mercoledì 19 aprile 2017

3 consigli molto pratici (+ 1) per utilizzare LinkedIn nella ricerca di lavoro

Il caso, la buona sorte o l'ineluttabilità del destino (vedi un po' tu) mi hanno portato a sbirciare dietro le quinte dello strumento che LinkedIn mette a disposizione dei recruiter per trasformare questa piattaforma social in vero e proprio punto di incontro tra le aziende e i professionisti.

Se stai già utilizzando questo canale per cercare lavoro o stai semplicemente meditando se farlo o meno, ti lascio qualche consiglio molto pratico per rendere il tuo profilo più facilmente intercettabile dai recruiter dotati di un account "professional".

Attenzione! non ho detto più appetibile: il contenuto del tuo profilo, quello che sei professionalmente parlando, quello che sai fare possono interessare o meno a seconda di quello che il selezionatore cerca.

Vero è che c'è invece qualche semplicissima accortezza per spiccare un pochino di più tra la massa dei profili simili al tuo.

Quali? Eccole qui:

"Open to new opportunity"
Da qualche mese LinkedIn dà la possibilità di segnalare la propria disponibilità a valutare nuove opportunità. Ecco come fare:
  • vai alla voce "Lavoro" sulla barra nera in alto
  • clicca sulla scritta azzurra "Aggiorna gli interessi di carriera"
  • accendi l'interruttore "Fai sapere ai recruiter che sei disponibile" 
et voilà: sulla schermata del recruiter apparirà una bellissima icona di un radar, che segnalerà il tuo essere "aperto a nuove opportunità".
Mentre tu puoi segnalare ulteriori preferenze sulla zona geografica, la tipologia di azienda, il ruolo...tutte informazioni che possono far pendere o meno la scelta del selezionatore sul tuo profilo: gli interessi reciproci devono comunque incrociarsi!

Segui le aziende che ti interessano
Nel motore di ricerca a disposizione del recruiter ci sono moltissime variabili da poter inserire per filtrare i risultati. Una di queste è il livello di interazione che il potenziale candidato mantiene con l'azienda: se ha contatti tra i dipendenti, se segue la pagina aziendale, se ha già risposto ad annunci...
Va da sè che, se ti interessa una specifica azienda, un piccolo aiutino può venire anche dall'essere follower della sua pagina aziendale.

Amplia la rete
I profili che hanno almeno 500 collegamenti sono più interessanti secondo gli algoritmi magici di LinkedIn, quindi il consiglio è di lavorare per far crescere il proprio network, ovviamente in maniera intelligente...
In breve:

  • chiedere la connessione a chi si conosce, meglio se dal punto di vista lavorativo ma va bene anche il vicino di casa (così scopri che lavora proprio nell'azienda che interessa a te!) 
  • invitare chi non è ancora sulla piattaforma 
  • selezionare i profili HR di aziende o settori affini 
  • e comunque sempre corredare l'invito con un breve messaggio.




Perfeziona il tuo profilo
Questi piccoli trucchetti sono niente se sotto il fumo non abbiamo l'arrosto, giusto?
Allora riprendi in mano il tuo profilo:

  • verifica di avere una foto decente (prima o poi ti racconto anche dei mirabilia scovati proprio tra le immagini personali su quella che in teoria è una piattaforma professionale...)
  • scrivi una breve ma efficace presentazione
  • verifica la coerenza tra le date e le aziende del tuo percorso lavorativo sul social e sul tuo CV
  • allega direttamente il tuo CV se preferisci che il profilo resti sintetico
  • verifica che le competenze che ti hanno confermato i tuoi contatti siano veritiere, e non farti scrupoli nell'eliminare quelle finte o poco rilevanti
  • usa le parole chiave della tua professione: leggi questo articolo su WorkHer che spiega bene come fare.

Ti sei segnato tutto? Allora buon lavoro 😉


martedì 18 aprile 2017

[Intervista] Tecnico sanitario di laboratorio

L'intervista di oggi cade in un giorno un po' particolare per la nostra ospite: ha infatti risposto alle nostre domande in un momento di transizione tra due lavori, come leggerete sotto, e proprio oggi inizia la sua nuova avventura.

Cogliamo quindi l'occasione per farle un grosso in bocca al lupo, mentre ci lasciamo guidare nel suo laboratorio...


Ciao! Parlaci un po’ di te
Ciao! Mi chiamo Claudia, sono all’alba dei fatidici 30 e sono cresciuta in provincia. Da poco più di un anno mi sono trasferita qualche chilometro più in là, sempre vicino a famiglia e amici. 


Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Sono tecnico sanitario di laboratorio biomedico da ormai 7 anni. 
Il mio lavoro è particolare, non sono il classico tecnico che “fa le analisi del sangue”, ma affianco il ricercatore nei suoi studi sperimentali.  
Fino a settimana scorsa il settore nel quale lavoravo era l’oncologia, quindi lo studio dei tumori, mentre tra qualche giorno inizierò una nuova avventura professionale nel campo delle neuroscienze.

Come laureata in tecniche di laboratorio biomedico posso svolgere attività di laboratorio di analisi o di ricerca in ambito biomedico e biotecnologico. Nel mio caso in particolare, lavorando in un laboratorio di ricerca oncologica, affianco il biologo che studia come il sistema immunitario interagisce con la crescita del tumore stesso.

Tutti i giorni sono a contatto con provette e vetrini, ma anche robot altamente tecnologici. Devo sempre essere aggiornata su nuovi protocolli e nuove strumentazioni, tutti necessari per svolgere in modo sempre più preciso e accurato gli esperimenti.


Foto di Sansiona da pixabay
È un po' difficile descrivere il mio lavoro in poche parole...posso dire che sono il braccio destro del ricercatore, una figura non solo tecnica..ma anche pensante 😄


Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)
Nella ricerca, come si può immaginare, non c’è una vera e propria giornata tipo, è un ambiente molto dinamico e mai routinario. Generalmente inizio a lavorare intorno alle 8.30-9.00, ma non è detto che finisca alle 17 in punto, dipende un po’ da come vanno gli esperimenti del giorno. 
Più o meno settimanalmente insieme al ricercatore si pianificano i lavori da fare, di modo da organizzarsi al meglio ed ottimizzare i tempi.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La cosa che preferisco di questo lavoro è appunto che non ci si annoia mai, non ho un giorno uguale all’altro. Inoltre, trovo speciale poter dare il mio contributo, anche se molto piccolo, alla ricerca.

Ovviamente questo ha dei pro e dei contro, è un ambiente che dà decisamente poca stabilità, se non nulla. Sono consapevole del fatto che al giorno d’oggi è molto difficile trovare un posto dove la precarietà non sia presente, ma diciamo che purtroppo in Italia la ricerca in generale non è così considerata come ci si aspetterebbe.


Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande?”
Il mio sogno nel cassetto da bambina era quello di fare il veterinario, poi durante l’adolescenza ho cambiato idea e mi sono orientata più sulla medicina. Forse influenzata da E.R. medici in prima linea! Si… ancora Grey’s anatomy non esisteva!


foto di mwooten da pixabay
Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai saputo/capito?
La professione del tecnico di laboratorio in realtà ignoravo esistesse fino a che non sono andata all’Open day dell’Università degli studi di Milano. 
Colgo l’occasione per consigliare a tutti coloro che vogliono continuare a studiare dopo le superiori, di andare assolutamente a queste giornate di orientamento….possono essere estremamente utili!


Come ti sei preparata per il tuo lavoro?
Il corso di laurea precisamente si chiama “Tecniche di laboratorio biomedico” e appartiene alla facoltà di Medicina e chirurgia. È una laurea triennale, che insieme al tirocinio ti prepara per lavorare in qualsiasi tipo di laboratorio, dall’anatomia patologica, alla ricerca.


Quanto impegno hai messo nel progettare il tuo percorso professionale e quanto invece pensi abbia inciso la fortuna, il caso?
Come per ogni cosa, credo che il caso o la fortuna incidano molto, ma sono convinta anche che la determinazione sia un fattore fondamentale. È importante soprattutto avere passione e amare quello che si fa.


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
Trovo che il mio lavoro sia interessante e stimolante, a chi è in dubbio sulla scelta dell’università, ma vorrebbe stare nell’ambiente ospedaliero,  consiglio intanto di informarsi su questi corsi di laurea per le professioni sanitarie… come me potreste scoprire mestieri che non conoscevate ma vi incuriosiscono molto! 


Sei contenta di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Sono contenta di quello che faccio, e in questo periodo più che mai sono curiosa ed emozionata per il nuovo lavoro che andrò a fare. 
Se potessi tornare indietro, probabilmente farei tutto nello stesso modo, non mi vedo in un altro posto se non in laboratorio!


Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libera di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
Grazie a te per questa occasione, guardarsi indietro è sempre costruttivo per il futuro.
Mi sento di dare due consigli a chi è nella fase “cosa farò da grande?”.
Intanto di seguire le proprie passioni e ambizioni, anche se sembra difficile, nulla è impossibile. Pure passare l’esame di fisica! 😄
In secondo luogo di essere sempre curiosi, anche quando si diventa effettivamente “grandi”. 



* Ti è piaciuta l'intervista? Vuoi leggerne altre? Le trovi tutte alla pagina La Bussola!

martedì 4 aprile 2017

[Intervista] Il traduttore


Il nostro ospite di oggi è Alberto, che è riuscito a coniugare la sua passione per la lettura, i giochi di ruolo e il mondo fantasy con le competenze linguistiche, per arrivare a occuparsi, un po' da dipendente e un po' da freelance, di traduzioni.


Ciao! Parlaci un po’ di te
Ciao e grazie dell’ospitalità su questo spazio. Sono un uomo di trentasei anni, ma facciamo trentasette; vivo da solo con due gatte in quel di Frascati, un’adorabile cittadina dei Castelli Romani. Faccio una vita piuttosto sedentaria, lavorando da casa, ma mi ritaglio un po’ di tempo per suonare e per praticare sport (faccio scherma medievale), altrimenti diventerei un’ameba. Mi piace cucinare; ho in forno un tortino ricotta, spinaci e patate e mi faccio il pane in casa. Anche la pizza, a volte.


Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Faccio il traduttore, mansione che può essere riassunta in modo molto semplice: mi arrivano testi in lingua straniera, li riscrivo in italiano e li rimando al mittente.
Al momento mi divido fra un posto d’ufficio e vari lavoretti da freelancer. Sono assunto a tempo determinato da una ditta inglese che produce miniature fantasy e relativi giochi, quindi durante la settimana mi dedico a quello: traduco manuali, libri che contengono regole e storia di tutti i vari mondi ed eserciti che si scontrano nello spazio o su pianeti lontani e fantastici. Oltre a questo curo anche le descrizioni dei prodotti che vengono venduti sul sito e una rivista mensile che tratta delle varie pubblicazioni. Non mi limito a tradurre; questo lavoro viene svolto in team, quindi ciascuno rilegge le traduzioni degli altri compagni in cerca di errori e incongruenze, si fanno i controlli delle regole in videoconferenza per essere certi che non ci siano discrepanze fra il testo inglese e quello italiano, si riguardano i PDF dei libri, si corregge, ci si confronta… insomma un sacco di cose accessorie alla traduzione.
Durante il fine settimana e la sera mi dedico, quando ce n’è, ai lavori da freelancer; avendo un contratto a tempo determinato cerco di tenermi buoni vari committenti occasionali che potrebbero tornare utili in futuro. Anche qui il mio settore primario è quello ludico: traduco giochi da tavolo, di carte, di ruolo e anche alcuni videogiochi per una casa tedesca. Non mancano, a volte, racconti di fantascienza.

Foto di jarmoluk - da Pixabay


Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)
Da quando sono stato assunto le mie giornate sono molto regolari: sveglia alle otto (sono fortunato), inizio a lavorare alle otto e mezza, nove meno un quarto; all’una e qualcosa mi preparo il pranzo e porto le gatte a fare un giretto al portone sotto casa. Verso le sei, a fine giornata, mi dedico alle faccende di casa come spesa o bollette, poi mi preparo la cena. La sera di solito sono impegnato in sala prove o a scherma, perché dopo una giornata intera trascorsa in casa davanti al computer non c’è nulla di meglio che suonare o duellare a colpi di spada.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Passo la giornata immerso fra battaglie, eroi, sfide fra elfi e nani o fra guerrieri del futuro con armature potenziate e cannoni laser. Direi che non mi posso lamentare.
Non rispondo “lavorare da casa” perché è un’arma a doppio taglio: è vero che non devo farmi la barba, uscire, prendere la macchina, gettarmi nel traffico e cose del genere, ma è anche vero che praticamente non stacco mai la testa, perché lavoro nello stesso ambiente in cui abito. Mi manca la dimensione umana, inoltre, le chiacchiere coi colleghi alla macchinetta del caffè, i saluti mattutini, il pranzo in compagnia.


Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Come dicevo poc’anzi, mi piacerebbe stare in un ufficio; qualche anno fa lavoravo sempre per la stessa azienda, ma all’epoca io e i colleghi stavamo in un ufficio che fra l’altro non distava molto da casa mia.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai saputo/capito?
Non l’ho sempre saputo, ma spesso ho accarezzato l’idea. Le mie prime esperienze come traduttore sono state nell'ambito della narrativa fantascientifica, quindi una volta iniziato ho proseguito su quella strada: ho capito subito che se ce l’avessi fatta sarei stato a cavallo. Diciamo che faccio fatica a credere alla mia fortuna, perché anche di quello si è trattato.


Un pizzico di fortuna certamente serve, ma ogni tanto la sorte va anche un po' aiutata... tu come ti sei preparato per il tuo lavoro?
Ho sempre avuto la passione per le lingue straniere, quindi dopo il liceo ho scelto la facoltà di Lingue e letterature straniere senza troppe remore. Non ho mai frequentato corsi specifici di traduzione, a parte quand'era materia d’insegnamento all'università, ma ho trascorso un anno in Germania che mi ha molto aiutato con l’apprendimento del tedesco. Parlare nel quotidiano una lingua straniera ti forma la mente, ti aiuta a ragionare per concetti più che per singole parole o frasi, e questo è fondamentale per la traduzione.
Inoltre sono sempre stato un lettore vorace. Ciò è cruciale se si vuole tradurre anche materiale letterario, come i racconti che compaiono nei nostri manuali o romanzi. Puoi tradurre un testo esattamente, ma se non sai metterlo nella giusta forma, se non hai dimestichezza con la lingua della letteratura, il tuo lavoro sarà perfetto solo a metà.


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
È dura, ci vuole perseveranza, bisogna sopportare tanti rifiuti e mettersi costantemente in gioco, saper accettare i riscontri dei committenti e modificare le proprie abitudini. Parlo da freelancer, perché trovare un impiego fisso è cosa rara. Fatevi delle esperienze all’estero, uscite, parlate con le persone, proponetevi, non abbiate paura: qui si va spesso per contatti.
Ah, importante: puntate molto sui committenti stranieri. Per le mie personali esperienze, inglesi e tedeschi pretendono di più ma pagano molto meglio delle aziende italiane.


Cosa diresti al “giovane te stesso” di quando avevi 10/15/20 anni?
Se dovessi pensare alla sicurezza di trovare un posto di lavoro, direi: studia meglio la matematica e fai Ingegneria. Se dovessi pensare a ciò che mi piace, direi: inizia da subito dopo l’università, anzi magari anche durante, a proporti per qualche traduzione in ambito ludico. Spesso le collaborazioni durature nascono da qualche lavoretto occasionale, e costruirsi una rete di conoscenze in un ambito ristretto come quello dei giochi è molto utile.


Foto di MonikaP - da Pixabay

Sei contento di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Ringrazio ogni mattina di essere riuscito a coniugare lavoro, passione per la traduzione e amore per il fantasy. Non mi considero realizzato perché la situazione è comunque sempre precaria, e so bene di non essere “arrivato” perché credo che nella vita non si arrivi mai. Però ragazzi, che culo ho avuto.


Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libero di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
Grazie a te, Chiara. Vorrei concludere con una citazione, perché fa sempre fico concludere con una citazione. Un mio professore di Letteratura tedesca un giorno ci disse, specificando che non si trattava di parole sue: “Ragazzi, ricordatevi che la traduzione è come una moglie: se è bella non è fedele”. Ovviamente si tratta di una battuta, ma la tengo sempre a mente quando traduco.



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