"

"Sì, no, ma non sono interessato... (momento di pausa seguito da domanda dubbiosa) ma per che cos'era?"

"Le stavo dicendo che ho ricevuto il suo curriculum da suo zio, volevo chiederle se è disponibile per un colloquio nei prossimi giorni..."

"Ah, eh, sì, certo. Scusi, credevo fosse quella della TIM. La posso richiamare tra un'ora?"



martedì 6 settembre 2016

Come cercare lavoro - il network

In Italia non si va da nessuna parte senza una raccomandazione!

Vero? Falso? Dipende?

Non sono così ingenua da pensare che non sia vero: ci sono tanti (troppi) posti occupati da persone che sicuramente sono lì per motivi diversi dalle loro competenze, a discapito di profili che ricoprirebbero molto più degnamente il ruolo, con beneficio di tutti: azienda, clienti, fornitori, società civile.

Però qui voglio fare un distinguo: un conto è "la conoscenza", un altro è il network, la rete di conoscenze.

In questo post non voglio parlare di come sfruttare il "carissimo amico" per entrare a spintoni in un ruolo che non è tagliato per te e dove c'è alta probabilità che riesca a far danni.
Voglio invece farti riflettere su come i tuoi contatti siano una risorsa che può portare vantaggio a tutti.

Sei nella situazione in cui stai cercando lavoro, perchè non ce l'hai o perchè vorresti cambiare. La prima cosa che ti viene in mente è "annunci di lavoro": OK, corretto, procedi.
Ma devi sapere che i posti pubblicizzati non sono che la punta dell'iceberg rispetto a tutte le posizioni vacanti. In tanti casi le aziende, per i motivi più diversi, preferiscono muoversi innanzitutto in modo meno ufficiale, chiedendo a dipendenti e conoscenti di presentare profili in linea con la loro esigenza.
Ed è proprio qui, in questa fase, che il valore della propria rete ha un'impennata non da poco.

"Ma io come faccio a sapere quali aziende cercano uno come me?"

Non puoi, è ovvio, a meno di avere una sfera di cristallo. Quindi cosa puoi fare?

Fai sapere ai tuoi contatti che stai cercando lavoro, ma sii circostanziato e preciso: non basta dire "ehi, sto cercando lavoro, se senti qualcosa fammi sapere!" perchè non devi dare per scontato che il tuo contatto sappia che competenze hai e a che cosa stai puntando. Spiegaglielo quindi nel migliore dei modi: più dettagli fornisci più c'è la possibilità che si accenda qualche sinapsi e possa creare un collegamento utile.

"Ma..."

So cosa stai pensando: almeno una tra queste cose:
- mi vergogno a far sapere che sto cercando un lavoro
- non voglio essere raccomandato
- non voglio essere debitore di un lavoro

Prova però a pensare invece che:
- chi ti conosce e sa come lavori, fa già una selezione delle opportunità da sottoporti
- se non fosse certo delle tue competenze e del fatto che farai bene, sarebbe sciocco a spendere la sua reputazione nel presentarti, no?
- oggi a me, domani a te ;-)

Qui, per esempio, trovi il racconto concreto di come può avvenire questo passaggio di informazioni.

Ci sono poi modi diversi di organizzare il lavoro sul proprio network, e LinkedIn per esempio è uno strumento molto efficace.

Ma per il momento credo di averti già dato un po' di materiale su cui riflettere, per lo meno per limitare i tuoi pregiudizi e apprezzare qualche vantaggio...che ne dici?

martedì 30 agosto 2016

La discriminazione nel 2016

La discriminazione nel 2016 passa anche da quello che sta seriamente pensando di scartare un candidato ad una selezione per una figura di help desk...
Non perché il soggetto in questione non sa fare il suo lavoro.
Non perché si presenta male, puzza, ha duecentomila piercing e non lo puoi presentare agli utenti VIP dell'azienda cliente.
Non perché non spiccica una parola di italiano e parla come se avesse un'arancia in bocca.
No.
Lo scarta perché zoppica leggermente.
Ed è noto che un help desk, che si occupa di supporto informatico agli utenti, deve scattare più di Usain Bolt per raggiungere l'utente e risolvergli il problema.

non ho messo questa foto a caso:
questa rondinella è stata "scartata" dal nido
a causa di una zampa...difettosa

La discriminazione nel 2016 passa anche dal candidato che, durante il colloquio, si rivolge al mio collega (attualmente in stage nell’area commerciale) con la granitica convinzione che sia lui quello più preparato dal punto di vista tecnico.

Foto di Caylin da Flickr, utilizzata con Licenza Creative Commons

sabato 30 luglio 2016

Il lavoretto estivo

Ho incontrato la candidata ideale. Dio, che soddisfazione.
CV perfetto, coerente, concreto. Esperienze lavorative mirate all'obiettivo.
Colloquio quasi perfetto, tutte le scelte motivate e contestualizzate, il giusto mix di orgoglio personale e consapevolezza di avere ancora tanta strada da fare...
"Praticamente perfetta sotto ogni aspetto", come direbbe Mary Poppins.

Iniziavo così un post, un anno fa, rimasto nelle bozze fino ad adesso.
E perchè tirarlo fuori ora? Per una semplice coincidenza, un incrocio di link.

immagine dal web
Nella bozza era salvato anche l'indirizzo di questo articolo di Paola Caruso su La Nuvola del Lavoro, perchè la ragazza in questione è una di quelle che sembra avere le giornate di 48 ore e l'energia delle Duracell unita a quella delle Energizer, e quindi mentre studiava per gli esami universitari occupava il tempo rimanente in svariati lavoretti, e in particolare cresceva come cameriera in un ristorante della sua zona.

Ora è tornata alla mia attenzione la tematica dei lavoretti estivi perchè mi è stata segnalata questa app, Vicker, che funge da punto di incontro tra chi il lavoretto lo cerca e chi lo offre: "Sarai connesso ogni giorno a un universo di opportunità lavorative adatte alla tua sfera di competenza", recita il sito.

A parte l'evidente riscontro economico, vale la pena cercare qualcosa da fare in estate?

A quanto pare sì:
Oltre alla soddisfazione economica e personale (sentirsi utili non ha prezzo), il lavoretto estivo produce un effetto positivo a lungo termine: rende i ragazzi più competitivi da adulti. Più abili a fare carriera.
Lo ha evidenziato uno studio canadese pubblicato sulla rivista Research in the sociology of work realizzato su un campione di 246 mila soggetti presi in esame dai 15 anni fino ai 25.
Secondo la ricerca, gli over 25 con lavoretti estivi alle spalle dimostrano di avere una marcia in più: capiscono come funziona il mondo del lavoro prima di entrarci veramente, scoprono abilità prima ignorate, sviluppano skill trasversali, imparano ad andare a caccia di un impiego in maniera efficace. In altre parole, centrano gli obiettivi con meno fatica. Non solo.
La cosa più importante è che costruiscono network di relazioni che in futuro possono servire. (P.Caruso, "Il lavoretto estivo che aiuta a fare carriera")
Competenze trasversali, dunque, e networking.
Mica male, eh?

Se non ti basta, ti lascio anche questa testimonianza, corredata da utili informazioni nel caso tu (o tuo figlio) fossi ancora minorenne.
Insomma, figlia mia: secondo me la baby sitter o la cameriera nelle pizzerie la puoi fare. Anzi, la devi fare: ho già messo in giro la voce.
Mi aspetto un abbraccio riconoscente, invece mi arriva un urlo “Cosa hai fatto!?” grida la ragazza, costernata “Così tutti sapranno che cerco un lavoro. Nessuno dei miei amici e conoscenti lavora. È così.. umiliante!”
E rimango così, sgomenta, a chiedermi dove ho sbagliato. (Genitoricrescono.com)
 
Foto di daveynin utilizzata con licenza CC Flickr
Hai voglia di raccontarci la tua esperienza?

mercoledì 27 luglio 2016

L'onesto indeciso

Estate, iniziamo a pensare alle vacanze, stanchezza, colloquio a fine giornata e filtri mentali rilassati...e questi sono i risultati:
Fare il docente non mi è dispiaciuto, mi sono trovato bene...ma anche un po' male (dipende dalle classi). Però mi piacerebbe provare a fare qualche concorso, è un po' il mio obiettivo, perché in estate vorrei avere due mesi di ferie perché sa, ho la barca, e mi spiace non sfruttarla, mi piacerebbe fare le vacanze in giro per il Mediterraneo.
...
Però lavorare in banca mi interessa: è un po' il mio obiettivo.

venerdì 22 luglio 2016

La trave e la pagliuzza

Sarà il caldo, ma ogni tanto il livello di acidità si alza...

A volte ci stupiamo di come alcuni candidati rispondano malissimo a semplici mail dove cortesemente chiediamo se sono disponibili o meno a valutare delle proposte professionali: in fondo, bastava un "no, grazie". Vabbè, ci rimani male, magari ti fai una risata e poi appendi la stampa al muro dell'ufficio per tirarti sul il morale nei momenti bui.

A volte ricevi delle mail esilaranti, altre volte invece, semplicemente ti chiedi: ma perché? perchè tirarsi la zappa sui piedi da soli?

Salve,
Normalmente prima di propormi ad una candidatura vorrei sapere cosa c'è di concreto per me.
Inoltre, se mi posso permettere, non mi aspetto che una società di consulenza HR per il mondo IT mi chieda di compilare un questionario in word, ma che almeno sviluppi una survey online.
Ho dato un'occhiata al documento e non ho visto niente che non si possa reperire tramite linkedin, Monster o simili.
Se non vi sono sembrato inutilmente polemico, allora aspetto una vostra telefonata al 3124567890 per lasciarvi la possibilità di presentarmi una proposta concreta
(faccina con sorriso smagliante).
Vi ringrazio per aver posto la mia attenzione su di me

Al di là di alcuni appunti che potremmo anche condividere, in generale magari come primo approccio non è il massimo della vita stare a puntualizzare sulle modalità di selezione di chi ti contatta...

Ma la ciliegina sulla torta è tutta qui: segnalarci la nostra inadeguatezza tecnologica, e presentarti come web developer/web designer/grafico con il tuo sito fermo al web 1.0...
Diciamo che avremmo apprezzato maggiormente il suggerimento di introdurre una "survey online" se fosse pervenuto da qualcuno con maggiori argomenti dalla sua (faccina con occhiolino complice)





mercoledì 29 giugno 2016

Un obiettivo in testa

Sono un po' commossa, lo ammetto.

Ho appena salutato un ragazzo di 19 anni, diplomato la scorsa estate, che ho convocato a colloquio io per una nostra esigenza interna.

Non ha esperienza, qualche lavoretto saltuario per pagarsi la macchina, ma quelle piccole informazioni sparpagliate sul CV mi segnalavano le caratteristiche personali che stavo cercando.

L'ho chiamato, non ha risposto.
Ma ha richiamato quando ha visto la telefonata persa.

Gli ho spiegato l'attività, non l'ha capita benissimo, mi ha chiesto se poteva richiamarmi la settimana seguente.
Mi ha ricontattato il giorno successivo e mi ha chiesto se era possibile comunque sostenere il colloquio: OK!

Oggi è venuto, gli ho spiegato bene cosa cerchiamo, mi son fatta spiegare bene il suo percorso di studi, le esperienze che ha avuto e cosa vuole fare da grande.
Ho capito che i nostri obiettivi non coincidono e, molto onestamente, gli ho detto che non avrei proseguito con la selezione.

E cosa mi ha commosso, quindi? Il fatto che abbia chiaro cosa vuole fare. Non al 100%, è ancora un po' fumoso l'orizzonte, ci mancherebbe...ma almeno è onesto nel dichiararlo.

Diciamo che per lo meno ha una vaga idea dei passi da compiere per realizzarlo.

Capisco che magari possa non sembrare molto, ma di fronte a schiere di NEET (giuro, prima o poi parlo anche del libro!) che vagano come zombie nel mercato del lavoro (semicit.), un senso basilare di quale strada intraprendere mi dà comunque fiducia nel futuro di questo ragazzo.

Spero solo di avergli trasmesso il concetto di non aver "bucato" il colloquio, ma solo che la sua visione di futuro non è coerente con le nostre necessità.




giovedì 9 giugno 2016

Piccolo suggerimento


Se non stai cercando lavoro, se non sei disponibile ad un colloquio, se non sei pronto a cambiare...
Non aggiornare il tuo CV sui siti tipo Monster: è come se vedessi il nuovo volantino della pizzeria sotto casa, chiamassi per avere la tua 4 stagioni e ti sentissi dire che hanno appena chiuso.


giovedì 31 marzo 2016

Intervista

Che emozione, questa volta è toccato a me :)

Non sto parlando di un colloquio, anche se le domande ci sono state e ho dovuto rispondere!

La faccio breve: oggi sul blog di Altamira, una società che produce software per la gestione di diverse tematiche legate alle Risorse Umane in azienda, trovate una intervista fatta proprio a me :)

Si parla di recruiting, outplacement, colloqui...qualche dritta spunta sempre fuori, anche in posti inaspettati...

Buona lettura!

martedì 1 marzo 2016

La selezione ai tempi dei social

Ecco, è successo. L'ho fatto anche io.

Ho visto un CV che avrei preso in considerazione per una posizione nel nostro organico interno, ho cercato la persona su Facebook, ho dato un'occhiata veloce al suo profilo.
E poi no, non l'ho chiamata.

A quanto pare faccio parte di quel 35% di recruiter che, secondo Adecco, hanno "escluso un candidato dal processo di recruiting dopo aver visualizzato i suoi profili social".

immagine tratta da Adecco Work Trends Study 2015

E l'ho fatto per "Commenti negativi sui datori di lavoro attuali o precedenti".

Questo mi ha portato ad alcune riflessioni sull'uso dei social, sulla web reputation, e sulla correttezza o meno di cercare referenze su Facebook.

Nei CV che ho letto ultimamente, tutti di ragazzi under 30, ho notato l'indicazione dell'uso dei social fra le competenze: l'informazione mi ha stupito, ma a ragionarci sopra in effetti è una competenza che potrebbe essere opportuno inserire. Anche se alcune domande mi sorgono spontanee: ma questo uso è davvero corretto? Il candidato sa davvero usare Facebook, LinkedIN, Twitter? Oppure è come quando si indica "Inglese discreto" e poi a colloquio una semplice domanda mette in crisi e non si spiccica una parola?

Cosa vuol dire che si sanno usare i social? Che sai pubblicare uno stato, una foto, un video su Facebook? O piuttosto che conosci i livelli di privacy da assegnare al mio profilo o ad ogni singolo post? Che hai una capacità critica sufficiente per valutare il peso di un post che leggi e decidere se condividerlo o meno? Sai come filtrare, almeno in parte, i contenuti della tua timeline?

Tornando al mondo del lavoro: la tua presunta capacità di utilizzare i social è quello che un potenziale datore di lavoro cerca? Voglio dire: se non vuoi far sapere al mondo quello che pensi o quello che fai, imposti dei filtri di privacy. Ma se non sai gestire la privacy personale, come faccio a fidarmi della tua gestione della privacy aziendale sui social? D'accordo, non sono l'NSA, però preferirei che i miei dipendenti e collaboratori mantenessero un certo grado di riservatezza sulle questioni lavorative: se ad una analisi superficiale mi appare in tutta la sua evidenza la tua mancanza di competenze in tal senso, è un po' come vedere una versione "allargata" del tuo curriculum, o come chiedere delle referenze ad un tuo ex datore di lavoro.

Riassumendo: mi pare una buona mossa quella di indicare il grado di conoscenza e correttezza d'uso dei principali social (anche qui vale la pena evidenziarli maggiormente se diventano anche uno strumento di lavoro...), ma come in tutte le altre informazioni presenti sul CV non vale bluffare: tanto tutti i nodi vengono al pettine!

giovedì 25 febbraio 2016

Cortesia

Colloquio fissato ieri per oggi, ore 15.00

Le 15.00 oggi arrivano e poi passano. Passa il quarto d'ora accademico, ma alle 15.20, giusto per capire come organizzarmi e su che cosa mettermi a lavorare nell'attesa, chiamo.

"Buongiorno, la chiamo perchè avevamo fissato un colloquio per oggi alle 15.00..."

"Ah, sì, è vero, volevo chiamarvi ma stamattina sono stata impegnatissima e poi mi è uscito proprio di mente e non vi ho più chiamato... è che ho trovato un altro lavoro"

"Capisco, d'accordo."

"Mi scusi..."

Non c'è amicizia, non c'è convenienza, non c'è cortesia e arrivando non ho visto neanche l'ampio parcheggio all'ingresso. 
(Elio e le Storie Tese - Tapparella)

venerdì 19 febbraio 2016

Perché lei no?

Lo dico spesso: "Dietro ad un grande uomo, c'è sempre una grande donna!"

Questo però non significa dover prendere la cosa proprio in senso letterale: per esempio ai colloqui non è bene farsi accompagnare dalla mamma...ma nemmeno dalla fidanzata!

Questa la scena vissuta dalla mia collega:

- Buongiorno! Prego, si accomodi.

- [indicando la fidanzata] Può entrare anche lei?

- [collega esterrefatta] Beh, sarebbe meglio di no...

[segue occhiataccia della fidanzata]

Entrano nella sala, la collega sta per chiudere la porta ma...

- Quindi non può entrare? Tanto si mette lì e ascolta e basta...

- Direi di no.

La fidanzata ci rimane molto male, il candidato pure, ma la collega chiude la porta.

Grazie a Mario per il meme :)

lunedì 8 febbraio 2016

Il valore aggiunto

Un mesetto fa ho riportato sulla pagina Facebook quanto scrive un'azienda inglese in campo musicale come consiglio per una buona candidatura:
"It’s not a great idea to mention in the cover letter a) how much you love music or what a great DJ you were, b) how YOU will grow working in a new role for us. In your cover letter you should highlight the qualities and abilities that you can bring to the job postition you are applying for. Or whatever you want just not a) or b). "
 "Non è una grande idea quella di menzionare nella lettera di presentazione a) quanto ami la musica o che grande DJ saresti, b) come TU crescerai lavorando con noi ricoprendo un ruolo per te nuovo. Nella tua lettera dovresti evidenziare le qualità e le competenze che puoi portare nella posizione per cui ti stai candidando. O quello che ti pare, solo non a) o b)."
Mi aveva fatto sorridere per il tono scherzoso, che però sottolinea un aspetto che spesso viene poco considerato, sia nella lettera di candidatura che nel colloquio.

Quest'oggi, per esempio, un candidato ha passato buona parte del colloquio a lamentare il fatto che nelle richieste di lavoro si ricerchi sempre Mazinga, mentre basterebbe accontentarsi di qualcuno un po' meno preparato e lasciare spazio alla formazione. Mi ha praticamente implorato di "sponsorizzarlo" presso i nostri clienti e mi ha ripetuto più e più volte su quali tecnologie potrebbe specializzarsi se potesse lavorare con noi.


E qui sta il punto, come dice anche l'azienda inglese: quello che si dovrebbe sempre sottolineare, alle società a cui ti proponi, è il valore aggiunto che puoi portare tu a loro, non il contrario.
Prova a metterti nei loro panni: se dovessi assumere qualcuno, cercheresti chi ti potrebbe aiutare a far crescere la tua attività, o qualcuno a cui devi star dietro perchè deve imparare la metà delle competenze che tu hai bisogno siano già attive?

Attenzione: non sto dicendo di vendere quello che non si ha. Va benissimo affermare la disponibilità ad apprendere le conoscenze che mancano, ma come chiosa finale, non certo come cavallo di battaglia o per rispondere all'insidiosa domanda "Perchè dovremmo assumere lei?"

Prima di recarti ad un colloquio a cui tieni, prima di inviare il CV ad una azienda che ti interessa davvero, fai questo esercizio e chiediti:
Qual è il valore aggiunto che posso portare?

Giocarti questa carta (senza essere spocchioso, naturalmente!) darà l'impressione al Selezionatore di avere davanti a sè una persona che conosce il suo valore e sa quali sono i suoi punti di forza.

Ci vuoi provare?



domenica 24 gennaio 2016

Eduscopio: cos'è, a cosa serve, perchè è uno strumento interessante su più fronti.

Ok, non avevo capito un'acca. Quindi, ora ricapitoliamo per bene.


Qualche giorno fa sulla pagina Facebook avevo segnalato con entusiasmo un sito, che avevo scoperto tramite la newsletter di Pietro Ichino. Avevo letto e sfogliato un po' velocemente dal telefono e la faccenda mi aveva entusiasmato...anche perchè questo è un periodo abbastanza caldo per il tema orientamento scolastico, tra scelta della scuola e preiscrizioni on line.



Comunque in pratica la Fondazione Giovanni Agnelli ha creato Eduscopio, uno strumento per il monitoraggio degli istituti scolastici di formazione secondaria, misurandone la qualità attraverso un valore oggettivo, quali i risultati degli esami universitari degli allievi.

In questo modo fornisce un metro di valutazione sia agli studenti e alle famiglie per la scelta della tipologia di studi e di scuola, sia per gli istituti stessi, come sprone (si spera) ad una riflessione e ad un miglioramento continuo della propria offerta formativa e della sua qualità.

Se volete provare a vedere come funziona, potete farlo direttamente da questo link


Attenzione però:  

"le informazioni offerte sono particolarmente utili a comparare la qualità dell’offerta formativa dei percorsi liceali e di quelli tecnici, per i quali il passaggio successivo verso studi di livello universitario è considerevole e comunque più probabile. Eduscopio non offre invece informazioni sui percorsi più professionalizzanti (istituti professionali e formazione professionale regionale) la cui missione formativa andrebbe valutata innanzitutto sulla base degli esiti occupazionali degli allievi."


Proprio per questo motivo, è nato da poco EduscopioLavoro, che era quello segnalato da Ichino, e che al momento è ancora in fase Beta:

Dopo il successo di Eduscopio.it che consente agli studenti di confrontare licei e istituti tecnici sulla base della loro capacità di preparare agli studi universitari, nasce EduscopioLavoro. 
EduscopioLavoro offre a studenti e famiglie informazioni semplici e comparabili su come gli istituti tecnici e professionali – statali e paritari - preparano i propri studenti per il mondo del lavoro. In particolare, analizzando i risultati lavorativi ottenuti dai diplomati di ogni singola scuola, EduscopioLavoro prova a dare una risposta chiara alle domande “Se frequentassi questa scuola …”:... troverei lavoro dopo il diploma?... quanto tempo impiegherei per avere un primo contratto di lavoro significativo?... farei quello per cui ho studiato e mi sono preparato o si tratterebbe di un lavoro qualsiasi? 
Ma oltre a questo EduscopioLavoro è in grado di dare numerose altre informazioni preziose. Ad esempio, può dire se i diplomati di una scuola hanno accesso a occupazioni più o meno stabili (contratti a tempo determinato/indeterminato), qual è la quota di lavori saltuari (contratti di pochi giorni) rispetto a quelli significativi (almeno 1 mese), quanti sono coloro che lavorano ma studiano anche all’università, quanto lontano da casa trovano lavoro i diplomati.

Ti ho abbastanza incuriosito? Non è uno strumento molto utile?


Su, confessa: adesso vuoi vedere com'è posizionata la tua scuola, vero? Puoi farlo da qui!


Detto questo, per me è ancora presto per utilizzare questo strumento, ma ne terrò traccia, sperando che tra qualche anno sia ancora esistente ed aggiornato...nel frattempo vado a iscrivere il grande alla scuola primaria ;-)



NB: i corsivi sono presi dai rispettivi siti Eduscopio.

mercoledì 20 gennaio 2016

Prendere per mano

Mi capita sempre più di frequente di fare colloqui di orientamento anziché di selezione, quando incontro dei giovani candidati.

Ultimamente è diventato un mio pallino, è evidente, ma è anche evidente che sempre più inciampo in casi come quello di oggi, dove un ragazzo con meno di 2 anni di esperienza nella consulenza e ancora davanti a sè un anno e mezzo di apprendistato, pur soddisfatto del suo lavoro e desideroso di proseguire il percorso intrapreso, si candida "al buio" (senza rispondere ad un annuncio) dal nostro sito e si dichiara interessato ad una posizione che non è coerente col suo percorso.

Dopo 5 minuti, dopo avergli espresso le mie perplessità e dopo avergli consigliato di rimanere dov'è e consolidare la sua posizione, ha concordato con me e mi ha ringraziato del confronto.

Sono uscita perplessa, da questa chiacchierata: sono io che sto esagerando, o i ragazzi hanno sempre più bisogno di essere presi per mano e guidati?

giovedì 14 gennaio 2016

Neet: un modo, forse, per prevenire alla radice...

Alla riunione per la scuola primaria, ieri sera, la dirigente ha detto tante cose: su alcune sono d'accordo, su altre un po' meno (anche se non me le ricordo e quindi forse niente di eccessivo...) ma un concetto mi ha fatto pensare, e ancora non ho capito se in positivo o in negativo.
Ha parlato di comptetitors dei nostri bambini. Bambini coreani, giapponesi, americani che a 6 anni sono più avanti dei nostri, che sanno accudire un fratellino e scaldarsi la minestra (per lo meno i coreani, gli americani non lo so).
Ora io non so se a 6 anni la cosa può essere esagerata, avere un aspetto molto aziendale e troppo orientato al business, la minaccia di rubare l'infanzia a questi poveri cuccioli che già crescono troppo in fretta...
Però, ripensandoci, forse è stato solo il termine "competitor" che mi ha stonato un po', perchè il concetto di fondo in realtà lo condivido.
foto di littleburu
Non si tratta di far crescere in fretta i bambini, toglier loro il tempo del gioco, o trasformarli in piccoli adulti orientati al business (quale, tra l'altro?)... si tratta di gettare le basi della loro autonomia, quella sì; della loro capacità di saper prendere delle decisioni e risolvere il loro piccoli problemi. Si tratta di prevenire la dipendenza da mamma e papà per ogni cosa della vita, anche quando saranno grandi.

Forse in questi giorni sono anche influenzata dalla lettura di "NEET. Giovani che non studiano e non lavorano" (Vita&Pensiero, 2015) e ad un certo punto si parla proprio dell'inadeguatezza della scuola nel preparare i giovani al mondo del lavoro, non trasmettendo competenze aggiornate e lasciandoli allo sbaraglio sia nel momento della scelta del percorso di studi, che in quello dell'uscita verso la professione.

Però le basi, in effetti, vanno gettate anche prima, molto prima.

martedì 12 gennaio 2016

Mentee, uno strumento diverso per l'orientamento

Grazie a Twitter ho appena fatto una scoperta mooolto interessante nell’ambito dell’orientamento: Mentee.

Si tratta di una piattaforma a cui gli studenti si possono iscrivere per trovare un “mentor” che li guidi nel delicato passaggio tra fine degli studi ed inizio del lavoro.
dal sito Mentee
Copioincollo direttamente il loro manifesto perché non saprei come descrivere meglio quello che fanno:

Mentee nasce per facilitare la transizione dei giovani studenti al lavoro, proponendo un approccio al mentoring libero e non convenzionale. Alla base di Mentee ci sono due convinzioni.

Qualunque sia il loro campo di specializzazione, il primo bisogno dei giovani diplomati o neolaureati è ricevere ascolto, conoscere esempi positivi, essere incoraggiati e non sentirsi soli nelle scelte decisive per il proprio futuro professionale.

Dall’altro lato, molti professionisti, top managers e imprenditori, hanno una attitudine spiccata al trasferimento delle conoscenze. Parliamo di mentor nati, maestri instancabili, pronti ad affiancare, ascoltare ed indirizzare i giovani a scelte consapevoli.

Mentee vuole avvicinare queste due dimensioni: il bisogno di guida e orientamento dei giovani studenti con un futuro professionale tutto da costruire, e il commitment di una community di professionisti che - con vocazione e passione - si dedica alla formazione e all'orientamento dei leader di domani.


Prova a dare un’occhiata al loro sito e se ti iscrivi…hai voglia di raccontarci come va?