martedì 24 gennaio 2017

[Intervista] L'insegnante di scuola dell'infanzia

Proseguiamo il nostro viaggio nel mondo delle professioni. Oggi approdiamo ad un lavoro che potrebbe essere considerato banale, semplice, alla portata di tutti.
Riflettiamo invece, insieme alla nostra ospite, su quanto semplice e banale non lo sia per niente e anzi, a mio avviso, carico di responsabilità quasi quanto il lavoro del genitore.

Ciao! Ci parli un po’ di te e del tuo lavoro?
Mi chiamo Marta, ho ancora 39 anni e vivo in una ridente cittadina della Brianza. Sono un'insegnante di scuola dell'infanzia in una scuola paritaria e parrocchiale del mio paese. Attualmente sono titolare della "Sezione Primavera", ovvero della sezione che accoglie 11 bambini anticipatari dai 24-36 mesi.


Sono piccolissimi! Praticamente un ponte con l'asilo nido...
Ma come si svolge la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)?
Le mie giornate sono decisamente basate sulla routine!!...ma questo è un elemento fondamentale per la crescita dei bambini. Sono necessari dei punti fermi, stabili che siano loro una base sicura, e una cornice dentro la quale poi poter vivere esperienze diverse.
La mia giornata inizia alle 9.00 con l'accoglienza dei bambini. La mattinata è strutturata in attività di gioco (libero o guidato), laboratori di attività di vario genere, uscite sul territori, attività di cura di igiene personale, fino all'ora di pranzo (11.45); il pomeriggio è dedicato alla nanna...per i bimbi...e per me ad attività di riordino o programmazione...fino alle 16.00, orario di uscita e rientro a casa (salvo attività collegiali o aggiornamento una volta a settimana).


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Del mio lavoro amo molto la relazione con i bambini che sono una vera e propria fonte di energia, scoperta, insegnamento che non smettono mai di stupirti. Ogni volta rimango stupita e spiazzata dalla loro straordinaria capacità di fidarsi ed affidarsi nella più totale gratuità. È un lavoro impegnativo, certo anche fisicamente, ma soprattutto da un punto di vista emotivo e relazionale perché devi essere sempre al massimo anche quando non lo sei, disposto ad accogliere le necessità e le richieste di tutti e ciascuno, dando attenzione al singolo e al gruppo contemporaneamente, cercando sempre la risposta più adeguata! Se a tutto questo si aggiungono i capitoli relativi ai rapporti con i genitori e con le colleghe....il carico emotivo relazionale diventa decisamente tosto!
foto di Marta


Mi sembra di capire che ci sarebbe anche qualcosa che cambieresti...
Note dolenti ce ne sono...la relazione con i bambini sono impegnative ma nulla a che vedere rispetto a con quelle con gli adulti! Con alcuni genitori non è sempre facile interagire e a volte anche le relazioni tra colleghe non sono tutte rose e fiori. Però credo per esperienza che avere la fortuna di avere una buona direttrice o coordinatrice che sappia gestire con sapienza le diverse situazioni che si vengono a creare possa sostenere e aiutare parecchio il compito educativo e didattico.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come ti sei preparata? 
Ho sempre avuto una certa passione educativa che mi aveva portato a frequentare la facoltà di Scienze Dell'Educazione con indirizzo "Educatore professionale". Poi a esami terminati, quando ormai stavo ultimando la tesi, mi è stata proposta una sostituzione di maternità presso la scuola dell'infanzia. Mi è sembrata innanzitutto una buona occasione per entrare nel mondo del lavoro e iniziare ad essere un po' indipendente dalla famiglia, ma con il tempo, e soprattutto grazie ad un'appassionata e competente collega che mi ha affiancato e accompagnato in questa nuova esperienza, ho capito che mi piaceva quello che stavo facendo.
Purtroppo però la mia laurea e il mio diploma non erano abilitanti per l'insegnamento così, nonostante mi sarebbe costato qualche sacrificio, non ci ho pensato due volte: mi sono iscritta al corso di laurea abilitante di Scienze della Formazione Primaria, indirizzo "Scuola dell'infanzia". Sono stati due anni (grazie al riconoscimento di molti esami) intensi tra studio, laboratori, tirocinio... e ovviamente lavoro, visto che nel frattempo mi avevano rinnovato il contratto e assunta poi a tempo indeterminato. La laurea inoltre mi ha permesso di iscrivermi alle varie graduatorie (istituto e permanenti) che permettono di insegnare anche nelle scuole statali.
Ovviamente poi il percorso è in continuo divenire: corsi di aggiornamento, convegni, giornate di formazione e, lavorando in una scuola parrocchiale, ho sostenuto anche un corso abilitante per l'insegnamento della religione cattolica, di cui continuo a seguire i relativi aggiornamenti annuali.


Non è stato sicuramente un percorso in discesa, il tuo! Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Direi che è un lavoro che si fa solo per passione, se manca quella è meglio lasciar perdere. Ora poi il percorso formativo è cambiato, il corso di laurea è di durata quinquennale e abilita sia all'insegnamento nella scuola dell'infanzia che nella primaria e questo lo rende sicuramente più ricco ma anche più impegnativo. La forte motivazione, la passione per l'educazione e l'amore per le piccole creature che ci sono affidate sono l'unico sostegno nei momenti difficili, di stanchezza, di scoramento che prima o poi arrivano!!


Cosa diresti alla “giovane te stessa” di quando avevi 10/15/20 anni?
Alla giovane me stessa direi di fare più domande e guardarsi intorno senza subire pressioni di chi vuole decidere per te.
Se avessi avuto la possibilità di fare un serio percorso di orientamento (sia alle medie che alle superiori), avrei perso meno tempo. 
Ma in fondo sono felice perché tutte le esperienze fatte mi hanno arricchito sia come persona che come professionista.


Grazie mille, Marta, per questa chiacchierata e per averci fatto sbirciare un po' nella vita professionale di un'insegnante.
Ti ringrazio anche io perché è stata una bella occasione per riflettere un po'.



* Ti è piaciuta l'intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

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