martedì 4 aprile 2017

[Intervista] Il traduttore


Il nostro ospite di oggi è Alberto, che è riuscito a coniugare la sua passione per la lettura, i giochi di ruolo e il mondo fantasy con le competenze linguistiche, per arrivare a occuparsi, un po' da dipendente e un po' da freelance, di traduzioni.


Ciao! Parlaci un po’ di te
Ciao e grazie dell’ospitalità su questo spazio. Sono un uomo di trentasei anni, ma facciamo trentasette; vivo da solo con due gatte in quel di Frascati, un’adorabile cittadina dei Castelli Romani. Faccio una vita piuttosto sedentaria, lavorando da casa, ma mi ritaglio un po’ di tempo per suonare e per praticare sport (faccio scherma medievale), altrimenti diventerei un’ameba. Mi piace cucinare; ho in forno un tortino ricotta, spinaci e patate e mi faccio il pane in casa. Anche la pizza, a volte.


Ci racconti bene bene che lavoro fai?
Faccio il traduttore, mansione che può essere riassunta in modo molto semplice: mi arrivano testi in lingua straniera, li riscrivo in italiano e li rimando al mittente.
Al momento mi divido fra un posto d’ufficio e vari lavoretti da freelancer. Sono assunto a tempo determinato da una ditta inglese che produce miniature fantasy e relativi giochi, quindi durante la settimana mi dedico a quello: traduco manuali, libri che contengono regole e storia di tutti i vari mondi ed eserciti che si scontrano nello spazio o su pianeti lontani e fantastici. Oltre a questo curo anche le descrizioni dei prodotti che vengono venduti sul sito e una rivista mensile che tratta delle varie pubblicazioni. Non mi limito a tradurre; questo lavoro viene svolto in team, quindi ciascuno rilegge le traduzioni degli altri compagni in cerca di errori e incongruenze, si fanno i controlli delle regole in videoconferenza per essere certi che non ci siano discrepanze fra il testo inglese e quello italiano, si riguardano i PDF dei libri, si corregge, ci si confronta… insomma un sacco di cose accessorie alla traduzione.
Durante il fine settimana e la sera mi dedico, quando ce n’è, ai lavori da freelancer; avendo un contratto a tempo determinato cerco di tenermi buoni vari committenti occasionali che potrebbero tornare utili in futuro. Anche qui il mio settore primario è quello ludico: traduco giochi da tavolo, di carte, di ruolo e anche alcuni videogiochi per una casa tedesca. Non mancano, a volte, racconti di fantascienza.

Foto di jarmoluk - da Pixabay


Descrivi la tua giornata tipo (sempre che ce ne sia una!)
Da quando sono stato assunto le mie giornate sono molto regolari: sveglia alle otto (sono fortunato), inizio a lavorare alle otto e mezza, nove meno un quarto; all’una e qualcosa mi preparo il pranzo e porto le gatte a fare un giretto al portone sotto casa. Verso le sei, a fine giornata, mi dedico alle faccende di casa come spesa o bollette, poi mi preparo la cena. La sera di solito sono impegnato in sala prove o a scherma, perché dopo una giornata intera trascorsa in casa davanti al computer non c’è nulla di meglio che suonare o duellare a colpi di spada.


Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Passo la giornata immerso fra battaglie, eroi, sfide fra elfi e nani o fra guerrieri del futuro con armature potenziate e cannoni laser. Direi che non mi posso lamentare.
Non rispondo “lavorare da casa” perché è un’arma a doppio taglio: è vero che non devo farmi la barba, uscire, prendere la macchina, gettarmi nel traffico e cose del genere, ma è anche vero che praticamente non stacco mai la testa, perché lavoro nello stesso ambiente in cui abito. Mi manca la dimensione umana, inoltre, le chiacchiere coi colleghi alla macchinetta del caffè, i saluti mattutini, il pranzo in compagnia.


Hai voglia di confessarci anche quello che ti piace di meno? O quello che cambieresti?
Come dicevo poc’anzi, mi piacerebbe stare in un ufficio; qualche anno fa lavoravo sempre per la stessa azienda, ma all’epoca io e i colleghi stavamo in un ufficio che fra l’altro non distava molto da casa mia.


Hai sempre saputo di voler fare questo lavoro, o l’hai capito più tardi? E come l’hai saputo/capito?
Non l’ho sempre saputo, ma spesso ho accarezzato l’idea. Le mie prime esperienze come traduttore sono state nell'ambito della narrativa fantascientifica, quindi una volta iniziato ho proseguito su quella strada: ho capito subito che se ce l’avessi fatta sarei stato a cavallo. Diciamo che faccio fatica a credere alla mia fortuna, perché anche di quello si è trattato.


Un pizzico di fortuna certamente serve, ma ogni tanto la sorte va anche un po' aiutata... tu come ti sei preparato per il tuo lavoro?
Ho sempre avuto la passione per le lingue straniere, quindi dopo il liceo ho scelto la facoltà di Lingue e letterature straniere senza troppe remore. Non ho mai frequentato corsi specifici di traduzione, a parte quand'era materia d’insegnamento all'università, ma ho trascorso un anno in Germania che mi ha molto aiutato con l’apprendimento del tedesco. Parlare nel quotidiano una lingua straniera ti forma la mente, ti aiuta a ragionare per concetti più che per singole parole o frasi, e questo è fondamentale per la traduzione.
Inoltre sono sempre stato un lettore vorace. Ciò è cruciale se si vuole tradurre anche materiale letterario, come i racconti che compaiono nei nostri manuali o romanzi. Puoi tradurre un testo esattamente, ma se non sai metterlo nella giusta forma, se non hai dimestichezza con la lingua della letteratura, il tuo lavoro sarà perfetto solo a metà.


Cosa diresti a chi sta pensando di fare da grande il tuo lavoro?
È dura, ci vuole perseveranza, bisogna sopportare tanti rifiuti e mettersi costantemente in gioco, saper accettare i riscontri dei committenti e modificare le proprie abitudini. Parlo da freelancer, perché trovare un impiego fisso è cosa rara. Fatevi delle esperienze all’estero, uscite, parlate con le persone, proponetevi, non abbiate paura: qui si va spesso per contatti.
Ah, importante: puntate molto sui committenti stranieri. Per le mie personali esperienze, inglesi e tedeschi pretendono di più ma pagano molto meglio delle aziende italiane.


Cosa diresti al “giovane te stesso” di quando avevi 10/15/20 anni?
Se dovessi pensare alla sicurezza di trovare un posto di lavoro, direi: studia meglio la matematica e fai Ingegneria. Se dovessi pensare a ciò che mi piace, direi: inizia da subito dopo l’università, anzi magari anche durante, a proporti per qualche traduzione in ambito ludico. Spesso le collaborazioni durature nascono da qualche lavoretto occasionale, e costruirsi una rete di conoscenze in un ambito ristretto come quello dei giochi è molto utile.


Foto di MonikaP - da Pixabay

Sei contento di quello che fai o, potendo, torneresti indietro? Perché?
Ringrazio ogni mattina di essere riuscito a coniugare lavoro, passione per la traduzione e amore per il fantasy. Non mi considero realizzato perché la situazione è comunque sempre precaria, e so bene di non essere “arrivato” perché credo che nella vita non si arrivi mai. Però ragazzi, che culo ho avuto.


Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Se ti va, sei libero di aggiungere un pensiero, un aneddoto, un consiglio, una citazione, un’immagine o quello che vuoi.
Grazie a te, Chiara. Vorrei concludere con una citazione, perché fa sempre fico concludere con una citazione. Un mio professore di Letteratura tedesca un giorno ci disse, specificando che non si trattava di parole sue: “Ragazzi, ricordatevi che la traduzione è come una moglie: se è bella non è fedele”. Ovviamente si tratta di una battuta, ma la tengo sempre a mente quando traduco.



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