venerdì 10 febbraio 2017

Da grande farò...

Mamma, da grande voglio fare il lavoro della mamma di Matteo.
È cioè?
Ha una ditta. In pratica, ti spiego, ti faccio un esempio così capisci meglio: io costruisco una macchina, poi arriva un signore che "chiede quanto costa?" E gli diciamo "100 borsellini" e lui ci da 100 borsellini e noi siamo ricchi!
Ma, se ti dà 100 borsellini, magari ne hai già spesi 90 per il materiale, per pagare gli operai...
Ma no, la costruisco io.
Ok, allora solo il materiale...te ne restano 10.
Vabbè... allora farò il meccanico, che non ha problemi. 
In che senso?
Eh, quelli che studiano i cicloni, è un lavoro un po' pericoloso... anche il poliziotto non lo voglio fare più, inseguire i ladri...no no.
Poi cos'è che volevo fare? Quello della spazzatura no, e neanche l'astronauta e l'archeologo...
Il meccanico delle macchine, che non ha problemi. Farò il meccanico.

Ieri sera così, sdraiati, lui nel letto di sopra, io in quello sotto in attesa che il piccolo si decidesse ad addormentarsi.

Ovviamente siamo nella fase in cui ogni giorno vuol fare una cosa diversa, da grande. Ma mi ha sempre affascinato il modo in cui i bambini vedono il lavoro degli adulti.
Per esempio, adesso che inizia a capire come funziona la scuola, e aumentano un pochino i compiti, e lui non li vuole fare, si è convinto che vuole fare il lavoro di papà o di mamma, come se noi non avessimo studiato entrambi fino alla laurea. Per lui, però, io incontro delle persone, mando mail e sto al computer, e papà sta al computer, manda mail e risponde alle telefonate dei colleghi, a cui deve spiegare le cose che lui sa fare e loro no. Così anche lui viene chiamato dai suoi colleghi e gli deve spiegare le cose. Semplice, no?

Non so cosa farai da grande, figlio, però il meccanico non è una cattiva idea: le macchine ti sono sempre piaciute e forse questa è già una costante della tua vita, il filo rosso che inconsciamente hai iniziato a seguire.

Ma tanto lo so che ti iscriverai a filosofia.


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