martedì 31 gennaio 2017

[Intervista] La Counselor

Nuova settimana, nuovo appuntamento con le nostre interviste.

Oggi incontriamo Marilisa, professionista nel settore delle Risorse Umane e in particolare nell'ambito della ricollocazione professionale prima, e della consulenza aziendale poi. Ora si occupa di counseling, ed è di questa professione che ci facciamo raccontare i dettagli.


Benvenuta! Vuoi parlarci un po’ di te?
Ciao, sono Marilisa, ho 46 anni e da un anno ho deciso di cambiare vita. Ho lasciato il lavoro di consulente HR che svolgevo a Milano e con mio marito ci siamo trasferiti a vivere in Sardegna per realizzare un sogno che avevamo da tempo... vivere al mare e migliorare la nostra qualità di vita. Da dipendente sono quindi diventata una libera professionista.


Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Con il cambiamento di vita, ho mantenuto rapporti con la mia ex azienda e quando necessario collaboro come libera professionista occupandomi di formazione su temi HR.
Contemporaneamente continuo la mia attività di Counselor: in particolare mi occupo di relazione di aiuto supportando persone in momenti di disagio o difficoltà generalmente in ambito lavorativo. Allego la definizione di counseling di Assocounseling per chiarire meglio il mio lavoro:

"Il counseling professionale è un'attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.
Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento.
E' un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale. "

Il counselor non è quindi uno psicoterapeuta, un consigliere o un consulente: il suo obiettivo è sostenere persone "sane" nella definizione delle loro soluzioni. Si tratta di un percorso ben definito con incontri che al massimo sono 10.
Al momento collaboro con il MIP in qualità di Counselor nel loro Master in Risorse Umane.

Foto di Pezibear da Pixabay

Com'è la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)?
Al momento la mia giornata tipo è principalmente dedicata a realizzare il mio sogno: ho anticipato che ho cambiato vita. Abbiamo quindi comprato una casa con terreno che stiamo ristrutturando per farne una casa vacanze da affittare a chiunque voglia godersi una vacanza in Sardegna.
Accanto a questa gestione, ho i periodi di lavoro a Milano come Counselor: quindi mi organizzo per incontrare le persone.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La sensazione di fare qualcosa di utile. Nel percorso di counseling, le persone spesso prendono consapevolezza di comportamenti a loro non più funzionali e ne adottano dei nuovi che li fanno stare meglio dandosi nuove possibilità di benessere. Il poter condividere questo nuovo benessere è quello che mi piace di più! Avendolo vissuto sulla mia pelle so esattamente cosa si prova!
Fare la counselor mi riempie di gioia e mi dà molta soddisfazione, oltre ad essere un costante lavoro su di me verso la consapevolezza.
Mi piacerebbe quindi incrementare ancora di più questa attività e svilupparla anche in Sardegna.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai saputo/capito?
Fin da piccola sentivo l'esigenza di un lavoro "umano", a contatto con l'altro. Sono passata da voler fare la missionaria (facevo le elementari) all'insegnante. Poi non ho più deciso e mi sono lasciata trascinare dalla vita senza chiedermi veramente cosa volessi fare ma con una sensazione di malessere sempre costante...Poi, la svolta verso i 40 anni: grazie ad una collega (ora carissima amica) vengo a conoscenza del counseling. Decido di fare un percorso e mi si apre un mondo che mi ha permesso di fare prima di tutto un lavoro su di me...mai scelta fu stata più giusta. Ora so che questa è la mia strada insieme alla scelta di cambiamento di vita.



Come ti sei preparata per il tuo lavoro?
Ho frequentato un corso di counseling triennale al Centro Berne (Scuola di Psicoterapia ad indirizzo Analitico Transazionale) seguito poi da un altro anno di supervisione. È fondamentale inoltre un percorso di psicoterapia (tra l'altro richiesto dalla scuola stessa ) e rimanere costantemente aggiornati, frequentando corsi dedicati al counseling, leggendo articoli, facendo supervisione, confrontandosi con altri colleghi...


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Consiglierei di fare prima un percorso e/incontro con un Counselor per capire bene di cosa si tratta e poi se interessato di iscriversi a scuole di formazione serie consultando il sito di Assocounseling. Direi inoltre che questo per me non è un lavoro ma una passione!


Cosa diresti alla “giovane te stessa” di quando avevi 10/15/20 anni?
A me stessa di 10 anni direi di divertirmi, avere amici e iniziare a confrontarmi con persone per me importanti e di riferimento.
A me 15enne direi di iniziare a progettare il futuro, informandomi, chiedendo e cercando di capire cosa offre il mondo.
A me 20enne direi di continuare con la ricerca, il confronto con gli altri per capire cosa fare da grande, consiglierei esperienze di lavoro anche brevi, viaggi all'estero. Insomma di aprire la mente alle possibilità che la vita offre e progettare quella che mi fa stare meglio.  Certo non è facile, ma oggi le opportunità di confronto sono molte, basta solo cercarle


Sei contento di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Sono molto contenta! Il cammino non è stato facile. L'obiettivo non è la meta ma il viaggio e questo, ora che è iniziato, non può che continuare...


Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libera di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi tu.
Cito la frase che ho sul mio biglietto da visita: "Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele"... Buon viaggio a tutti!

Buon viaggio a te! E tienici aggiornati sulla casa vacanza, così possiamo venire a trovarti ;-)


Foto di dan80i da Pixabay

Le foto non altrimenti segnalate sono di Marilisa, che ce ne ha concesso l'utilizzo


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venerdì 27 gennaio 2017

Money

L'aumento di stipendio.

Ecco, su questo punto in particolare non mi ritengo un'esperta e ammetto di non sapere cosa consigliare se qualcuno volesse presentarsi dal proprio capo con la fatidica domanda.

Di sicuro so che chiedere un aumento a 6 mesi dall'inizio del rapporto di lavoro è un filino prematuro...soprattutto se sei ancora in formazione e l'azienda sta già investendo su di te in altri modi.



L'elemento che credo sia indispensabile, per andare sicuri a far valere le proprie richieste, è l'avere solidi elementi da portare riguardo l'impegno che si sta dando sul lavoro, e magari un consistente lasso di tempo senza aver avuto riconoscimenti, ma soprattutto i risultati: se ci sono prove evidenti di prospect trasformati in nuovi clienti, di progetti terminati con successo, di fatturato aumentato, budget risparmiato...abbiamo delle leve concrete su cui far valere la nostra richiesta.

Ti è mai capitato di chiedere un aumento? Vuoi condividere la tua strategia con noi?






giovedì 26 gennaio 2017

Please...

Per favore, per favore...se proprio volete mettere la foto sul CV, che sia decente!

da Wikipedia
Non ne posso più di selfie presi dal basso, delle foto in pigiama svaccati sul divano, delle tristissime tende del salotto, della cucina sullo sfondo con il brick del succo di frutta a fianco, della foto segnaletica fatta al commissariato di polizia di uno sperduto paesino del Nevada quando vi hanno fermato per eccesso di velocità per la fretta di arrivare a Las Vegas (no, ok, questa non l'ho vista...non ancora almeno).

Però sorridete, e mettete uno sfondo neutro. Per favore.

Grazie.

mercoledì 25 gennaio 2017

Il mondo dell'editoria

Non è una "bussola" ufficiale, questa, ma mi sembra che la "giornata tipo" (si fa per dire) che Michele Foschini (di BAO Publishing) racconta nel suo blog "I tipi di Bao" ci possa comunque dare modo di sbirciare un po' nel mondo dell'editoria.

Mi piace molto questa casa editrice, l'apprezzo particolarmente per l'amore, la cura, la passione che tutti mettono nel loro lavoro, e che emerge in maniera evidente da ogni singolo libro che viene pubblicato.

Seguiamolo insieme in questo "mercoledì di ordinaria editoria", ma vi invito a leggere tutto il blog, I tipi di Bao, perchè Michele davvero vuol trasmettere il bello del suo lavoro, e insegnare quanto più possibile su questo mondo a chiunque volesse farne parte.

https://itipidibao.wordpress.com/2017/01/24/un-mercoledi-di-ordinaria-editoria/



martedì 24 gennaio 2017

[Intervista] L'insegnante di scuola dell'infanzia

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo delle professioni. Oggi approdiamo ad un lavoro che potrebbe essere considerato banale, semplice, alla portata di tutti.
Riflettiamo invece, insieme alla nostra ospite, su quanto semplice e banale non lo sia per niente e anzi, a mio avviso, carico di responsabilità quasi quanto il lavoro del genitore.

Ciao! Ci parli un po’ di te e del tuo lavoro?
Mi chiamo Marta, ho ancora 39 anni e vivo in una ridente cittadina della Brianza. Sono un'insegnante di scuola dell'infanzia in una scuola paritaria e parrocchiale del mio paese. Attualmente sono titolare della "Sezione Primavera", ovvero della sezione che accoglie 11 bambini anticipatari dai 24-36 mesi.


Sono piccolissimi! Praticamente un ponte con l'asilo nido...
Ma come si svolge la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)?
Le mie giornate sono decisamente basate sulla routine!!...ma questo è un elemento fondamentale per la crescita dei bambini. Sono necessari dei punti fermi, stabili che siano loro una base sicura, e una cornice dentro la quale poi poter vivere esperienze diverse.
La mia giornata inizia alle 9.00 con l'accoglienza dei bambini. La mattinata è strutturata in attività di gioco (libero o guidato), laboratori di attività di vario genere, uscite sul territori, attività di cura di igiene personale, fino all'ora di pranzo (11.45); il pomeriggio è dedicato alla nanna...per i bimbi...e per me ad attività di riordino o programmazione...fino alle 16.00, orario di uscita e rientro a casa (salvo attività collegiali o aggiornamento una volta a settimana).


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Del mio lavoro amo molto la relazione con i bambini che sono una vera e propria fonte di energia, scoperta, insegnamento che non smettono mai di stupirti. Ogni volta rimango stupita e spiazzata dalla loro straordinaria capacità di fidarsi ed affidarsi nella più totale gratuità. È un lavoro impegnativo, certo anche fisicamente, ma soprattutto da un punto di vista emotivo e relazionale perché devi essere sempre al massimo anche quando non lo sei, disposto ad accogliere le necessità e le richieste di tutti e ciascuno, dando attenzione al singolo e al gruppo contemporaneamente, cercando sempre la risposta più adeguata! Se a tutto questo si aggiungono i capitoli relativi ai rapporti con i genitori e con le colleghe....il carico emotivo relazionale diventa decisamente tosto!
foto di Marta


Mi sembra di capire che ci sarebbe anche qualcosa che cambieresti...
Note dolenti ce ne sono...la relazione con i bambini sono impegnative ma nulla a che vedere rispetto a con quelle con gli adulti! Con alcuni genitori non è sempre facile interagire e a volte anche le relazioni tra colleghe non sono tutte rose e fiori. Però credo per esperienza che avere la fortuna di avere una buona direttrice o coordinatrice che sappia gestire con sapienza le diverse situazioni che si vengono a creare possa sostenere e aiutare parecchio il compito educativo e didattico.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come ti sei preparata? 
Ho sempre avuto una certa passione educativa che mi aveva portato a frequentare la facoltà di Scienze Dell'Educazione con indirizzo "Educatore professionale". Poi a esami terminati, quando ormai stavo ultimando la tesi, mi è stata proposta una sostituzione di maternità presso la scuola dell'infanzia. Mi è sembrata innanzitutto una buona occasione per entrare nel mondo del lavoro e iniziare ad essere un po' indipendente dalla famiglia, ma con il tempo, e soprattutto grazie ad un'appassionata e competente collega che mi ha affiancato e accompagnato in questa nuova esperienza, ho capito che mi piaceva quello che stavo facendo.
Purtroppo però la mia laurea e il mio diploma non erano abilitanti per l'insegnamento così, nonostante mi sarebbe costato qualche sacrificio, non ci ho pensato due volte: mi sono iscritta al corso di laurea abilitante di Scienze della Formazione Primaria, indirizzo "Scuola dell'infanzia". Sono stati due anni (grazie al riconoscimento di molti esami) intensi tra studio, laboratori, tirocinio... e ovviamente lavoro, visto che nel frattempo mi avevano rinnovato il contratto e assunta poi a tempo indeterminato. La laurea inoltre mi ha permesso di iscrivermi alle varie graduatorie (istituto e permanenti) che permettono di insegnare anche nelle scuole statali.
Ovviamente poi il percorso è in continuo divenire: corsi di aggiornamento, convegni, giornate di formazione e, lavorando in una scuola parrocchiale, ho sostenuto anche un corso abilitante per l'insegnamento della religione cattolica, di cui continuo a seguire i relativi aggiornamenti annuali.


Non è stato sicuramente un percorso in discesa, il tuo! Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Direi che è un lavoro che si fa solo per passione, se manca quella è meglio lasciar perdere. Ora poi il percorso formativo è cambiato, il corso di laurea è di durata quinquennale e abilita sia all'insegnamento nella scuola dell'infanzia che nella primaria e questo lo rende sicuramente più ricco ma anche più impegnativo. La forte motivazione, la passione per l'educazione e l'amore per le piccole creature che ci sono affidate sono l'unico sostegno nei momenti difficili, di stanchezza, di scoramento che prima o poi arrivano!!


Cosa diresti alla “giovane te stessa” di quando avevi 10/15/20 anni?
Alla giovane me stessa direi di fare più domande e guardarsi intorno senza subire pressioni di chi vuole decidere per te.
Se avessi avuto la possibilità di fare un serio percorso di orientamento (sia alle medie che alle superiori), avrei perso meno tempo. 
Ma in fondo sono felice perché tutte le esperienze fatte mi hanno arricchito sia come persona che come professionista.


Grazie mille, Marta, per questa chiacchierata e per averci fatto sbirciare un po' nella vita professionale di un'insegnante.
Ti ringrazio anche io perché è stata una bella occasione per riflettere un po'.



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martedì 17 gennaio 2017

[Intervista] La progettista in ambito culturale

Anche la nostra seconda ospite è un gradito ritorno su queste pagine: l'abbiamo incontrata qualche mese fa, dove l'ho citata per il suo racconto diretto di come funziona il network nella ricerca del lavoro.
Dal suo blog al mio, passando per Facebook, l'ho seguita nelle sue attività e mi è venuta la curiosità di approfondire il suo lavoro: già mi sembrava affascinante, ma il suo racconto mi ha proprio aperto un mondo!

Ciao! Parlaci un po’ di te
Mi chiamo Angela D’Arrigo, sono siciliana e vivo a Milano. Ho 38 anni, mi piace girare per musei, mostre, dibattiti, leggere romanzi, cucinare (il mio piatto forte è la caponata), nuotare. Ho lavorato come musicista, ricercatrice, insegnante. Ascolto musica di ogni genere, ma la mia preferita è classica del ‘700 e del ‘900 e rock, soprattutto anni ’70. Vorrei vivere a New York.


Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Non esiste una definizione sintetica, perché il lavoro è complesso e articolato. Possiamo dire che elaboro e gestisco progetti in ambito culturale, ma questo non basta a descriverlo e farlo comprendere appieno. Dal punto di vista formale, sono una consulente libero professionista; i miei committenti o partner (faccio fatica a definirli “clienti”) sono principalmente enti pubblici e soggetti no profit che operano in ambito culturale (fondazioni, musei, associazioni) che vogliono sviluppare nuovi progetti e attività o sono alla ricerca di finanziamenti per svolgere attività già in corso. Cominciano ad aumentare inoltre le aziende interessate ad investire in cultura.

Una parte del mio lavoro consiste nella progettazione: insieme ai committenti partiamo dalla definizione degli obiettivi strategici e dei risultati che le organizzazioni intendono raggiungere, quindi li affianco nella pianificazione di una strategia di progetto (destinatari, azioni, tempi, budget). La progettazione prevede anche la ricerca di una o più fonti di finanziamento per poter realizzare il progetto, solitamente monitorando bandi pubblicati da altre istituzioni (Unione Europea, ministeri, regioni) o fondazioni (bancarie, d’impresa). Mi occupo quindi della presentazione del progetto, che deve rispondere ai requisiti richiesti di volta in volta dai bandi individuati. Sotto questo aspetto, si tratta di un lavoro molto creativo, raramente ho indicazioni strettamente vincolanti, mentre in genere ho la possibilità di inserire nei progetti anche idee personali e contattare realtà diverse da coinvolgere nel partenariato.

Un’altra parte del mio lavoro riguarda il management di progetti: solitamente, oltre alla fase di scrittura e finanziamento, mi viene affidata anche la gestione del progetto. Questa è la parte più entusiasmante del mio lavoro, il momento in cui prendono vita e si realizzano idee messe in campo mesi prima magari fra scetticismo o difficoltà. Sebbene le linee di progetto siano già tracciate, cerco di indirizzare la fase realizzativa anche verso lo sviluppo di nuove idee e collaborazioni, in un processo di crescita continuo. Talvolta mi trovo a gestire progetti ideati o avviati da altri già anni prima, anche in questi casi inserire elementi di innovazione è per me fondamentale, la mera ripetizione di eventi e iniziative in ambito culturale è una strategia perdente. Tutti i progetti culturali richiedono inoltre un impegno importante in comunicazione, con uno sforzo creativo alto, per una strategia di promozione che tenga conto dei nuovi strumenti e linguaggi della comunicazione.

Un’attività importante nel mio lavoro è, infine, la rendicontazione dei progetti: al termine delle iniziative, che ci sia o meno un soggetto finanziatore esterno, va preparata una relazione sullo svolgimento del progetto, per evidenziarne limiti e punti di forza, potenzialità di sviluppo, elementi di difficoltà. Parallelamente è importante stilare anche una rendicontazione economica, per valutare se vi sono stati risparmi o sprechi e come migliorare la gestione finanziaria del progetto. La rendicontazione – spesso sottovalutata – è una fase importante del lavoro sui progetti culturali, è il momento in cui ci si ferma a valutare i risultati raggiunti e rilanciare una strategia operativa.


Com'è la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una...)?
Non ho una giornata tipo: di solito inizio la mattina intorno alle 9, sia che resti a lavorare da casa sia che vada in ufficio presso i miei “datori di lavoro”. In misura differente in base ai progetti e alle scadenze, scrivo, leggo, mi confronto con le persone coinvolte nei progetti, rispondo alle mail, telefono. Solitamente divido le giornate in modo da non accumulare troppi progetti diversi fra loro nella stessa giornata ed essere quindi più concentrata. Normalmente lavoro 9-10 ore al giorno, ma sotto scadenza bando, quando si deve correre per arrivare in tempo con la documentazione, saltano tutti i parametri e arrivo a lavorare anche 13-14 ore. Dedico al lavoro spesso anche qualche ora il sabato.  


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Sono diversi gli aspetti che mi fanno amare questo lavoro: anzitutto mi permette (anzi, mi richiede!) di studiare, di aggiornarmi, di approfondire; è uno studio vario, che va dalla lettura veloce di un articolo sul web, all'approfondimento su saggi e manuali, fino alla partecipazione a corsi, workshop, presentazioni. Attraverso il mio lavoro incontro persone interessanti, appassionate, che hanno fatto del loro amore per l’arte e la cultura una ragione di vita e che continuamente mi ispirano e sollecitano a fare meglio. Del mio lavoro amo inoltre la possibilità di mettere in campo idee e progetti, vederli crescere e generare nuove azioni, partecipare a quel processo di innovazione culturale che in Italia, nonostante disfattismi e difficoltà, sta segnando il passaggio ad un tempo nuovo.


Ti va di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
In questo periodo mi occupo di un circuito teatrale, di una rete di ville storiche, di un cinema, di un museo: sembra insomma che viva in un mondo fatato circondata dal bello e abitato da persone che dedicano all’arte tutto il loro tempo. La realtà, ovviamente, è ben più variegata e meno naïf: come capita normalmente, si incontrano persone che si muovono con doppi fini, per soddisfare una vanità personale, o che ritengono che occuparsi di arte e cultura sia attività da e per pochi. Essendo un settore nel quale sono richieste competenze difficilmente certificabili, inoltre, si incontrano anche tanti “venditori di fumo”, il “vedo gente, faccio cose” senza nulla dietro trova adepti insospettabili. Ecco, apprezzando molto l’etica professionale e l’onestà intellettuale, mi trovo a pensare talvolta che questo ambiente professionale andrebbe maggiormente aperto a nuove energie provenienti da altri settori.

Oltre gli aspetti creativi, inoltre, il mio lavoro richiede anche attività di carattere amministrativo-gestionale. Decisamente non sto bene quando so che mi aspettano ore al pc a classificare fatture per le rendicontazioni! Il monitoraggio degli aspetti finanziari dei progetti è fondamentale, ma anche ripetitivo, quasi noioso; anche se credo che attraverso la rendicontazione si capiscano e imparino molti meccanismi del ciclo di progetto e lo considero quindi una “scuola” importante. In generale la parte burocratica e la gestione amministrativa e fiscale poi non fa per me: faccio fatica a preparare le fatture, riordino i documenti ogni 4-5 mesi e faccio impazzire il commercialista! Ma che soddisfazione quando poi le fatture e le spese sono in ordine, avere il controllo della situazione delle entrate e delle uscite mi fa stare serena.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? Qual è stato il tuo percorso?
Mi è sempre piaciuto studiare e occuparmi di beni culturali, in particolare di archeologia, ma sono arrivata a questo lavoro progressivamente: nel 2009, dopo la laurea in lettere e il dottorato in archeologia, ero ricercatrice in numismatica all’Università di Messina e ho collaborato con il gruppo di lavoro per candidare Messina come sede del XV Congresso Internazionale di Numismatica, il più importante evento del settore che si svolge ogni 6 anni (la nostra candidatura è stata vincente e nel 2015 il Congresso si è tenuto a Taormina). Preparando il dossier di candidatura, mi sono sentita a mio agio nel contattare gli operatori del territorio, nel curare la stesura del testo e nel pianificare le attività principali e correlate. Ho seguito quindi un master in comunicazione e marketing dei beni culturali per aggiornare la mia formazione e ho iniziato a seguire progetti piccoli: nei primi tempi venivo pagata poco, per mantenermi ho fatto l’insegnante, ma credo nel “potere” della gavetta, ho imparato tanto, soprattutto ho imparato ad imparare, ad essere recettiva, a saper fare tante cose diverse, a mettere in gioco competenze e conoscenze acquisite in contesti e momenti diversi.  

Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Il primo consiglio è di studiare, tanto, tantissimo, non fermandosi alle ricerche su Google, ma leggendo saggi, articoli scientifici, seguendo professionisti esperti. Oggi la formazione è alla portata di tutti, la competizione è alta e quindi è necessario un bagaglio culturale ampio e solido, che trasparirà anche quando meno lo immaginerete (colloqui di lavoro, testi scritti, capacità critiche).

Il secondo consiglio è non demoralizzarsi mai, quando non si viene compresi o si è svalutati, fa parte della gavetta e le difficoltà servono a spingere più in alto: bisogna essere critici verso se stessi, ma non nemici delle proprie capacità.

Il terzo consiglio è vecchio ma sempre valido: ascolta tutti i consigli, ma non seguirne nessuno, decidi tu.

E invece cosa diresti al “giovane te stesso” di quando avevi 10/15/20 anni?
Da ragazzina ero molto studiosa, una vera secchiona. Frequentavo la scuola e il conservatorio, ero perennemente sui libri, ma ero anche molto curiosa e ironica. A quella Angela secchiona, divertente, curiosa (tale e quale a quella di oggi), ora che sono felice del mio lavoro, direi di continuare, di non mollare.


Sei contenta di quello che fai o, potendo, torneresti indietro?
Sono molto contenta del mio lavoro, entusiasta! Continuo a ripetere che faccio il lavoro più bello del mondo, quindi non tornerei indietro, alle opportunità che ho avuto, come la certezza del posto fisso come insegnante. Tutte le decisioni che ho preso mi hanno portata qui, e dunque non le cambierei. Ho fatto diversi errori di valutazione, è normale, ma anche quelli fanno parte del percorso di crescita.


Grazie infinite per il tuo racconto, è stato molto esaustivo e spero che possa essere di ispirazione e incoraggiamento per chi ama la cultura e vorrebbe farne la sua professione, ma spesso non viene supportato, anzi a volte scoraggiato e indirizzato a lavori più tradizionali e considerati "sicuri". 
Il mio ringraziamento va al blog per il notevole lavoro di indirizzamento professionale. Spesso si esce dalla scuola o università disorientati, con un quadro poco chiaro del mondo del lavoro, soprattutto in un contesto di rapidi cambiamenti. Avere la possibilità di confrontarsi, di leggere le esperienze altrui è un’azione di orientamento importante, da sostenere e promuovere.

Grazie, facciamo del nostro meglio! :)


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martedì 10 gennaio 2017

[Intervista] Il Fumettista

Ed eccoci qua con la prima della (spero lunga!) serie di interviste che ho anticipato nell'ultimo post... e per iniziare un po' tranquilli, restiamo in famiglia e accogliamo un vero e proprio artista, che hai già potuto vedere all'opera direttamente qui sul blog: è suo infatti il frontespizio che trovi in cima alla pagina, ma se sei curioso di vedere dell'altro, ti rimando direttamente alla sua gallery su DeviantArt.

Partiamo con una professione sicuramente non convenzionale, non di quelle a cui mamma e papà di solito pensano per i propri pargoli ma, come leggerai tra poco, una di quelle che non poteva proprio restare solo un sogno irrealizzato.
Autoritratto

Ciao! Intanto grazie per il tempo che ci dedichi. Vuoi parlarci un po’ di te?
Mi chiamo Gigi Cavenago, classe 1982, ho fatto il liceo scientifico e un paio di anni alla Scuola del Fumetto di Milano, poi un breve corso di grafica pubblicitaria, dopodiché ho iniziato subito a lavorare.

La copertina "nuda" del numero 364
di Dylan Dog
Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Disegno fumetti e faccio l'illustratore. Son due cose diverse: fare fumetti significa raccontare una storia con una sequenza di disegni (le vignette), l'illustratore dice quello che deve dire in una singola immagine. Al momento lavoro quasi esclusivamente per la Sergio Bonelli Editore. Il mio primo incarico con loro è stato nel 2008 quando ho esordito su una miniserie di nome "Cassidy" scritta da Pasquale Ruju, poi son passato alla prima miniserie di fantascienza a colori: "Orfani", di Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari.
Infine sono approdato a Dylan Dog, per il quale ho realizzato una manciata di copertine fuori testata, un numero a colori speciale (Mater Dolorosa) per celebrare i 30 anni del personaggio, e da qualche mese sono il copertinista ufficiale della serie regolare.


Miss Acrilico
Com'è la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)?
Non ce n'è un solo tipo, ce ne sono due: la "giornata si" e la "giornata no". L'unica parte di controllo che posso avere è sulla scelta degli orari. Nei periodi in cui riesco a darmi una disciplina cerco di svegliarmi attorno alle 7.00/7.30. Inizio a lavorare un'oretta dopo e tiro fino a mezzogiorno, pausa fino alle 14.00 e da lì fino alle 19.00 di sera. Poi, se sono nei guai con le scadenze o son "preso bene" da quello che sto facendo ci butto altre due o tre ore di lavoro serale.
A quel punto, se faccio la nottata, tutti gli orari slittano in avanti per un pezzo: il mattino dopo mi alzerò tardi e tirerò ancora più tardi.
A differenza di chi lavora in un ufficio, le giornate passano decisamente in solitaria, niente pausa caffè coi colleghi, per dire, ma la buona notizia è che adesso grazie ai social si può sempre avere un contatto con qualcuno, dio benedica Skype.
Lavorare mentre si parla con un collega è come avere un compagno di banco.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Una pagina da Mater Dolorosa
Dylan Dog n.361
E' difficile da esprimere, ma credo che i lavori "artistici", se fatti con un certo approccio, possono raccogliere il meglio della persona che li fa. Tutte le qualità, le conoscenze, le attitudini finiscono dentro l'opera e ci rimarranno sempre.
Forse è una visione un po' romanticizzata della cosa, e si tratta pur sempre di un lavoro con scadenze e necessità esterne, ma in un lavoro come questo è anche possibile unire la spinta artistica con un'etica professionale senza che le due cose entrino necessariamente in conflitto.


Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Ho sempre sofferto le scadenze, quando lavoro mi piace avere il tempo per  esplorare tutte le possibilità, "prepararmi per la parte" in termine di documentazione, stile, riferimenti. Ma è chiaro che lavorando per una testata mensile le scadenze restano un punto fermo.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai capito?
Ho sempre avuto una certa affinità al disegno e un amore per i racconti fin da piccolo. Credo di aver cominciato a immaginare di fare il disegnatore di fumetti in prima media. Ho capito che ci tenevo davvero quando tutti quelli che interpellavo mi parlavano della crisi del settore, della difficoltà di entrare nell'ambiente... In pratica alle convention del fumetto sembrava che facessero a gara per dissuadermi, e ad ogni incontro mi accorgevo che non me ne fregava niente: volevo fare fumetti.


Altalena
La vocazione, certamente assieme alla passione, è un punto di partenza, ma entrambe non bastano, giusto? Serve anche della formazione specifica: come ti sei preparato per il tuo lavoro?
Come dicevo, non ho fatto studi artistici, mi son diplomato a un liceo scientifico e poi ho cercato di recuperare frequentando la Scuola del Fumetto di Milano e un corso all'Istituto di arti grafiche Rizzoli.
Il guaio di questo mestiere, come ho sentito dire spesso, è che "si può imparare ma non si può insegnare". Ora, se anche non mi posso dire d'accordo al 100% con questa affermazione, è anche vero che c'è un fondo di verità: per un lavoro come questo (e molti altri) bisogna esserci portato, avere una certa forma mentis.
Oltre a corsi e scuole quindi il grosso del lavoro lo deve fare lo stesso aspirante, deve leggere, essere curioso, andare oltre lo svago iniziale e cercare di sezionare la materia. Ogni tanto sento qualche scrittore che si lamenta dei giovani aspiranti tali che non leggono romanzi. Succede anche nel fumetto: gente che crede di potercela fare e che crede di conoscere il fumetto perché ha visto Ironman al cinema.


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Di prepararsi a fare delle scelte radicali: è un mestiere che per esser fatto come si deve, deve diventare quasi totalizzante, un chiodo fisso.

Cosa diresti al “giovane te stesso” di quando avevi 10/15/20 anni?
In tutta onestà gli direi "Continua così, se ti dico a cosa sto lavorando adesso non mi crederesti". Poi gli direi altre cose, ma son faccende private...

Sei contento di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Lavorativamente parlando, ho avuto più di quanto mi aspettassi. Sotto questo punto di vista non ho rimpianti, semmai qualche sogno nel cassetto.

E naturalmente ti auguriamo di poterli realizzare! 


Tutte le immagini presenti nel post sono di proprietà dell'autore, che ce ne ha gentilmente concesso l'utilizzo.

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martedì 3 gennaio 2017

I buoni propositi del nuovo anno


Non faccio mai la lista dei buoni propositi per il nuovo anno, perchè tanto so che li disattendo tutti, e quindi evito delusioni certe...ma quest'anno ho voluto fare un'eccezione, motivata anche da congiunture astrali che spero si rivelino fondate, e ho deciso di concentrarmi un po' di più sul blog.

Questo non vuol dire che i post diventeranno regolari, non esageriamo...però ho pensato di chiedere l'aiuto del pubblico per avere spunti sempre nuovi, punti di partenza per riflessioni stimolanti, contrappunti e scambi di esperienze.

Vorrei arricchire i contenuti del blog presentando le testimonianze dirette di chi lavora, e magari fa qualche lavoro un po' particolare, diverso dal solito, oppure fa un lavoro come un altro ma che non è veramente capito e conosciuto nella sua ricchezza...

E questo perchè mi piacerebbe che i ragazzi che stanno ancora cercando "cosa fare da grandi" possano essere ispirati, incoraggiati, incuriositi anche da professioni a cui non avrebbero pensato mai.
Una forma di "mentorship", di tutoraggio, di orientamento magari un po' sui generis, ma che potrebbe sciogliere qualche dubbio e aprire nuove strade.

L'escamotage non è certo nuovo, ma ecco, "è questa la novità": una serie di interviste alle figure più disparate, dal creativo all'ingegnere, dall'ostetrica al counselor, dal cuoco all'informatico, da chi lavora in ambito culturale all'educatore professionale, dal giornalista all'imprenditrice...

Spero l'idea ti piaccia e anzi: se ti venisse in mente una professione di cui vorresti capire di più, chiedi! O se invece hai voglia di far sapere a noi che lavoro fai, scrivimi!

Beh, la prima intervista è già quasi pronta, quindi, come si suol dire in questi casi, stay tuned!

...e buon anno nuovo!