giovedì 14 gennaio 2016

Neet: un modo, forse, per prevenire alla radice...

Alla riunione per la scuola primaria, ieri sera, la dirigente ha detto tante cose: su alcune sono d'accordo, su altre un po' meno (anche se non me le ricordo e quindi forse niente di eccessivo...) ma un concetto mi ha fatto pensare, e ancora non ho capito se in positivo o in negativo.
Ha parlato di comptetitors dei nostri bambini. Bambini coreani, giapponesi, americani che a 6 anni sono più avanti dei nostri, che sanno accudire un fratellino e scaldarsi la minestra (per lo meno i coreani, gli americani non lo so).
Ora io non so se a 6 anni la cosa può essere esagerata, avere un aspetto molto aziendale e troppo orientato al business, la minaccia di rubare l'infanzia a questi poveri cuccioli che già crescono troppo in fretta...
Però, ripensandoci, forse è stato solo il termine "competitor" che mi ha stonato un po', perchè il concetto di fondo in realtà lo condivido.
foto di littleburu
Non si tratta di far crescere in fretta i bambini, toglier loro il tempo del gioco, o trasformarli in piccoli adulti orientati al business (quale, tra l'altro?)... si tratta di gettare le basi della loro autonomia, quella sì; della loro capacità di saper prendere delle decisioni e risolvere il loro piccoli problemi. Si tratta di prevenire la dipendenza da mamma e papà per ogni cosa della vita, anche quando saranno grandi.

Forse in questi giorni sono anche influenzata dalla lettura di "NEET. Giovani che non studiano e non lavorano" (Vita&Pensiero, 2015) e ad un certo punto si parla proprio dell'inadeguatezza della scuola nel preparare i giovani al mondo del lavoro, non trasmettendo competenze aggiornate e lasciandoli allo sbaraglio sia nel momento della scelta del percorso di studi, che in quello dell'uscita verso la professione.

Però le basi, in effetti, vanno gettate anche prima, molto prima.

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