martedì 14 febbraio 2017

[Intervista] L'infermiera in RSA

Con l'intervista di oggi inauguriamo l'esplorazione del settore sanitario. 
Affidiamo a Simona il compito di rompere il ghiaccio e le chiediamo di raccontarci un po' di sè.
Ho 26 anni, una vita piena di impegni soprattutto nel sociale, e sono una delle poche ragazze della mia età soddisfatte della propria vita e della propria famiglia
Sono un'infermiera capo reparto, cioè lavoro in una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale: le vecchie case di riposo, per intenderci) e gestisco un reparto. In pratica sono una specie di caposala dell'ospedale. 


Com'è la tua giornata tipo?
Dunque... l'infermiere in RSA la mattina principalmente si occupa delle medicazioni delle lesioni da pressione o ferite chirurgiche; prepara le terapie, distribuisce le colazioni, attacca le NET (nutrizioni enterali per le persone che mangiano attraverso il sondino o PEG), poi fa un breve giro visita col medico di reparto, prepara le terapie delle 11.30-12 e le somministra, dispensa il pranzo e scrive le consegne per il turno successivo.
Nel pomeriggio prepara le terapie, cambia le NET e somministra le terapie; alle 17.30-18 dispensa la cena, fa l'ultimo giro di terapie alle 19 poi il passaggio delle consegne e si va a casa. L'infermiere in RSA il più delle volte non si occupa dell'igiene degli ospiti.
In più, ovviamente, essendo a capo del reparto io ho un sacco di altre cose da fare che spettano solo a me, come la gestione dei farmaci e del carrello delle urgenze DAE (il defibrillatore), compilare la richiesta per la farmacia ecc... 


Oltre alle varie mansioni di routine, che possono essere anche molto meccaniche, questo lavoro immagino abbia una forte componente umana ed emotiva...come lo gestisci?
Lavorare in una RSA per certi versi è molto bello perchè conosci perfettamente ogni tuo ospite, il rapporto infermiera ospite è 1 a 33: per esempio io so perfettamente quanto formaggio vogliono nella pasta, i profumi che preferiscono, i cibi che piacciono loro di più, come vogliono prendere le pastiglie... è come lavorare in una grande famiglia.
Dall'altra parte conoscere bene le persone alle quali fornisci assistenza a volte può non essere piacevole, perchè ti affezioni troppo e quando qualcuno ti lascia per passare alla "dimissione definitiva", come la chiamiamo noi, è devastante ed è come perdere un tuo caro. Io passo più tempo con loro che con la mia famiglia e quando li vedo andar via è come se ogni volta si portassero via un pezzo di cuore... 

Foto di Alterfines - da Pixabay
Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai capito?
Ho sempre voluto fare l'infermiera, ma in realtà non so bene come l'ho capito, forse vedendo ER Medici in prima linea o Grey's Anatomy... Poi però nel momento in cui ho dovuto scegliere la scuola superiore il desiderio è quasi passato, anche perchè nello stesso anno avevano chiuso la scuola per infermieri che era passata a facoltà di laurea, quindi ho scelto una scuola superiore che comunque mi piaceva e che alla fine dei 5 anni mi avrebbe permesso di affacciarmi direttamente al mondo del lavoro se non avessi voluto proseguire con l'università. Però in quarta superiore il desiderio di fare l'infermiera ha avuto la meglio e ho provato a fare il test d'ingresso: ho passato l'estate della maturità a studiare sugli Alpha Test per prepararlo e l'ho fatto quasi per gioco. Alla fine però sono passata al primo colpo e ho iniziato il mio percorso di studi che è durato 3 anni.


Però non ti sei accontentata di questi 3 anni universitari...
No: dopo 4 anni dalla laurea e una discreta esperienza sul campo ho deciso di fare il Master in Coordinamento e Funzioni di Management, che sto frequentando da quest'anno. 


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
"Ripensaci finchè sei in tempo!"
No, scherzo! Però decidere di fare l'infermiere non è semplice, non è come decidere di fare l'avvocato o l'impiegato, perchè quando pensi di voler fare l'infermiere non è solo volerlo fare ma devi essere infermiere: è una scelta di vita ed una missione.
Devi calcolare che non esistono sabati, domeniche e festività; che devi cercare di non portarti il lavoro a casa, ma inevitabilmente ci ripensi anche tra le mura di casa, soprattutto se è stata una giornata particolarmente difficile a livello emotivo.
Devi fare sacrifici e taaaaaanta gavetta, non pensare che, dato che adesso l'infermiere è laureato, non deve occuparsi della parte alberghiera o dell'igiene del paziente, perchè l'infermiere è anche quello. Non pensare che lavorare inizialmente in una RSA sia da "sfigati", ma è proprio l'inizio per farti le ossa. L'infermiere ogni giorno è a contatto con la vita e soprattutto con la morte: non diventare di pietra, prima di tutto sei un essere umano in grado di provare emozioni; piangi se ti va di piangere, anche davanti ai parenti (imparerai col tempo a cedere da solo), e ridi se devi ridere, soprattutto con i pazienti: gioca con loro, prendili in giro (sempre nel rispetto della persona!), così allevierai le loro sofferenze e renderai il loro ricovero più piacevole. 


E invece cosa diresti ad una più giovane Simona?
Di andare avanti così... e forse di accettare un po' più di consigli. 


Sei contenta di quello che fai o, potendo, torneresti indietro?
Sono contentissima di quello che faccio! Sarei decisamente più felice se lavorassi in ospedale, ma solo per una crescita professionale, perchè umanamente non cambierei il mio attuale posto di lavoro con nessun'altro al mondo. Se potessi tornare indietro rifarei assolutamente tutto il mio percorso di studi!

Ti ringrazio per la chiacchierata e per le riflessioni che hai condiviso con noi, in particolare su tutti gli aspetti "umani" e meno tecnici di un lavoro delicato come quello dell'infermiere. In bocca al lupo per il tuo futuro!


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